
Mappa di Dominaria
i.
Sadage, chierico della Cabala, si fece strada verso le porte
della sala di culto dalle alte volte della Fortezza. Il fumo delle torce e dei
bruciatori di incenso formava una nube che aleggiava al di sopra dei cultisti
distesi sul pavimento in pietra. Imploravano di entrare nella sala, imploravano
il favore della Progenie dell'Oscurità al suo interno.
Un gruppo di discepoli dalle vesti scure si avvicinava dalla
direzione opposta, scansando i supplicanti lamentosi per incontrare Sadage. Lui
riconobbe Aculeo a capo del gruppetto, un'agente della Cabala con il compito di
infiltrarsi a Nuova Argivia. Quando lo raggiunsero, si inginocchiarono.
"Sei di ritorno", disse Sadage. "E per una ragione valida,
spero."
Come risposta, Aculeo mostrò uno spadone nero e lo porse
verso l'alto, come offerta. "Vi porto un dono per la Progenie
dell'Oscurità."
"Un dono?" Sadage fece per afferrarlo, ma si
fermò... un respiro di vento tra le sue dita ricoperte dai guanti ed il
metallo. Un miasma oscuro avviluppava la lama. "Che cos'è?"
Aculeo lo guardò in volto con gli occhi spalancati, le scure
pupille dilatate per la riverenza. "Una lama leggendaria, una suggi-anima.
Chi forgiò questa spada uccise un drago antico e ne assorbì la forza-"
Sadage disse: "Fermati." Così vicino alla sala di
culto e al suo glorioso occupante non poteva permettersi di far venir meno la
disciplina. "Chi la utilizzò per uccidere un drago
antico?"
Aculeo esitò. Il discepolo al suo fianco disse "Si dice
che sia stato il Planeswalker Dakkon Bl-"
Sadage fece un brusco gesto. "È stato Belzenlok! Belzenlok la
forgiò. Belzenlok uccise il drago antico. Belzenlok."
In un coro mormorante, il gruppo di discepoli ripetè
diligentemente: "È stato Belzenlok, Signore della Desolazione, Belzenlok,
Uccisore di Draghi Antichi."
Aculeo aggiunse "Questa è la sua spada. Belzenlok, Re di Urborg, Signore dei Demoni. La restituisco a lui."

"Molto bene." Sadage sfilò la spada dalla mano di
Aculeo. Il solo contatto gli bruciò la pelle, nonostante fosse protetta dai
guanti. "Ti sei meritata una ricompensa."
Aculeo sorrise, alzandosi in piedi tremante. Si abbassò il
cappuccio, mostrando la propria gola. Sadage alzò una mano e lanciò
l'incantesimo. Lentamente, la pelle di Aculeo iniziò a sollevarsi dal proprio
petto, mentre una magica luce violacea perforava lentamente il suo cuore.
Mentre Aculeo si dimenava esultando della propria morte, gli altri discepoli osservavano con stupita gelosia. Sadage aprì le porte della sala di culto, pronto a presentare la lama nera al suo maestro prescelto, pronto ad ottenere la propria ricompensa finale dal Signore dei Demoni.
ii.
Jhoira si sporse in avanti sul timone della sua nave ad
immersione e sospirò, "Eccoci." Tirò una leva per fermare i movimenti
del mezzo. Era stata una scelta artistica quella di costruire la nave
sottomarina come se fosse un grande pesce ricoperto di metallo, con pinne che
fungevano da locomotori e sterzi, e due oblò sporgenti a prua per
rappresentarne gli occhi, ma effettivamente si muoveva nelle difficoltose
correnti marine come se nulla fosse.
All'esterno, pesci argentati scappavano nelle acque torbide,
confusi dagli stretti fasci di luce e dallo strano pesce di metallo che si
addentrava nella foresta di alghe. Hadi, l'assistente artefice di Jhoira, si
aggrappò ad una guida di supporto mentre la nave veniva scossa dalla corrente.
Si chinò per guardare attraverso il secondo oblò. "Dove?" Era un uomo
più anziano, ed era arrivato all'Accademia di Tolaria da Jamuraa. Il fatto che
avesse accettato di aiutarla in questa folle ricerca faceva capire molto bene
quanto fosse forte il suo senso dell'avventura.
Jhoira mosse il timone con più precisione ed indicò, con il suo dito che quasi toccava il vetro curvo. "Là, vedi?" A lei sembrava così ovvio: quella lunga cresta mezza sepolta tra detriti ed alghe era troppo lineare per essere una formazione naturale, almeno in questa baia. E poi lei conosceva così bene quella forma da sembrare quasi che una vecchia amica l'avesse salutata dopo molto tempo.

"Hai una buona vista" disse Hadi, ed estrasse il
tubo altoparlante per lei. "Pensavo ne fosse rimasta di più di così."
"Non dopo così tanto tempo" Jhoira prese il tubo
altoparlante e chiamò: "Ziva, sto direzionando le luci verso la sua
posizione. Riesci a vederla?"
Il tubo inviò la sua voce nell'acqua, trasformandola in
vibrazioni comprensibili ai tritoni di Vodalia. Fuori, Ziva nuotò verso l'oblò,
con il limo dell'acqua che accentuava i colori viola e blu scuri delle sue
protezioni naturali sulle braccia e sui fianchi. Ziva rimase in attesa
abbastanza a lungo da segnalare il suo assenso verso chi si trovava dall'altro
lato dell'oblò, poi scomparve nel torbido con un colpo della sua possente coda.
Jhoira attendeva il verdetto, cercando di non saltellare
dalla tensione come invece stava facendo Hadi. Poi Ziva riapparve e nuotò più
vicino al pesce di metallo, fino a toccare lo scafo. La sua coda era arricciata
vicino all'oblò, e Jhoira la sentì farfugliare nel lato esterno del tubo
altoparlante. Poi la voce di Ziva venne trasportata all'interno del
compartimento. "Giace su una piattaforma, intrappolata dall'alga-sale e
dalla sabbia, ma nessuna roccia" comunicò. "Non dovremmo avere problemi
a riportarla in superficie... se il prezzo rimane invariato."
Sì, proprio come speravo! Pensò Jhoira. Era
difficile contenere la gioia, ma avevano molto duro lavoro da fare. "Il
prezzo è raddoppiato se riuscite a portarla a galla in due giorni", disse
a Ziva. Alla tritona servivano soldi, e Jhoira non aveva problemi a pagare per
qualcosa che sarebbe stato il culmine di anni di lavoro e attenta
pianificazione.
La risata di Ziva sembrava un gorgoglio nell'acqua.
"Sarà tua in un giorno!"
Jhoira si lasciò cadere contro lo schienale di pelle usurata
della postazione da pilota. L'inebriante combinazione di sollievo e rinnovato
proposito le fece venire voglia di ballare. Più tardi, promise a sé
stessa. Quando si sarebbe trovata in piedi e di fianco ad essa sulla spiaggia,
solo allora avrebbe ballato. "Sapevo che potevamo farcela."
"Tu lo sapevi", le disse Hadi, con fare euforico.
"Credo che nessun altro avrebbe creduto che fosse possibile!"
"Bè, ora ci dovranno credere per forza", disse Jhoira. Gli altri tritoni si fiondarono per raggiungere Ziva, nuotando in formazione attorno a lei in attesa di ordini. "Siete tutti pronti?" disse Jhoira nel tubo altoparlante. "È ora di riesumare la Cavalcavento."
iii.
Dominaria si fuse attorno a Gideon e la prima cosa che lo
colpì fu il fetore delle piante marce e della terra umida. Era in piedi su
delle alte fondamenta in pietra, tra un villaggio in rovina ed una maleodorante
palude piena di erbacce: un panorama desolato al di sotto di un cielo nuvoloso.
Strutture di pietra grigia, un tempo alte e maestose, avevano perduto sezioni
di mura e di tetti, ed alcune erano ridotte a cumuli di pietre accatastate. La
nebbia permeava l'erba alta, le pozze di fango ribollente e gli alberi marci
della palude, priva di qualsiasi forma di vita eccetto alcuni nugoli di
insetti. Sembrava il tentativo di catturare visivamente una rappresentazione
della morte e del fallimento da parte di un artista. Gideon non riuscì a
scacciare quall'amaro pensiero dalla sua mente: Veramente adatto per questo
momento.
La seconda cosa che Gideon notò fu il foro nella propria
spalla e lo straziante dolore che ne scaturiva. Respirò profondamente, e non
barcollò né collassò sulla pietra fangosa. Liliana, Chandra e Nissa erano in
piedi nelle vicinanze, scompigliate e scosse in seguito alla battaglia. Non era
il momento di mostrare debolezza. Rese la propria voce uniforme e moderata,
ammettendo: "Non è andata secondo i piani."
"Oh, davvero?" Liliana si voltò verso di lui,
assumendo un'espressione di finta sorpresa. "Cosa te lo fa pensare? È
stato forse il fiume di non morti nel quale sono quasi annegata? Oppure Nicol
Bolas che ti ha sbattuto a destra e a manca come se fossi il suo
giocattolino?"
Gideon provava troppo dolore per pensare ad una risposta
intelligente. E poi, lei aveva ragione. Lui era ferito, stava in piedi a
malapena e il suo sural era andato perso. Avevano fallito su tutta la linea,
erano stati sconfitti facilmente ed erano stati fortunati a sopravvivere. Il
pensiero di quanti altri non fossero stati così fortunati era un peso
insostenibile nel suo cuore.
Chandra si strofinò gli occhi. "Dov'è Jace?"
Gideon si guardò di nuovo attorno, sorpreso. Chandra aveva
ragione, non c'era segno di Jace. "Non è rimasto su Amonkhet. L'ho visto
andarsene."
Lo sguardo di Liliana incrociò il suo. Conoscevano tutti il
luogo d'incontro. L'assenza di Jace non significava nulla di buono. Lei unì le
labbra e disse: "Forse ha avuto un contrattempo."
"Non verrà." Nissa sputò queste parole con voce
severa. "Si è arreso."
"Non lo farebbe mai." Gideon ne era certo. Jace
non li avrebbe mai abbandonati.
Nissa lo ignorò, troppo arrabbiata per ascoltarlo. "Un
piano è stato distrutto. Così tante morti." Scosse la testa, provando
disgusto. "E noi siamo finiti in balia di Bolas!"
Chandra incurvò le spalle e distolse lo sguardo. "Ajani
aveva ragione. Non saremmo mai dovuti andare su Amonkhet."
"Dovevamo provare-", iniziò Gideon.
Liliana si rivolse verso Nissa, cercando di ragionare con
calma. "Non è stato un completo disastro: abbiamo ucciso Razaketh. Il
resto... non avremmo potuto prevederlo-"
"Sì, il tuo demone è morto", sbottò Nissa.
"Hai ottenuto ciò che volevi e sei fuggita. A te non interessa sconfiggere
Bolas, ci stai usando solo per liberarti del tuo patto."
"Certo che voglio sconfiggere Bolas!", protestò
Liliana. "Sono fuggita per salvarmi la vita... proprio come ha fatto Jace
prima di me."
Nissa continuò. "E perché qui?" Fece un gesto con
il braccio, indicando la palude morta. "Come mai vuoi che rischiamo le
nostre vite per te in questo luogo?"
"Il tuo caro Ajani suggerì di incontrarci qui",
disse Liliana, con tono addolorato.
Gideon notò che non aveva risposto alla domanda, e aveva il
brutto presentimento di sapere il perché non l'avesse fatto. Ma disse:
"Nissa, non è il momento. Siamo tutti esausti-".
Chandra disse, seccamente: "Il tuo ultimo demone è qui,
vero, Liliana?"
Liliana esitò, ed il suo sguardo calcolatore passò da
Chandra a Nissa, ma persino lei non ebbe la faccia tosta di protestare. La sua
mascella si irrigidì e disse: "Belzenlok è qui."
Gideon si fece scappare un sospiro rassegnato. Ovviamente.
"Nissa-"
Liliana camminò verso Nissa. "Se io non fossi stata
limitata dal mio patto, saremmo riusciti a distruggere Bolas su Amonkhet."
Con la sua voce che diventava più persuasiva, aggiunse: "Posso uccidere
Belzenlok... ma tu sei l'unica abbastanza potente da potermi aiutare."
Gideon trasalì. Aveva capito che Nissa non era in vena di
lusinghe, e il fatto che Liliana avesse pensato che potesse funzionare faceva
capire quanto fosse scossa. "Liliana-"
Chandra fece un verso derisorio. "Vuoi usarla. Come
volevi usare me. Pensavo fossimo amiche, Liliana."
"Chandra, non sei d'aiuto", disse Gideon.
Liliana li ignorò entrambi. Parlando direttamente a Nissa,
disse: "Belzenlok qui viene venerato dalla Cabala, un culto di morte. Tu
puoi risvegliare i silvantropi dai resti di Yavimaya rimasti a Urborg per
irrompere nella Fortezza dove si nasconde. Ed io posso usare il Velo di Catena
per ucciderlo."
Gideon fece una smorfia. Il Velo di Catena, un potente
artefatto degli Onakke, aveva permesso a Liliana di uccidere due demoni. Ma
esso attingeva alla forza di lei, e lui pensava che fosse molto più pericoloso
di quanto lei non volesse ammettere, sia per il possessore che per le persone
attorno ad esso.
Le labbra di Nissa si arricciarono. "No. Non ti
aiuterò. Non ho prestato un giuramento solo per salvarti la pelle." Si
rivolse a Gideon. "Diglielo. Dille che non permetteremo che ci usi ancora.
Dille che può andarsene, se non vuole aiutarci contro Bolas."
Gideon prese un bel respiro e cercò di non sussultare agli
impulsi di dolore che provenivano dalla sua spalla. Lavorare insieme a Liliana
era a dir poco una bella prova, ma avevano raggiunto un accordo. "Ci serve
l'aiuto di Liliana per sconfiggere Bolas, e lei non ruscirà ad aiutarci finché
il suo ultimo demone non sarà morto."
Nissa era incredula. "Questo la renderà una minaccia
interplanare tanto potente quanto Bolas!"
"Non credo proprio." Gideon cercò di risultare
calmo e ragionevole, ma il dolore traspariva nella sua voce. "Non ci sta
usando, è la migliore possibilità che abbiamo contro Bolas. E non possiamo
lasciare che Belzenlok semini distruzione su questo piano. Nissa-"
Furente, Liliana disse: "Ti ho salvato la vita, Nissa!
E tu mi ripaghi in questo modo?"
"Io non ti devo nulla." Nissa fece qualche passo
indietro, con un disprezzo tangibile in ogni sua parte del corpo. "Nessuno
di noi. Se voialtri siete troppo ciechi per capirlo, io non posso più
aiutarvi." Se ne andò.
"Nissa!" Chandra la fissò. "Capisco che tu
non voglia aiutare Liliana, ma Bolas-"
Gideon cercò in fretta e furia un'argomentazione
convincente, ma il dolore gli confondeva i pensieri. "Nissa, hai prestato
un giuramento-"
"No." Nissa si allontanò ancora di più da loro,
con un'espressione rigida come il marmo. "Non posso sopportare la vista di
un altro piano distrutto prima di riuscire a ricostruire la mia casa. Mi
dispiace, ma non sarò più una Guardiana."
Chandra gridò: "Nissa!"

Ma Nissa stava già lasciando il piano. Per un attimo la sua
immagine brillò di luce verde, con l'aria attorno a lei scurita dall'ombra di
viticci e foglie. Poi scomparve, lasciandosi dietro una leggera fragranza di
fogliame e fiori freschi.
Rimasero immobili, con la brezza umida che agitava i loro
capelli. Liliana guardò nel vuoto con la mascella serrata, palesemente furiosa.
Chandra nascose il proprio volto tra le mani e Gideon trattenne un grugnito.
Doveva trovare Nissa, convincerla a tornare indietro, ma il dolore gli
pugnalava il petto ad ogni respiro.
Poi Chandra alzò la testa e disse: "Me ne vado
anch'io."
"Cosa?" Gideon si voltò verso di lei, atterrito.
Il movimento tirò la ferita e del sangue iniziò a colare sul fianco.
"Chandra-"
"Cosa?" Disse Liliana, incredula. "Stai
scherzando?"
"Non smetterò di essere una Guardiana" disse
rapidamente Chandra, con un'espressione più che determinata. "Non smetterò
mai di esserlo! Ma hai ragione, Gideon, devo imparare qualcosa da quello che è
successo. Su Amonkhet abbiamo fallito perché ero troppo debole!"
Liliana farfugliò: "Ma non è per questo che abbiamo
fallito-"
Chandra alzò il mento. "Devo diventare più forte."
Gideon provò a dire: "Chandra, quando dissi 'Impara dai
tuoi fallimenti', non intendevo-"
"So cosa sto facendo!" disse lei, e prima che
Gideon potesse prendere fiato se ne andò via. La sua figura sparì in una
vampata di fiamme mentre lasciava il piano.
Gideon fissò lo spazio vuoto dove prima si trovavano le sue
due compagne. A un certo punto aveva perso il controllo della situazione, e non
era sicuro di capire come fosse successo. Inoltre, le pulsazioni che sentiva
nella testa erano peggiorate.
Liliana si girò verso di lui. "E quindi? Tu dove
andrai? Qual è la tua scusa?"
Gideon respirò fiaccamente. "Io rimango qui."
Guardò verso di lei. "Non è cambiato nulla. Abbiamo bisogno di te per
distruggere Bolas, e tu hai bisogno di distruggere questo demone."
"Io-" Si fermò, fissandolo. Poi la sua espressione
si irrigidì di nuovo. "Bene. Allora dovremmo darci una mossa."
"Dobbiamo pensare ad un piano-" Il dolore lo colpì
di nuovo, questa volta più forte, come se l'artiglio di Bolas fosse ancora
conficcato nella sua spalla. Serrò la mascella, respirando attraverso di essa,
e ci riprovò: "Un piano. Dobbiamo-"
Liliana alzò le braccia al cielo. "So che sei ferito,
smettila di fare il bambinone e ammettilo!" Imprecò a bassa voce.
"Forza, troveremo un posto dove io possa curarti."
Gideon era basito. "Non sapevo fossi capace di curare
le persone."
"La lista di cose che non sai potrebbe riempire tutti gli archivi su Dominaria", replicò Liliana. "Andiamo, su."
Bene, questo è un altro disastro, pensò Liliana
mentre seguivano un sentiero infestato di erbacce verso il villaggio in rovina.
Con l'uscita di scena rabbiosa di Nissa e Chandra che se ne era scappata per
ritrovare sé stessa o qualsiasi cosa avesse farneticato, la strategia di
Liliana era in rovina quanto questo villaggio. E Jace, sparito senza dire
nulla. Forse non voleva più avere niente a che fare con lei... Quel pensierò la
turbò molto più di quanto non volesse ammettere. L'avrebbe ritrovato, convinto
a parole, ma prima doveva uccidere Belzenlok.
Lanciò di nascosto uno sguardo a Gideon. Qualsiasi cosa
sarebbe successa, non poteva fargli intendere che era fuggita dalla battaglia,
proprio come Nissa aveva accusato. Lui era tutto quello che le era rimasto, e
aveva bisogno del suo aiuto per uccidere Belzenlok. Ma la sua pelle scura stava
assumendo una sfumatura giallastra, e linee di dolore e tensione si incidevano
attorno alla sua bocca. Se sopravvive. La ferita del grosso idiota
doveva essere molto peggiore di quanto lui non volesse ammettere.
I loro stivali rumoreggiavano nel fango e raschiavano contro
la distrutta pavimentazione in pietra e i vetri infranti. La morte ammantava
questo villaggio e la palude attorno ad esso, intrecciata nella nebbia che si
spostava sul suolo umido. Delle ombre si muovevano in quella nebbia, volti che
apparivano per poi svanire. La morte era ovunque.
La vista di questo luogo era stata un altro shock. Liliana
non riusciva a credere che questo fosse Vess. Se gli altri non fossero stati
vicino a lei, avrebbe potuto pensare di aver viaggiato nella parte sbagliata di
Dominaria.
Almeno il villaggio non era deserto come poteva sembrare a
prima vista. Alcuni degli edifici in pietra mostravano segni di riparazione,
con mura e tetti rattoppati, scalini sistemati e serrande di legno sulle alte
finestre che un tempo erano adornate di vetro colorato. Le erbacce della palude
erano state estirpate da alcuni cortili, ed uno di questi era adibito a pascolo
per delle capre. La sensazione che qualcosa la stesse osservando fece esaminare
più attentamente a Liliana la cima di un tetto. La figura vicino ad un camino
non era un gargoyle, ma... Non ditemi che è un angelo, pensò. Una visita
da parte della bigotta Chiesa di Serra sarebbe stata la ciliegina sulla torta
di questo giorno disastroso. Era un soldato aviano di guardia, con la grigia
luce delle nuvole riflessa sulla sua armatura ed il bianco delle piume delle sue
ali ripiegate.
Oltre le tettoie più avanti, la pietra curva di un'antica rovina Thran faceva capolino fuori dalla nebbia, con i lati smussati ricoperti di muschio. Aveva la forma simile a quella di una lama di ascia, come se un gigante l'avesse piantata a terra e lasciata lì. Quella almeno era una vista familiare, qualcosa che non era cambiato in tutti i decenni durante i quali era stata lontana.

Alla svolta successiva c'era un'ampia piazza circondata da
alte case, tutte dissestate, ma alcune avevano ancora le vetrate lucenti nelle
finestre più piccole dei piani superiori. Su un lato c'erano una fontana ed
alcuni banchetti di legno del mercato. Vicino al mercato si ergeva un edificio
irregolare che doveva essere una locanda. Usciva del fumo dai camini e la porta
era aperta. La gente radunata davanti fissò con curiosità Liliana e Gideon.
Erano tutti ben armati, ma non compirono gesti ostili. Gideon fece un cenno con
la testa per salutare, poi rovinò il tutto annaspando e facendo una smorfia di
dolore.
Questo era il centro del villaggio, e sembrava che si stesse
aggrappando con tutte le sue forze alla vita, una misera ombra della vivace
piazza del mercato che le era un tempo familiare come il palmo della propria
mano. Liliana evitò di imprecare. Cos'è successo qui?
"Cosa c'è?" Chiese Gideon, tranquillamente.
Liliana fece trasparire una smorfia. Odiava mostrare
debolezza. "Niente."
Gideon sospirò. "Se dobbiamo fare questa cosa, dobbiamo
essere onesti l'uno con l'altra."
Liliana sbottò. "Non è niente!" Mentre lui la
squadrava in modo scettico, lei ricordò a sé stessa che Gideon era il suo unico
alleato. Ed effettivamente non aveva senso nascondere questo fatto. "Non
c'è nessuna grande cospirazione, è solo che questo posto è cambiato. L'ultima
volta che sono stata qui, questo villaggio era circondato da una foresta, non
da una palude puzzolente."
La fronte di Gideon si abbassò mentre entrava in piazza.
"Perché non l'hai detto subito?"
"Perché non è niente", disse Liliana, serrando i
denti.
"È proprio questo il punto-" Sussultò e non finì
la frase. "Perché eri venuta qui?"
"È dove sono nata." Lei ignorò la sua espressione sbigottita. "Forza, prima di ritrovarti per terra... sei troppo pesante da trascinare per me."
Liliana non dovette neppure minacciare nessuno per ottenere
dei servizi, nonostante la locanda avesse la sola funzione di ostello. Il
locandiere sembrava sinceramente esterrefatto all'idea che i due volessero
rimanere, ma li portò immediatamente ad una stanza al piano terra, scelta
indubbiamente come conseguenza del fatto che Gideon stesse lasciando una scia
di sangue dietro di sé e che non sembrasse esattamente in grado di salire le
scale.
Il locandiere era un grosso uomo dalla pelle scura con una
famiglia numerosa che continuava a sbucare dalle porte per osservare i
visitatori mentre attraversavano il corridoio. La stanza era ampia ed era
fornita di un letto e di un assortimento casuale di mobili ammuffiti. Liliana
fece coricare Gideon su un basso divanetto e lo aiutò a sdraiarsi.
"È passato molto tempo dall'ultima volta che abbiamo
accolto dei viaggiatori", ammise il locandiere mentre preparava il fuoco
all'interno del focolare. Una giovane donna, vestita con pratici abiti da
lavoro e con una spada corta legata al fianco, portò un secchio d'acqua da
versare nel calderone del focolare. Un ragazzo portò una pila di lenzuola
piegate. Una ragazzina apparve con un cesto di bende e forniture mediche, ed un
altro ragazzo arrivò con un vassoio di cibo e bevande. Nonostante il terribile
umore di Liliana, il servizio era impeccabile. Il locandiere non aveva nemmeno
accennato ad un pagamento.
"Mi serviranno tutte le erbe curative che avete",
ordinò Liliana. Mentre i ragazzini uscivano, aggiunse: "Cos'è successo
qui? Questo luogo è... cambiato dall'ultima volta che lo vidi."
"È la Cabala", disse il locandiere, sistemando il
supporto del calderone così che rimanesse appeso al di sopra delle fiamme che
stavano aumentando. Aggiunse, mestamente: "Vogliono conquistare il mondo
intero."
Quell'uomo stava sicuramente esagerando. Liliana non tenne
nemmeno conto dell'impacciato tentativo di Gideon di togliersi l'armatura e
cominciò ad allentare le cinghie lei stessa. Mentre lui testardamente faceva
finta che quell'enorme foro nella spalla non esistesse, Liliana iniziò a pulire
e tamponare la ferita. Lei aveva saputo che Belzenlok aveva sostituito il dio
Kuberr per ottenere il controllo della Cabala, e che la loro Fortezza ora si
trovava a Urborg, ma si erano veramente spinti così lontano? "Quindi la
Cabala è riuscita ad arrivare fin qui. A Benalia."
Il locandiere annuì, mentre aggiungeva altra legna al fuoco.
"Abbiamo combattuto per evitare che arrivassero a Aerona, ma senza
successo. Hai già visto cos'ha fatto la loro influenza sulla Foresta di Caligo
in questi anni." Gesticolò debolmente.
"L'intera foresta?" disse Liliana esterrefatta,
voltandosi per guardarlo negli occhi. "Fino al fiume?"
"Ed oltre. Il fiume è inguadabile, melmoso a causa del
limo. Ora è il Pantano di Caligo. E hanno un nuovo leader in questa zona, un
potente lich che funge da generale dei tetrivivi. La Chiesa di Serra venne ad
aiutarci e ci fu una grande battaglia solo qualche giorno fa, ma la Cabala ci
ha costretti alla ritirata." Si alzò in piedi. "Vado a prendere altra
legna per il fuoco."
La giovane ragazza tornò con la scatola che conteneva la
scorta di erbe curative della locanda. "Questo è tutto quello che ci è
rimasto. La maggior parte della fornitura è stata utilizzata per i soldati che
sono stati qui."
Sondando velocemente tutti i pacchetti, Liliana le chiese
impulsivamente: "Qualcuno di voi, qui, si ricorda della Casa dei
Vess?"
La ragazza si fermò per pensare. "Qualche storia di fantasmi riguardo la vecchia tenuta in rovina nel pantano, sul figlio non morto e la figlia malvagia che scappò-"

"No, no." Liliana alzò la mano per fermarla. Non
c'era da sorprendersi che gli eventi di quel giorno fossero diventati una
leggenda locale, ma non era interessata ad ascoltarla. "Conosco quella
parte. Intendo la vera storia della famiglia, ciò che le è successo
successivamente."
"No, non ne ho mai sentito parlare." La ragazza
sollevò il secchio di acqua sporca. "Posso chiedere in giro, se lo
desidera."
"No, non è importante." Liliana fece un cenno per
mandarla via. Quando la ragazza se ne andò, Liliana iniziò a fissare in
direzione delle finestre chiuse, aggrottando la fronte.
Gideon si riprese un po', guardandola dal basso. "Cosa
c'è?"
Lei scosse la testa e passò lo sguardo sui pacchetti di
erbe. "Non hanno ciò che mi serve, ma dovrebbe crescere nei dintorni. Vado
a cercarla." Lui si distese nuovamente sul divanetto, con una smorfia di
dolore causata dal movimento. Lei sorrise maliziosamente per amor di forma e
aggiunse: "Non aver paura. Non ti abbandonerò."
"So che non lo farai", disse tranquillamente,
guardandola. "Hai bisogno di me per uccidere Belzenlok."
Liliana non ebbe una risposta pronta e, molto irritata, lasciò la locanda.
La terra era cambiata talmente tanto che Liliana era conscia
del fatto che le erbe di cui aveva bisogno avrebbero potuto non esistere più,
ma rimanevano comunque il modo più veloce per curare Gideon. Dovevano
escogitare un piano ed affrontare Belzenlok il più velocemente possibile.
Una volta attraversate le rovine, si fece strada nella
palude. Trovò le erbe su un'isoletta sopravvissuta grazie alla sua altezza
leggermente maggiore rispetto al resto, e raccolse ciò che le serviva. Si
raddrizzò, guardando verso un piccolo boschetto di alberi ricoperti di muschio,
e per un momento lo strano panorama tornò ad esserle familiare. Qui era dove
aveva incontrato per la prima volta l'Uomo Corvo.
Provasti ad aiutare Josu in questo stesso modo, con le
medesime erbe, pensò lei, con il ricordo di quel giorno
inaspettatamente vivido. Voleva solamente curarlo, e invece lo trasformò in un
mostro non morto privo di senno che uccise Lady Ana, uccise i suoi servitori...
E poi era fuggita dal piano a causa dell'innesco della propria scintilla,
lasciando sua madre e suo padre, tutta la sua famiglia e gli amici, chiunque
avesse conosciuto, al loro destino. L'incantesimo che animò Josu doveva essersi
spezzato quando lei lasciò il piano, ma non aveva mai pensato a come avesse
reagito la sua famiglia alla carneficina nella stanza di suo fratello.
Sicuramente l'avevano data per morta. L'avevano cercata? Pensavano che Josu
l'avesse uccisa?
Inebriata dall'improvviso nuovo potere da planeswalker e
intenta a sopravvivere, si era rifiutata di pensare a loro fino a quel giorno.
È stato così tanto tempo fa che questi ricordi dolorosi sembravano uno
spiraglio nella mente di un'altra persona.
Non essere stupida, disse a sé stessa. La Casa dei
Vess ora non era null'altro che una leggenda, una storia di fantasmi per far
spaventare i bambini del villaggio. Hanno vissuto le loro vite, sono
invecchiati e sono morti. Non sarebbe comunque rimasto nulla alla tenuta,
se non una catasta di macerie, senza indizi da scoprire. Ma si ritrovò a
camminare, con le gambe che percorrevano da sole quel sentiero familiare
nascosto sotto al fango e all'erba di palude.
Emozioni scomode, che si frapponevano al suo obiettivo.
Liliana camminò verso un'altura con l'erba alta quando un
alberello e si fermò di colpo.
Doveva essere la sua fervida immaginazione. La casa era
ancora lì.
Gli alberi distorti e la grande quantità di vegetazione
erano cresciuti appena di fianco alle mura di pietra grigia, ma lei riusciva a
riconoscere la forma dell'ala centrale, la curva della torre più vicina. Questa
è follia, pensò. Follia oppure...
Oppure qualche strano potere all'opera.
Le porte per la sala principale erano aperte. Era
sorprendentemente difficile attraversare il campo aperto e salire gli scalini,
ma il terrore e il desiderio di conoscenza la guidavano.
Entrò. La luce che filtrava dall'uscio illuminava i
parapetti decorati della galleria superiore, gli stendardi appesi sul muro
opposto, e per un istante la casa era sembrata completamente intatta, proprio
com'era in passato. Come se fosse esistita all'interno di una bolla temporale,
conservata come un insetto nell'ambra. Ma poi Liliana respirò, sentendo l'odore
di sangue e putrefazione, e quel momento svanì. Sbatté le palpebre e notò che
gli stendardi erano a brandelli, le decorazioni distrutte o consumate dal
tempo. Comunque sia, questa casa dovrebbe essere una rovina, pensò. Qualcosa
ha fatto questo, di proposito. Quindi era probabile che fosse stata portata
qui per vederla? Se era così, sarebbe potuto essere l'Uomo Corvo a volerlo,
dato che ha sempre continuato a seguirla per i piani. Ma perché?
Seguì l'odore di sangue addentrandosi nella sala.
In quel punto, prima del grande focolare, dei simboli erano
stati tracciati col fuoco sul pavimento di pietra. La loro forma e la loro
sequenza erano oscurate dai rimasugli essiccati di ciò che doveva essere stata
un'incredibile quantità di sangue. Attorno a quel punto c'erano decine di
candele spente, che con la loro cera fusa rendevano ancora meno chiare le
tracce lasciate da questo apparentemente potente incantesimo necromantico. Dal
pavimento traspirava aria fredda, simile a quella all’interno di una tomba
aperta.
A Liliana faceva male la mandibola a causa delle sue labbra
ritratte in un ringhio inconscio.
Qualunque cosa fosse successa qui, non era una coincidenza.
Era iniziata a calare la sera quando Liliana raggiunse il
perimetro esterno del villaggio. Aveva appena imboccato il sentiero all'interno
delle rovine quando percepì un'ondata di energia di non morte. Borbottò:
"Non ho tempo per questo", e iniziò a correre.
Udì il combattimento prima di raggiungere la piazza e svoltò
l'ultimo angolo per trovarsi di fronte ad una battaglia.
I banchetti del mercato erano stati dati alle fiamme e delle
figure oscure combattevano per la piazza, con la luce dei fuochi che illuminava
le lame in movimento. Gli abitanti del villaggio erano facili da individuare,
visto che indossavano armature raffazzonate e brandivano mazze, strumenti,
spade e ascie di fortuna. Alcuni erano già caduti, e l'aviano che aveva visto
sul tetto giaceva morto sul lastricato, con le ali rotte in un contorto
groviglio.
Gli assalitori indossavano un'armatura nera con spuntoni
affilati, la cosa più lontana dal bianco, l'argento e le vetrate di Benalia. Cavalieri
non morti della Cabala, pensò Liliana disgustata. Ci sarebbe dovuto essere
un chierico della Cabala nelle vicinanze, un cultista umano vivente, che
controllasse quei redivivi senza coscienza.
Gideon barcollò improvvisamente fuori dalle ombre vicino alla locanda. Fece qualche passo, poi si fermò di colpo, chiaramente indebolito dalle sue ferite. Non indossava l'armatura e il sangue gli sporcava le bende e i vestiti, ma dimenava una spada mentre un cavaliere a cavallo lo ingaggiava. Il cavaliere indossava un'armatura pesante nera tempestata di affilati spuntoni e montava su un grosso cavallo corazzato. No, mentre la creatura girava la testa, Liliana individuò della carne marcia e il bianco latteo delle ossa attraverso le aperture della sua armatura, con fori oscuri al posto degli occhi. Il cavaliere non portava l'elmo e la sua testa era ricoperta di pelle essiccata, con i capelli bianchi e marcescenti.

Delle urla provenivano dall'interno della locanda, quando le
porte si spalancarono. Un altro cavaliere non morto stava trascinando fuori due
figure in agitazione. Liliana riconobbe la giovane donna e il ragazzo che
avevano aiutato a sistemare la loro stanza. Gideon si fiondò verso di loro e il
cavaliere a cavallo spronò la sua cavalcatura per travolgerlo.
Ah! Dovrai fare meglio di così, Belzenlok, pensò
Liliana mentre sollevava le braccia. Assorbì la forza dai morti riversi sulla
fredda pavimentazione, dalle ossa sepolte nelle rovine, dai cadaveri in
putrefazione nella palude e dai fantasmi nella nebbia. Mentre le incisioni
sulla sua pelle iniziavano ad illuminarsi di viola, dalle sue mani partirono
delle scariche che andarono a colpire una decina di cavalieri dall'armatura
nera. Dopodiché scattò nel caos della battaglia.
Un redivivo a piedi la caricò e lei, con un gesto, evocò una
nube oscura dal terreno. Avvolse l'intera figura del non morto e lo decompose
finché non rimase più nulla, se non l'armatura caduta sul lastricato.
Il cavaliere non morto stava caricando su Gideon e alzò la
lancia per infliggere un colpo mortale. Liliana concentrò la propria volontà e
la inviò verso l'entità in armatura nera.
In quell'istante, era proprietà di Liliana. Gli fece
abbandonare la lancia e direzionare la cavalcatura lontano da Gideon. Recise la
connessione della cavalcatura al potere che la animava. Mentre quest'ultima
collassava in un mucchio d'ossa, il cavaliere cadde a terra. Aveva ponderato di
utilizzarlo contro i suoi simili, ma quella decina che aveva già distrutto
avevano ribaltato l'esito della battaglia. Gideon si rimise in piedi ed eliminò
i pochi combattenti rimasti vicino alla locanda. Con un urlo di trionfo, gli
abitanti sopravvissuti si raggrupparono per caricare quelli che rimanevano.
Liliana alzò la mano per distruggere l'ultimo cavaliere, ma
qualcosa le sussurrò nella mente: il Vuoto attende.
Liliana si bloccò con il cuore palpitante. Poi le sue labbra
si serrarono come forma di disprezzo. Era solo un trucco. Il padrone del
cavaliere non morto doveva essere il lich che aveva devastato Caligo per conto
della Cabala, e il lich doveva essere il responsabile della misteriosa
conservazione della Tenuta Vess. Liliana esplorò la connessione, curiosa. Come
poteva questo lich conoscere così tanto di lei? Possibile che fosse...
L'immagine del volto del lich si compose dinnanzi a lei. Il volto era quello di Josu.

No. Il cuore di Liliana le si strinse nel petto. Non
può essere. "No!", urlò.
La rabbia e lo sgomento le fecero perdere la connessione. Il
cadavere del cavaliere esplose, spargendo per la piazza pezzi di armatura ed
ossa marce.
Gli abitanti avevano catturato il chierico umano e l'avevano
bloccato a terra con una lancia puntata al petto. Liliana spintonò la
popolazione e prese il chierico per una gamba, trascinandolo verso la luce del
fuoco. La voce di lei era roca dalla rabbia, e gli domandò: "Dov'è Josu?
Che cosa gli ha fatto Belzenlok?"
Non si rese quasi conto che Gideon si fosse avvicinato al
suo fianco, ad osservarla con preoccupazione.
Il chierico abbozzò una risata, poi disse, soffocato:
"Lui sapeva, il nostro Signore dei Demoni, la Progenie dell'Oscurità, lui
sapeva che saresti venuta! Ha reso il tuo caro fratello uno dei suoi servitori,
il comandante delle sue forze diaboliche!"
"Josu è al servizio di Belzenlok", ripetè Liliana,
in uno stato di shock che fece sembrare calme le sue parole. Il rito
necromantico alla Tenuta Vess era stato utilizzato per trasformare Josu da non
morto senza coscienza a potente lich, capace di usare i ricordi e
l'addestramento militare di Josu, ma alla mercé di Belzenlok. Belzenlok sta
usando il mio stesso fratello contro di me, pensò Liliana. Il fratello la
cui anima era stata resa vulnerabile dal suo primo utilizzo incontrollato di
potere.
"Lui serve il nostro signore, lui..." Il chierico
gorgogliava mentre il sangue gli stava riempiendo la gola. Sospirò: "Il
Vuoto attende", e si accasciò senza vita sul lastricato.
Liliana lo fissò dall'alto, con una furia crescente che stava sovrastando l'orrore di ciò che era successo a Josu. Non l'avrebbe permesso. Suo fratello non sarebbe stato lo schiavo di Belzenlok. Lo avrebbe liberato a qualsiasi costo. "La pagherai per questo, Belzenlok", disse, scandendo le parole in preda ad una fredda furia. "Non mi interessa cosa sarò costretta a fare, ma la pagherai."