Avviso spoiler su La Guerra della Scintilla: Ravnica:
i capitoli 19 e 29 del libro si sovrappongono a questa storia.
Genitori, è giusto far notare che questa storia contiene contenuto che potrebbe essere non adatto ai lettori più giovani.
I.
Era tutto ciò che sapevo.
Fu una fortuna, suppongo, che fossi tra Teyo e
Madama Kaya, che stavano respingendo l’attacco degli Eterni. Non
penso sarei riuscita a respingere nemmeno un gattino in quel momento.
Non penso mi sarebbe importato.
I miei ricordi dei minuti successivi non sono proprio
chiarissimi. Penso che Mastro Zarek avesse detto qualcosa riguardo al
suo Faro che stava convocando altri di quei suoi amici Planeswalker come
lui, Madama Kaya, il Signor Jura, il Signor Beleren e Teyo.
Suppongo ci fossero Planeswalker che comparivano tutt’intorno a noi. Penso che
uno fosse un minotauro. Non lo so.
Hekara era morta.
Lei sarebbe dovuta essere una Planeswalker. Meglio ancora,
una danzatrice dei piani, una “Planesdancer”. Riuscivo ad immaginarmela. Hekara
che faceva salti mortali per il Multiverso, visitava mondi diversi e li
faceva tutti sorridere. E versava un po’ di sangue. O, beh, molto sangue.
Inoltre, se fosse stata una Planeswalker, avrebbe potuto
viaggiare tra i piani per fuggire da qualunque cosa l’avesse uccisa.
“Com’è morta?” chiesi io. Ma solamente Teyo mi stava
prestando attenzione, e lui non lo sapeva.
E poi successe qualcosa. Io non stavo veramente facendo
attenzione a niente e nessuno, ma credo che qualcuno dovesse aver lanciato un
incantesimo. Teyo abbandonò il suo scudo e si coprì le orecchie.
Quell’evento mi fece riprendere. Doveva farlo per forza. Un
Eterno stava per colpire alla testa il mio nuovo amico Teyo, il mio unico amico
Teyo, con un martello.
Furiosa, gli saltai addosso e lo pugnalai agli occhi.
Barcollò… e poi cadde.
Stavo ribollendo. Non ricordo di essere mai stata così
arrabbiata.
Ero veramente materiale Gruul di prima scelta. I
miei genitori sarebbero stati molto orgogliosi.
La Signorina Ballard disse: “Non tutti i
Planeswalker sono come i Guardiani, sai. E altri sono semplicemente
malvagi.”
E il Signor Jura rispose: “Dobbiamo dare per scontato che,
malvagi o meno, a molti Planeswalker non andrà a genio Nicol Bolas.
Dobbiamo dividerci. Sparpagliamoci per la città. Salviamo quante più persone
possiamo ed arruoliamo ogni Planeswalker che riusciamo a trovare.”
Un sacco di loro gridarono: “Sì!”
Kaya si voltò verso me e Teyo, e disse: “Voi due siete dannatamente utili. Venite con me.”
II.
Quasi.
Madama Kaya stava cercando di raggiungere Orzhova per
radunare la sua gilda in battaglia. Ma eravamo ben lontani dalla Sontuosa
Cattedrale, e le falangi ed i gruppi organizzati dell’Orda Atroce stavano
rastrellando le vie di Ravnica, uccidendo chiunque gli capitasse a tiro.
La speranza di salvezza fu che, per qualche ragione, gli Eterni non stavano
entrando in nessun edificio. Se la gente si fosse barricata al chiuso, sarebbe
stata al sicuro.
Per adesso, almeno.
Quindi attraversammo Ravnica, le sue vie, le sue stradine, i
suoi vicoli, e sul tragitto riuscimmo anche a fare un buon lavoro di
salvataggio. E dato che potevamo dire ai cittadini di trovare un riparo e
rimanere al chiuso, non dovevamo nemmeno preoccuparci troppo per loro. Inoltre,
ciò ci evitava di dover inseguire gli Eterni all’interno degli edifici. E fu
un’ottima cosa, perché combattere all’aperto era perlomeno un po’ più sicuro
rispetto che affrontare quelle creature in un combattimento ravvicinato.
Anche perché noi eravamo solo in tre e quello che faceva
Teyo con quegli scudi di luce era solamente difensivo, praticamente.
Non interpretate male. Avevamo bisogno di lui.
Ci copriva le spalle, il torso, i fianchi. Ma non penso che
avesse ancora effettivamente ucciso un solo Eterno.
“Tu non hai mai ucciso qualcuno o qualcosa in vita tua,
vero?” gli chiesi.
“Una volta ho ucciso un ragno.”
“Un ragno gigante?”
“Quanto gigante è ‘gigante’?”
“Era più grosso del tuo pollice?”
“No.”
“Allora era solo un ragno normale.”
“Esatto. Solo un ragno normale.”
Credo che pensasse che fossi deluso da lui. Ma penso che una
parte di me fosse contenta che lui fosse così… qual è la parola?
Puro. Sì. Così puro.
Già era insicuro, e io non volevo renderlo ancora di più
tale. Quindi in quel momento decisi di mettere da parte la questione Hekara per
un po’. Dovevamo affrontare gli Eterni, e lui aveva bisogno di me. Avrei
elaborato il lutto più tardi.
Lo avrei fatto per sempre.
“Sono contenta che tu non sia un assassino” dissi io.
“Eh… grazie. Non mi è mai capitata l’occasione prima di
adesso.”
Comunque, cercavamo di evitare i contingenti più numerosi,
ma andavamo alla grande contro gli Eterni singoli o piccoli gruppetti. Madama
Kaya faceva il lavoro pesante, per così dire. Le creature sembravano
particolarmente vulnerabili ai suoi pugnali spettrali. E loro non potevano
torcerle un capello quando diventava incorporea. Ma potevano comunque vederla,
e ciò rendeva lei e Teyo, con i suoi grossi scudi bianchi e luminosi, delle
ottime distrazioni per me. Perché, davvero, nessuno degli Eterni badava molto a
me a meno che non li stessi ormai già uccidendo.

Mi abbassavo dietro uno degli scudi a forma di rombo di
Teyo, schivavo due o tre Eterni e poi ne pugnalavo uno che non mi aveva vista
arrivare, solitamente affondando entrambi i pugnali nei suoi occhi fino al
cervello. E poi sparivo prima che la creatura toccasse terra.
Tra una schermaglia e l’altra, mentre attraversavamo una via
larga ma vuota, eccetto una manciata di cadaveri che indicavano che gli Eterni
erano già passati di lì, Teyo si rivolse a Kaya e le chiese: “Quindi ora siamo
dei Guardiani?”
“Non lo so” rispose lei. “Non ho mai sentito nominare i
‘Guardiani’ prima di oggi. Non ho capito benissimo che cosa siano.”
Io dissi: “I buoni, credo.”
Teyo annuì. “L’equivalente di Ravnica del nostro Ordine
degli Scudomanti.”
Kaya scosse la testa. “Non penso che si limitino a Ravnica.
Tutti i membri sono Planeswalker. Forse sono l’equivalente del tuo Ordine, ma
per il Multiverso.”
Io scrollai le spalle. “Quindi… i buoni.”
“Sì.”
“Allora credo che voi due siate dei Guardiani” dissi io. “Io
no, ovviamente. Non sono una ‘walker’.” Poi mi misi a ridere, appena un
pensiero balenò nel mio cervello da topo: Non sono una Guardiana; non posso
fare la guardia se sono Senza Cancello. Rat deve essere così. Sempre Senza
Cancello.
“Ma tu hai ucciso più Eterni di me” disse Teyo. Cercai di
non alzare gli occhi al cielo, visto che lui non ne aveva ucciso nemmeno uno.
Invece dissi: “È una cosa molto dolce da dire, Teyo. Sei
veramente un ragazzo dolce. Non è forse un ragazzo dolce, Madama Kaya?”
“Molto dolce.”
Mi lanciò una mezza occhiataccia e disse: “Sono piuttosto
sicuro di essere più grande di te.”
Lo ignorai, dicendo a Madama Kaya: “Ecco perché la prima
cosa che ho fatto è stata adottarlo.” Lui iniziò a protestare su qualcosa, ma
lo zittii immediatamente. “Come sta il taglio? Non vedo la cicatrice.”
Preso un po’ alla sprovvista, si sfregò la testa nel punto
in cui si trovava il taglio. “Credo bene. Non riesco nemmeno a sentirlo.”
“Il Signor Criniera D’Oro è stato gentile a
fartelo guarire. Non che non fosse impegnato con altre cose, come tutti gli
Eterni che stava ammazzando a destra e a manca. Non è stato veramente gentile
il Signor Criniera D’Oro, Madama Kaya?”
“Molto gentile” disse lei.
Finalmente riuscimmo a vedere le guglie appuntite della
Sontuosa Cattedrale che spuntavano dagli edifici più vicini e più bassi.
Improvvisamente, Madama Kaya imboccò un vicolo che si snodava in diagonale tra
i due edifici. Mi sembrò una scelta strana, ma capii che lei sapeva quello che
stava facendo, quindi afferrai la mano di Teyo e la seguimmo.
Dopo un centinaio di metri capii che lei stava solamente
guardando in alto, verso la cattedrale, imboccando la via più diretta. Mi
lamentai internamente e dissi: “Non credo che vogliamo andare per di qua.”
“Sì, invece” rispose lei, “se ci condurrà più velocemente a
Orzhova.”
“È un vicolo cieco.”
Lei si fermò di colpo e si voltò per guardarmi in faccia.
“Avresti potuto dirlo prima.”
“Mi sembrava così sicura di sé. Pensavo che forse lei
conoscesse un passaggio segreto. Insomma, ci sono un sacco di passaggi segreti
per Ravnica. Un sacco. E io li conosco praticamente tutti o, comunque, la
maggior parte. Ma avevo pensato che la Capogilda Kaya avrebbe potuto conoscerne
un paio di cui io non ero a conoscenza, giusto?”
“Rat, è da qualche settimana che sono capogilda. E
sono su Ravnica solo da qualche mese. Conosco questa città poco meglio del qui
presente Teyo.”
“Io sono arrivato solamente stamattina” disse Teyo,
inutilmente.
“Lo so” ringhiò Madama Kaya.
Io le feci un cenno con la testa. “Va bene, va bene. D’ora
in poi, si seguono i nativi del piano. Da questa parte.”
Tenendo sempre Teyo per mano, Non so perché, penso che
semplicemente mi piacesse tenergli la mano, lo tirai per la direzione dalla
quale eravamo arrivati. Lui si fece trascinare dietro di me. Madama Kaya ci
seguì.
Li sentii arrivare prima di vederli.

“Okay” dissi io, “forse è meglio tornare indietro.”
“Perché?” chiese lei. Ma il secondo successivo conobbe la
risposta. Un altro gruppo di Eterni aveva imboccato quel vicolo. Erano troppi
perché potessimo combatterli in quello spazio angusto. Nell’istante in cui ci
videro, caricarono verso di noi. Noi ci voltammo ed iniziammo a scappare.
Madama Kaya gridò: “Avevi detto che questo era un vicolo
cieco!”
“Esatto!”
“E allora dove stiamo scappando?”
“C’è una porta di una bottega di alcolici illegali alla fine
del vicolo. Non ci porterà alla cattedrale, ma se riusciamo ad entrare magari
quei cosi inquietanti ci lasceranno stare.”
Era una soluzione valida come qualsiasi altra.
Gli Eterni erano veloci, ma non stavano correndo per aver
salva la vita. Li anticipammo con un buon margine alla fine del vicolo e alla
pesante porta in ferro di Krumnen. Lasciando per la prima volta la mano di
Teyo, provai a girare la maniglia. Era chiusa.
Ovviamente. Perché dovrebbe essere aperta alla luce del
giorno?
Colpii la porta con entrambi i pugni. Nessuna risposta. Mi
inginocchiai e dissi: “Va tutto bene. Posso forzare la serratura.”
“Anche io” disse Kaya, “ma non credo ci sia tempo.”
“Guadagnerò io un po’ di tempo” affermò Teyo. Diedi
un’occhiata dietro di me e lo vidi cantilenare un grosso scudo a rombo di luce
bianca, che ci separò dagli Eterni giusto un paio di secondi prima che ci
sbattessero addosso. Lui grugnì dolorosamente ma riuscì a mantenere alto lo
scudo, addirittura ingrandendolo in un rettangolo largo quanto il vicolo, così
che nessuna delle creature potesse aggirarlo.
“Non sapevo che potessi fare una cosa del genere” dissi io,
mentre lavoravo alla serratura.
“Nemmeno io. Non l’avevo mai fatto. Ma posso utilizzare le
pareti del vicolo come sostitute per la geometria. È come se si avvicinassero.”
“Se lo dici tu.”
Potevo udire le armi degli Eterni che sbattevano contro il
suo scudo, udivo lui cantare a bassa voce e lo udivo grugnire leggermente ad
ogni colpo. Non sapevo per quanto tempo avrebbe potuto resistere.
Qualcosa scattò leggermente. “Ci sono” dissi io, alzandomi.
Afferrai la maniglia della porta, ma ancora non si smuoveva. “È sbloccata!
Dev’essere barricata dall’interno!”
Madama Kaya disse: “Lascia fare a me”, e attraversò la porta
come un fantasma. Non passò molto tempo prima che la sua testa tornasse
dall’altro lato, attraverso la porta, dicendo: “La farò aprire, ma ho bisogno
che resistiate ancora un po’.”
Mi voltai verso Teyo. Non disse nulla. Ma i suoi occhi si
serrarono completamente e annuì una volta. Non stava più cantando. Digrignava i
denti e si stava inclinando verso il suo scudo con entrambe le mani, intanto
che un minotauro di lazotep continuava a tirargli delle
testate, mentre il resto degli Eterni scagliava colpi di mazza contro di esso o
lo battevano con il retro dell’impugnatura delle loro spade a forma di
falcetto. Una luce bianca si accendeva ad ogni impatto. Lo scudo non avrebbe
retto ancora a lungo.
Madama Kaya doveva aver pensato la stessa cosa. Tornò
spettralmente nel vicolo ed estrasse i pugnali, pronta a combattere.
Fortunatamente, arrivarono i rinforzi. Ancora una volta,
udii i nuovi arrivati ancora prima di vederli. Li udii urlare e fischiare. Io
sorrisi e appoggiai una mano sulla spalla di Teyo. “Resisti qualche altro
secondo. Andrà tutto bene.”
Dei guerrieri Gruul attaccarono gli Eterni alle spalle:
erano Gan Shokta, Domri Rade, Akamal Cray, Govan Radley, Sheeza e Jahdeera, Bombop ed
altri. Con le loro asce penetravano il lazotep. Le zanne lo perforavano. I
martelli battevano senza sosta. Gan Shokta fece schiantare tra loro le teste di
due Eterni con forza sufficiente a frantumare i loro teschi in un cumulo di
lazotep e frammenti d’ossa.
Gli Eterni si dimenticarono istantaneamente di noi e si
voltarono per fronteggiare i Gruul. Teyo si lasciò andare, facendo svanire il
suo scudo. Io gli stavo di fianco per proteggerlo, con i miei pugnali
sguainati, mentre Madama Kaya iniziò ad attaccare i mostri alle spalle.
Domri tagliò la testa di un Eterno con la sua lunga falce
pesante. Alzò lo sguardo e schiamazzò: “Tu devi essere la Capogilda Kaya, la
potentissima assassina di fantasmi. Per tua fortuna nei dintorni c’era Domri
Rade, che si stava godendo questo maledetto caos!”
“Sei tu Rade?” chiese Madama Kaya.
Dovetti reprimere una risatina, quando Domri si atteggiò
come se fosse stato insultato: “Ovvio che sono Rade! Chi, altrimenti?”
Domri era sempre stato un cretino, non troppo sveglio. Non
riuscivo ancora a credere che avesse sostituito un grande guerriero come Borborygmos al
ruolo di nuovo capogilda dei Gruul. E non riuscivo veramente a credere che
anche Gan Shokta lo stesse seguendo. D’altro canto, ero contenta che Domri
avesse condotto tutti lì, quando avevamo bisogno di aiuto.
E anche Madama Kaya era contenta. “Ti sono grata” disse con
riluttanza.
“Ci credo che lo sei, dannazione!” disse lui, piuttosto
autocompiaciuto. In quel momento, molti degli Eterni erano a terra, in pezzi.
Domri sbuffò e gridò ai suoi guerrieri: “Okay, compari, qui il divertimento è
finito. Andiamo a cercarne dell’altro!”
I Gruul iniziarono a seguirlo lungo il vicolo, con Gan
Shokta che rimase nelle retrovie. Sfortunatamente, uno degli Eterni non era
abbastanza morto. Gli mancava un braccio, ma ciò non sembrava turbarlo
particolarmente, e si alzò in piedi impugnando una spada nella mano rimasta,
pronto a colpire Gan Shokta alle spalle.
Teyo reagì ancora prima di me, allungando una mano e
lanciando una piccola sfera solida di luce bianca sulla nuca della creatura.
L’impatto fu potente e l’Eterno barcollò per un po’, producendo abbastanza
rumore da allertare Gan Shokta del pericolo. Si voltò appena in tempo per
vedere Teyo che colpiva il mostro con un’altra sfera.
Poi Madama Kaya si avventò sulla creatura, pugnalando
l’addome con entrambi i suoi coltelli. L’Eterno stava morendo, anche se non
sembrava rendersene conto. Stava ancora fendendo la spada verso Gan Shokta.
Quindi io saltai sulle spalle del coso ed affondai i miei
pugnali nei suoi occhi, fino alla massima profondità del suo cranio. Collassò
sotto di me.
Gan Shokta… si corrucciò. Sapevo che detestava venire
salvato dagli stranieri. Con un po’ di riluttanza, grugnì un grazie sia a
Madama Kaya che a Teyo. Ignorandomi, si voltò e corse per raggiungere Domri e
gli altri.
“Chi era quello?” chiese Teyo.
Io scrollai le spalle. “Quell’omone grosso? Quello è Gan Shokta. Mio padre.”
III.
Io, Teyo Verada e Madama Kaya facevamo parte della compagnia
di Gan Shokta, degli ogre Govan e Bombop, di Akamal, di Sheeza e
Jahdeera (le gemelle viashino) e di una manciata di altri guerrieri,
sciamani e druidi Gruul tutti capitanati da Mastro Domri Rade.
Ben presto ci imbattemmo in una falange di Eterni, e nel bel
mezzo del combattimento il nemico si ritrovò tra un gruppo di Simic sulla
sinistra ed uno di Izzet sulla destra.
“Chi sono quelli?” chiese Teyo.
Io feci cenno verso sinistra: “Quelle sono le forze dell’Alleanza
Simic. Terraformatori, super-soldati e tritoni guidati dal
Biomante Vorel.” Poi feci cenno verso destra: “E quelli sono i meca-maghi
della Lega Izzet, che è la gilda di Mastro Zarek, guidati dalla sua
luogotenente, la Ciambellana Mareey.”
“Quale tra loro è Mareey?”
“La goblin.”
“Okay.”
“Più tardi ti farò un test su tutti questi nomi.”
Mi lanciò un’occhiata piena di panico prima di capire che lo
stavo prendendo in giro. Dopodiché fece un’espressione buffa.
Penso che gli piaccia quando lo prendo in giro, sapete?
Sconfiggemmo velocemente quella falange, ed ora potevamo
contare sulla forza di tre gilde. Ma il branco continuò a crescere.
Un’altra battaglia ci portò altri rinforzi: questa volta
erano delle Planeswalker, una donna tritone di nome Kiora da un mondo
chiamato Zendikar ed una giovane donna umana di nome Samut da
un luogo chiamato Amonkhet, che sembrava anche essere l’apparente luogo di
origine di tutti quegli Eterni.
“Non potevate tenerli là?” le chiesi, il più sarcasticamente
possibile.
Lei ignorò sia me che il mio commento. Penso fosse un po’
troppo impegnata a combattere e a rammaricarsi, a rammaricarsi e a combattere.
Conosceva i nomi di ogni singolo Eterno che uccideva. Penso li conoscesse
quando ancora erano suoi amici. (Osservando il suo lutto era difficile non
pensare a Hekara.) Ne uccideva uno e diceva risolutamente: “Sei libero, Eknet.”
Poi ne ammazzava altri due e diceva: “Sei libero, Temmet. Sei
libera, Neit.”
Mi chiesi se fossi stata in grado di uccidere Hekara se si
fosse ripresentata sotto forma di Eterna omicida senza volontà.
O sarebbe stato più facile farmi uccidere da lei?
Quando la battaglia terminò, continuammo per la nostra
strada, circondati da questa brulicante massa di alleati.
Madama Kaya stava ancora cercando di portarci a Orzhova.
Teyo stava fissando Kiora e cercava disperatamente di non
renderlo palese.
Ridacchiai, scuotendo la testa.
“Cosa c’è?” chiese lui.
“Non hai mai visto un tritone prima d’ora?”
“Non abbiamo molta acqua su Gobakhan.”
Io risi ed indicai uno dei meca-maghi Izzet. “Non hai mai
visto un vedalken?”
“Conosco persone con la pelle nera, bruna, fulva ed
olivastra, ma non avevo mai visto nessuno dalla pelle blu.”
Ridendo ancora, feci cenno con la testa in direzione di
Jahdeera. “Non hai mai visto un viashino?”
“Forse alcune delle nostre lucertole crescono fino a
diventare viashino?”
“Hai mai visto un ratto, prima d’ora?”
“Ho visto molti ratti su Gobakhan. Ma nessuno come te, Rat.”
Risi ancora e gli tirai un docile pugno sul braccio.
Lanciai uno sguardo verso Gan Shokta, che stava marciando
esattamente dietro a Domri, e nessuno ne era troppo felice. Mio padre un tempo
seguiva Borborygmos, che rispettava sia come leader che come guerriero. Lo
irritava visibilmente agire da luogotenente di Mastro Rade, e fulminava Domri
con lo sguardo, mentre era dietro di lui. Volevo rassicurarlo sul fatto che
quel cretino di Domri fosse un idiota, e che avrebbe presto perso il controllo
dei Gruul. Ma in quel momento non riuscivo a trovare un modo per introdurre
quel discorso. Quindi mi limitai a sospirare e continuai a camminare tra Teyo e
Madama Kaya.
E comunque, ci ritrovammo ben presto nel bel mezzo di un
altro combattimento.
Eravamo finiti su una collina coperta di ciottoli, dove
l’Orda Atroce si trovava più in alto di noi.
Il Signor Vorel gridò un ordine: “Fateli fuori! Fateli fuori
tutti!”
La Ciambellana Mareey sembrava in procinto di dire al Signor
Vorel dove avrebbe potuto ficcarsi i suoi ordini, ma Domri il Cretino la batté
sul tempo con qualche imprecazione Gruul di prima scelta, che si rivelò
piuttosto inutile, visto che la prima cosa che fece fu correre verso la salita,
gridando: “Forza, compari! Non abbiamo bisogno di questi topi da laboratorio
che ci insegnano come menare le mani!”
Riuscivo a leggere i pensieri superficiali della Ciambellana
Mareey. Decise che avrebbe preferito essere alleata del Signor Vorel piuttosto
che seguire l’esempio di Domri il Cretino.
Alla fine, non era l’attacco più coordinato di sempre, ma
Gruul, Simic e Izzet attaccarono comunque la collina insieme, che era un
piccolo passettino verso una collaborazione unita delle gilde, suppongo.
Ovviamente, noi andammo con loro: io, Teyo, Madama Kaya e la
Signorina Kiora. Io mi guardai attorno per cercare la Signorina Samut, ma era
già in prima linea a richiamare: “Sei libero, Haq. Sei libera, Kawit.”
Proprio quando io e Teyo raggiungemmo la sommità della
collina, altre due donne si materializzarono vicino a noi. Entrambe le
Planeswalker avevano la pelle di un marrone caldo, ma oltre a quello la
Signorina Huatli e la Signorina Saheeli Rai (conobbi i loro
nomi più tardi) non potevano essere più diverse. La Signorina Huatli era armata
e vestiva un’armatura, con una lunga coda di cavallo nera strettamente
intrecciata che spuntava dal suo elmo. Era bassa, quasi quanto me, ma con una
buona muscolatura, gli occhi sempre all’erta e la bocca severa. La Signorina
Rai indossava un lungo vestito svolazzante, decorato con una scintillante
filigrana dorata. Era più alta di Madama Kaya e teneva i capelli raccolti in
cima alla testa, cosa che la faceva sembrare ancora più alta. Era flessuosa ed
aggraziata, aveva degli occhi curiosi ed una bocca sempre sorridente.
Per quanto fossero diverse, erano chiaramente amiche.
Cercando di valutare la situazione, si scambiarono un rapido sguardo ma
rimasero lì in piedi senza fare nulla, insicure su quale fazione aiutare. Teyo
rispose, in qualche modo, a quella domanda non espressa erigendo uno scudo per
bloccare l’ascia di un Eterno che avrebbe altrimenti aperto in due la testa
della Signorina Rai.
“Grazie” disse lei.
“Sì, ti ringrazio” ripeté la Signorina Huatli.
Avevo visto abbastanza, quindi le sorpassai entrambe per
entrare in battaglia. Uccisi un Eterno quando anche una terza Planeswalker
apparve. Questa sembrava informata della situazione e si unì immediatamente
alla battaglia, utilizzando la sua magia per prendere il controllo di una delle
creature e rivoltarla contro tutte le altre. Aveva dei lunghi capelli biondo
miele, un mantello con cappuccio blu e bianco ed un lungo bastone pastorale.
Disse alla Signorina Kiora che il suo nome era SIgnorina Kasmina o
Signorina Kasmiri o Madama Kasmagorica o qualcosa del genere. (Va bene, non era
Madama Kasmagorica.)

Ma, sì, perfino io stavo avendo dei problemi a ricordare i
nomi di tutti in quel momento.
Poco dopo ne persi le tracce, ma fece la sua figura con
quell’Eterno sotto il suo controllo, provocando una buona quantità di danni.
E anche la Signorina Huatli fece lo stesso. Sembrava a suo
agio mentre uccideva tutti quei mostri.
E quel piccolo colibrì dorato che liberò la Signorina
Saheeli si fiondò verso la fronte di un Eterno per emergere fuori dalla sua
nuca. L’Eterno barcollò e poi cadde. Io volevo catturare e tenermi
quell’oggettino scintillante, ma l’uccellino non rallentava mai. Ripeté il suo
attacco contro un Eterno, e poi un altro ancora.
Ma non c’erano solo belle notizie. Il povero Bombop caricò
in avanti, staccandosi dal resto del gruppo. Frantumò cinque o sei crani di
lazotep con il suo martello di pietra, ma gli Eterni poco dopo riuscirono a
sopraffarlo, buttandolo a terra ed infilzandolo una trentina di volte prima che
qualcuno di noi potesse raggiungerlo per aiutarlo.
Ci fu anche una sciamana Simic, di cui non riuscii a capire
il nome, che ci impiegò un secondo di troppo a lanciare il suo incantesimo,
finendo decapitata. La testa mozzata riuscì in qualche modo a gracchiare le
ultime sillabe necessarie prima di spegnersi, ed il mostro che l’aveva uccisa
esplose in una pioggia di lazotep e viscidume.
Quindi, sì. Qualche intoppo, insomma.
Ma la battaglia terminò abbastanza presto. Avevamo vinto, e
nessun Eterno rimase vivo… o non morto.
Il nostro branco fece una pausa per riprendere fiato… ma
quel fiato ci venne presto rubato nuovamente al suono di un CRACK! distante ma
assordante. Ci voltammo tutti, e dalla cima di quella collina che avevamo
faticato così tanto a conquistare, riuscimmo a vedere quattro immensi Eterni
che attraversavano la frattura nel mondo e che torreggiavano sulla
lontana Piazza del Decimo Distretto.
Deglutii con forza e mormorai: “Wow. Grossi.”
La Signorina Samut imprecò.
Madama Kaya chiese: “Cosa sono quelli?”
“Sono i nostri dei” disse aspramente la Signorina Samut.
“Ma Bolas li uccise o li fece uccidere.
Ora sono suoi. I suoi Dei Eterni.”
Bè, certo. Chiaro. Ecco cosa mancava a questa giornata. DEI
Eterni.
Osservammo in silenzio per un po’ prima che i quattro Dei
Inquietanti strappassero in pezzi ciò che sembrava essere Vitu-Ghazi, e fu
una cosa strana ed orrenda per tutta una serie di ragioni, non per ultimo il
fatto che non riuscivo a capire come l’Albero del Mondo sia arrivato alla
piazza dalla sua dimora nel territorio Selesnya.
Sentii di dover piangere ancora.
E poi sentii di dover colpire Domri il Cretino quando
festeggiò. “Woohoo! Avete visto? Hanno spaccato Vitu-Ghazi! Krokt, hanno dato
una lezione a quei mollaccioni dei Selesnya!”
Un paio dei suoi fan annuirono o grugnirono in approvazione,
ma il resto di noi si limitava a fissarlo con aria attonita.
Lui disse: “Gruul, stiamo combattendo dalla parte sbagliata!
Questo drago sta agitando un po’ le acque! Distruggerà le gilde!
Distruggerà Ravnica! Non è quello che abbiamo sempre voluto? Quando cadranno le
gilde, regnerà il caos, e quando regnerà il caos i Gruul comanderanno! Sentito?
Ci uniamo al drago!”
Mi sforzai di non pugnalare Domri il Cretino negli occhi per
vedere cosa avrebbe fatto mio padre. Gan Shokta non mi deluse. Si fermò,
infuriato, e poi disse: “Rade, tu serviresti quel padrone?”
“Farei squadra con lui, compare, non lo servirò!”
“Non sai la differenza, ragazzo. Non sei un leader. Sei un
seguace. Io torno da Borborygmos.”
Domri il Cretino era scioccato. Gan Shokta lo guardò con
rimprovero, poi si voltò e se ne andò. Io lo osservai andare via, piena di
orgoglio Gruul.
Bè, oggi è stato un giorno abbastanza Gruul per me.
Teyo mi guardò. Capii che pensava che Gan Shokta avrebbe
dovuto prestare più attenzione a sua figlia. Io scrollai le spalle. Teyo è un
bravo ragazzo, ma non capiva assolutamente la mia situazione famigliare.
Cosa assolutamente comprensibile, visto che è un po’ strana
e che io non gli avevo detto praticamente nulla.
Francamente, non ero abituata a raccontarla alle persone, e
non ero nemmeno sicura di come avrei potuto farlo. Ma compresi che prima o poi
l’avrebbe capito.
Comunque, Domri il Cretino tenne il broncio per qualche
secondo prima di gridare: “A chi importa di Gan Shokta. Anche lui è un vecchio
mollaccione! È questo il nostro momento, non capite?”
Madama Kaya disse: “Sei un folle, Rade. Bolas non ripone
fiducia in coloro con i quali sceglie di fare accordi. Pensi davvero di poter
ottenere il suo favore in modo spontaneo?”
Ma Domri il Cretino la ignorò, guidando i suoi guerrieri in
discesa verso la piazza, urlando: “Stanno arrivando i rinforzi, drago! Li
abbatteremo tutti, insieme!”

Kaya era abbastanza arrabbiata da seguirlo e trascinarlo
indietro, ed io ero abbastanza arrabbiata da tagliargli quella stupida lingua.
Ma un altro gruppo di Eterni stava arrivando dall’altro lato della collina. Così, con un sospiro collettivo, ci preparammo tutti ad un’altra battaglia.
IV.
Ma per Madama Kaya era chiaramente un’esperienza più
intensa. Distratta e perfino un po’ dolorante a causa di ciò che il Signor
Beleren aveva proiettato, venne quasi divisa in due dall’ascia di un ennesimo
minotauro Eterno se io non l’avessi spostata dalla traiettoria.
“L’hai sentito?” chiese Teyo, confuso.
“Sentito cosa?” risposi, mentre saltavo sulla schiena del
minotauro e, incapace di aggirare le sue corna per pugnalarlo nelle orbite
degli occhi, conficcavo i miei due piccoli pugnali nel suo collo.
Eravamo ancora nel mezzo del branco. I Gruul se n’erano
andati. Alcuni avevano seguito Domri il Cretino. Altri avevano seguito mio
padre. Ma i combattenti Simic e Izzet erano ancora insieme a noi, così come la
Signorina Samut, la Signorina Kiora, la Signorina Rai e la Signorina Huatli.
Il mio attacco contro l’Eterno dalla testa di toro ebbe poco
effetto, ma distolse l’attenzione della creatura da Madama Kaya, che era
comunque il mio obiettivo principale. Saltai via e sgattaiolai dietro uno degli
scudi di Teyo.
Il minotauro, confuso, si guardò intorno per cercare, beh…
me. Diede a Madama Kaya il tempo di riprendersi ed usare i suoi pugnali
spettrali per indurre all’Eterno un riposo eterno.
Improvvisamente, un altro Planeswalker, un grosso viashino
con la pelle verde limone, si materializzò di fronte a noi.
Aveva avuto giusto il tempo di sibilare “Cosssss’è tutto
quesssssssto?” prima che un Eterno femmina lo afferrasse alle spalle. L’Eterno
non usò alcuna arma sull’uomo lucertola, ma ciò che ne seguì fu un vero e
proprio spettacolo dell’orrore: il mostro sembrò assorbire la forza vitale del
viashino direttamente dalla sua schiena, come una ventola Izzet che risucchiava
una fiamma. Assorbì quel fuoco finché il suo corpo di lazotep non iniziò a
brillare dall’interno, e brillava abbastanza intensamente da creare, o comunque
evidenziare, delle crepe nel rivestimento del minerale.
Il viashino cadde, un guscio senza vita, mentre l’Eterno
scoppiò in fiamme dall’interno. Poi quel fuoco partì verso il cielo, volando
come una cometa verso la Piazza del Decimo Distretto e verso il drago. L’Eterno
bruciato collassò sopra la lucertola morta, come se fossero stati amanti, morti
insieme in un ultimo abbraccio.
Fummo fortunati che la Signorina Huatli stesse già uccidendo
l’ultima creatura di questo gruppo particolare, perché tutti gli altri se
n’erano rimasti lì in piedi, in completo shock.
E proprio in quel momento percepii nuovamente il tocco
mentale del Signor Beleren. Rivolsi lo sguardo verso Teyo, che stava facendo
delle smorfie, ma poi vide i miei occhi interrogativi e disse: “Era Beleren dei
Guardiani. Ha detto ‘Ritirata. Abbiamo bisogno di un piano. Contattate ogni
Planeswalker e capogilda che riuscite a trovare. Incontriamoci al Senato
Azorius. Ora.’”
Suppongo che ora abbiamo nuovi ordini...