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Strixhaven: Scuola dei Maghi · 2021
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Il Mentore

Quintorius, uno studente di Archeorocca, è determinato a farsi un nome per lui e la sua famiglia. Forse la sua pretesa di fam

Side Story
looks_one Story #: 7 of 10 tag Global #: 194 of 198 total calendar_today Year: 2021 extension Expansion: Strixhaven: Scuola dei Maghi person Author: Reinhardt Suarez
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Dopo appena cinque minuti dal suo primo incontro con Asterion, Quintorius giunse alla conclusione di averne già abbastanza del suo spirito mentore. Non era una rivelazione piacevole, né tantomeno qualcosa che si sentisse pronto ad affrontare. Era convinto che un profondo rapporto di tutoraggio sarebbe stato la chiave per un percorso di successo a Strixhaven. Dopotutto, quante volte capitava al povero figlio di un pastore l'opportunità di parlare con un personaggio di chiara fama storica di eventi epocali vissuti in prima persona?

Quintorius, Field Historian
Quintorius, Storico da Campo | Art by: Bryan Sola


Così, quando Quint ricevette finalmente l'abbinamento con il suo mentore, corse a tutta velocità verso il Viale delle Effigi — senza dubbio la sezione più importante dell'Accademia di Archeorocca. Durante l'intero primo anno e mezzo di studi, Quint aveva preso l'abitudine di passeggiare lungo i sentieri di pietra del Viale delle Effigi, fermandosi ad ammirare le statue di stimati professori, illustri ex studenti ed eroi leggendari delle epoche passate. Immagina di avere uno di loro come mentore! Che tipo di storia avrebbe potuto imparare da Golwanda la Sanguinaria e Xandril il Boia? In vita, questi due signori della guerra erano stati acerrimi nemici: Golwanda con i suoi Cavalieri del Tuono, un'impavida cavalleria orcentesca che aveva unito i popoli della steppa sotto il sigillo del Falcione Cremisi; e Xandril, l'eroe di guerra kor che aveva radunato i duri feudi della Terra delle Orde. Le loro forze si erano scontrate su campi di battaglia intrisi di sangue tremila anni prima della nascita di qualsiasi attuale studente di Strixhaven. Eppure erano lì, nel presente, in attesa di tramandare secoli di saggezza a uno studente fortunato.

Quint non si era mai considerato particolarmente fortunato. Eppure, quando evocò per la prima volta lo spirito del suo mentore all'interno della sua statua, nemmeno lui avrebbe potuto prevedere che la maggior parte di quella conversazione iniziale avrebbe riguardato le focaccine. E invece fu così. Ampiamente. Con tanto di marmellata di more e panna densa. La seconda e la terza sessione non andarono meglio, con argomenti che oscillavano tra l'uso efficiente della fascia da smoking e la corretta igiene per certe razze canine — perlopiù quelle di piccola taglia che si trovano spesso nelle borsette delle nobildonne e dotate di un livello di scontrosità decisamente fuori misura rispetto alla loro statura. Non c'era da stupirsi che l'entusiasmo di Quint per il progetto di fine trimestre fosse praticamente colato a picco all'inizio della quarta sessione.

Ahimè, un voto era un voto, e i voti alti erano fondamentali per gli studenti borsisti. Quint aveva pensato di rivolgersi al Decano Plargg per chiedere un cambio di mentore, ma sapeva che era una causa persa. Era stata un'idea di Plargg quella di abbinare gli studenti a statue recuperate da scavi recenti. "Gli studenti di Archeorocca dovrebbero voler essere l'avanguardia della storia!". Inoltre, Plargg non vedeva di buon occhio gli studenti che considerava dei "codardi".

Con un sospiro, Quint sollevò lo sguardo verso la statua del suo mentore. Raffigurava un giovane uomo rivestito di quella che doveva essere la più raffinata armatura a piastre che un fabbro potesse forgiare, con l'espressione d'acciaio di uno scaltro stratega. Posava la mano sull'elsa della spada, pronto a colpire i suoi nemici. Se un passante l'avesse guardata, non sarebbe stato assurdo pensare ad Asterion come a un feroce comandante di cavalieri.

Quel passante si sarebbe sbagliato.

Sollevando le mani davanti a sé, Quint tracciò nell'aria i sigilli sacri de "Il Risveglio". Questo era l'incantesimo più importante di Archeorocca, il perno per qualsiasi comprensione costruttiva della materia. I sigilli fungevano da catalizzatore per la mente, permettendo a chi lo lanciava di proiettare la propria volontà a ritroso lungo le correnti del tempo che vorticavano costantemente attorno a tutto Arcavios. Una volta in sintonia con queste correnti, all'archeomante bastava isolare un nome, un volto o un evento, aggrapparvisi e trascinarlo nel presente.

Meglio togliersi il pensiero, si disse. Prima finisco questo progetto, meglio è.

Lo stomaco di Quint si contrasse e si attorcigliò mentre raggiungeva il crescendo dell'incantesimo: una fiammata luminosa e priva di calore avvolse la statua, riempiendo le crepe della pietra di un'incandescenza dorata. Non importava quante volte Quint eseguisse quell'incantesimo, era sempre accompagnato da una sensazione non molto diversa dal bere latte di pecora dopo aver mangiato un po' troppo melone della prateria, anche se doveva chiedersi se la sua attuale nausea non fosse da attribuire alla prospettiva di dover interagire, ancora una volta, con il suo mentore.

Stonebound Mentor
Mentore Vincolata dalla Pietra | Art by: Svetlin Velinov 


"Quint, mio caro lossodonte!" esclamò Asterion, scendendo dal piedistallo. "Stavo pensando alla domanda della nostra scorsa discussione, e la mia risposta è che mi piacerebbe assolutamente."

Quint tirò fuori un diario dallo zaino e scorse i suoi appunti. L'ultima cosa che aveva annotato erano le riflessioni di Asterion sui pro e contro dell'uso del parasole. "Non ho idea di cosa tu stia parlando."

"Mi piacerebbe moltissimo accompagnarti in un gran tour della tua splendida accademia!" Asterion indicò il sentiero che conduceva verso l'imponente guglia della Sala di Kollema. Decine di studenti del secondo anno, alcuni dei quali Quint conosceva di vista, erano impegnati a fare esattamente la stessa cosa che stava facendo lui, solo con figure storiche decisamente più rilevanti. "Pensavo che non me lo avresti mai chiesto."

"Infatti non l'ho chiesto," disse Quint, sedendosi per terra. "Che ne dici se ci limitiamo a parlare?"

"Ogni volta che ci siamo incontrati non abbiamo fatto altro che parlare. Di sicuro il tuo progetto non si riduce a questo. Che ne dici di conoscerci un po' meglio?"

"Credo che ci conosciamo già abbastanza," tagliò corto Quint, appoggiando la penna sulla pagina del diario.

Asterion cominciò a fare avanti e indietro. "E va bene. Suppongo tu voglia sapere della mia vita, di dove ho vissuto, della mia genealogia, allora?"

"In realtà, ho già tutte queste informazioni."

"Tu... cosa?"

"La scuola ha archivi molto dettagliati. Dopo il nostro ultimo incontro, ho pensato di risparmiarci la fatica di dover ricordare i dettagli minori." Quint tornò indietro di qualche pagina, arrivando ai riassunti che aveva scritto il giorno precedente dopo aver setacciato il Registro dei Conti nella Sala di Kollema. Dalla polvere e dalle condizioni relativamente buone delle pergamene riguardanti Asterion e la sua famiglia, era evidente che fosse la prima persona in diverse centinaia di anni a consultarli. "Tuo padre era Lord Teutamos di Rivo Pallido, una provincia nelle Terre Vaste centrali. Tua madre era Lady Cretea."

"Ma guarda un po'! Lo studente che fa i compiti a casa."

"Avevi due cugine di primo grado da parte di madre, Pasifae e Deianira."

"Quelle due non mi sono mai piaciute. Decisamente viziate."

"E da parte di padre, un solo cugino, Acheloo. Suo padre, tuo zio Arboron, era un generale piuttosto noto, un tempo al servizio dell'ultimo monarca Jetelothiano. Era chiamato anche 'La Bestia'."

"Più per il suo odore che per la sua abilità in combattimento." Asterion smise di camminare e incrociò le braccia davanti a Quint. "Visto che sai così tanto, non riesco a immaginare cos'altro tu debba chiedermi."

"Riguarda la fine."

"Oh."

"Una serie di rapporti indica che sei stato visto l'ultima volta mentre lasciavi i terreni della scuola diretto verso il Precipizio dei Pilastri. Un mese dopo arrivò una squadra di ricerca, ma una settimana di indagini non portò a nulla. Tua madre commissionò un monumento da erigere accanto all'ingresso di una caverna. È lì che la statua è stata ritrovata due mesi fa." Quint sollevò lo sguardo dalla pagina. "Corrisponde a ciò che ricordi?"

"Non vedo perché i miei ricordi siano importanti. Hai i tuoi documenti."

"L'accuratezza nei resoconti storici è estremamente importante."

"Ah. Immagino che contribuirebbe anche positivamente al tuo voto finale, giusto?"

"Io... sì."

"Mi crederesti se ti dicessi che non riesco a ricordare bene? Ricordo fino a un certo punto, e poi... sprazzi. Frammenti, come ombre sfocate illuminate dalla fiamma di una torcia."

Quint chiuse il diario e lo ripose nello zaino. "Allora immagino che finisca qui. Penso di avere ciò che mi serve da te. Grazie per la pazienza."

"Aspetta!" disse Asterion. "Puoi portarmi in quel posto — dove è stata trovata la statua?"

Quint si alzò e scosse la testa mentre si caricava lo zaino in spalla. "Alle statue degli spiriti non è permesso lasciare il Viale delle Effigi."

"E chi lo dice?"

"Lo dicono le regole. Nessuna statua fuori dal Viale delle Effigi senza il permesso di un decano di Archeorocca."

"Io me le ricordo, le regole. C'erano anche ai miei tempi, e sai chi le seguiva? I codardi e gli sciocchi."

Quint fissò il suo mentore con severità. "È importante seguire le regole."

"Allora che senso ha avuto portarmi qui? Per stuzzicarmi con tutte queste possibilità e poi dire 'non è permesso' o 'non è possibile'?" Un paio di studenti di passaggio li guardarono storto.

"Se mi scoprono, perderei il mio lavoro, e potrei persino essere espulso dall'accademia."

"Lavoro," disse Asterion, divertito. "E cosa fai in questo lavoro?"

"Aiuto un team di ricercatori in un sito di scavo. Mi serve per pagarmi le tasse scolastiche."

"Uhm. Questo lo rispetto. Dimmi di più su questo sito di scavo."

"Se proprio ci tieni a saperlo, è la caverna dove hanno trovato la tua statua, sepolta sotto un'antica frana. Siamo quasi certi che troveremo le prove del fatto che questa scuola è stata costruita sopra l'antica città di Moragitzu-Kesh."

Il volto di Asterion si contrasse in una smorfia e, un secondo dopo, si lasciò andare a terra ridendo a crepapelle. "Tu credi che Moragitzu-Kesh si trovi a meno di cento leghe da questo posto? Sei impazzito?"

"Non lo penso solo io. Molti esperti la pensano allo stesso modo."

Asterion rise ancora più forte. "Esperti? Più che altro ciarlatani."

Quint squadrò il suo mentore. Non era il massimo a interpretare le espressioni facciali, ma persino il più eccezionale mago della mente avrebbe avuto difficoltà a esaminare il volto di pietra di una statua di uno spirito. "Non sai di cosa stai parlando."

"So abbastanza da non scambiare Zantafar per Moragitzu-Kesh. Hai sentito parlare di Zantafar, vero? Scendi i gradini, o pellegrino, o viandante?"

Naturalmente Quint conosceva Zantafar. Ogni lossodonte su Arcavios conosceva la storia della famosa città perduta. I poveri bambini nomadi si raccontavano le versioni della leggenda tramandate dalle proprie famiglie intorno ai falò serali. Cacciatori di tesori di ogni tipo cercavano la città attratti dalle promesse di ricchezza e gloria. Non sorprendeva Quint che Asterion fosse a conoscenza di Zantafar. Ciò che lo fece esitare fu la linea di poesia che il suo mentore aveva recitato.

"Come fai a conoscere il Cantico di Jed?" chiese Quint. La cui paternità era per lo più attribuita a Xyrun-Jed, l'ultimo imperatore lossodonte, il Cantico di Jed era sopravvissuto nei secoli come preghiera nei momenti di angoscia, una meditazione per i lossodonti in circostanze disperate.

"Me l'ha detto un piccolo lossodonte," disse Asterion con un sorriso sornione. "Beh, in realtà era piuttosto grande — Vis Svokunol, colui che si prendeva cura di me da bambino. Conosco molte delle storie — inclusa quella della vostra città perduta. Cosa pensi che stessi facendo quaggiù tutto quel tempo fa? Uno non si avventura in caverne desolate solo per la salute. Probabilmente per il contrario, a dire il vero."

"Zantafar? Al Precipizio dei Pilastri?"

"Sì, mio amico dalla proboscide prensile. C'è una città perduta da scoprire. E tu sei proprio il lossodonte adatto per farlo. Consideralo come una tua responsabilità."


 Mentre gli studenti che assistevano i ricercatori nello scavo tornavano a casa la sera, i ricercatori stessi rimanevano sul posto, in un piccolo accampamento a pochi metri dall'ingresso della caverna. Questo permetteva loro di continuare i lavori di pulizia e identificazione dei manufatti, oltre a deliberare sull'importanza dei ritrovamenti; ciò favoriva lo spirito di squadra e garantiva che la conoscenza venisse adeguatamente diffusa tra gli esperti responsabili di documentare i ritrovamenti significativi per i depositi di Archeorocca.

Fortunatamente per Quint e per il suo compagno non autorizzato, questo scavo non era quello che avevano intenzione di esplorare. Sfortunatamente, avrebbero dovuto attraversare l'accampamento per raggiungere la loro destinazione. Nascosti dietro uno sperone di roccia, osservarono il campo brulicante di attività. Quint avvistò il Professor Hofri Forgiafantasmi, il capo del progetto, mentre si scaldava vicino al fuoco e fissava la distesa di cielo punteggiata di stelle mentre si intrecciava la barba.

"Ah!" esclamò Asterion. "Quegli sciocchi non troveranno nulla in quel buco."

"Non sono sciocchi," disse Quint. "È proprio lì che hanno trovato te — beh, la tua statua — sotto svariate tonnellate di roccia."

"Mia madre non è mai stata brava in geografia. Inoltre, sono stato in quella caverna, e ti assicuro che non c'è nient'altro di interessante là dentro."

"Questo accadeva seicento anni fa."

"Il che dimostra il mio punto di vista. Certo, troverete qualche frammento di terracotta, una o due armi arrugginite, probabilmente lasciate da qualche viaggiatore come uno scherzo per i palloni gonfiati come i tuoi professori." Indicò una zona buia fuori dalla luce del fuoco, accanto alla parete di una scogliera. "Possiamo nasconderci tra la boscaglia e aggirare il campo."

Quint cambiò idea per l'ennesima volta, dopo aver già vacillato lungo tutta la salita verso il Precipizio dei Pilastri. Nonostante il sarcasmo di Asterion, le regole di Strixhaven erano chiare, come lo erano tutte le buone regole. Se lo avessero scoperto a portare Asterion fuori dal campus senza permesso, si sarebbe trovato in una situazione simile a quella di due anni prima, quando il Comandante Huerty Kostambul dell'Accademia Militare di Rundlestrom aveva scagliato ogni minaccia immaginabile contro la sua incolumità fisica, la salute della sua famiglia, l'onore di suo padre e le innumerevoli generazioni di lossodonti che sarebbero discese dalla sua stirpe.

"Come ha fatto un moscerino insignificante come te a battere tre dei miei migliori cadetti?" aveva urlato Kostambul dall'altro lato di una scrivania cosparsa di ogni tipo di arma da taglio. Da parte sua, Quint era rimasto in silenzio. Nulla di ciò che avrebbe potuto dire in quella stanza, a quell'individuo — nonostante fosse un compagno lossodonte — lo avrebbe salvato. La verità era che Quint non aveva alcuna speranza di difendersi da quei tre bruti che avevano deciso che fosse il suo giorno per essere iniziato con le maniere forti — nessuna speranza fisica, per lo meno. Fortunatamente, aveva sempre saputo di poter far muovere le cose, farle torcere, girare e cadere improvvisamente nei momenti opportuni. A casa, aveva usato quei doni magici per impedire alle pecore fuggitive di allontanarsi troppo dal gregge. Una volta, aveva evitato che suo padre cadesse in un pozzo facendo scattare la chiusura del coperchio. Era stato un gioco da ragazzi allungare la mano e far cadere uno stendardo da parete sulla testa di un assalitore, sciogliere improvvisamente i lacci degli stivali di un altro e far inciampare l'ultimo, che era caduto rompendosi un braccio. Gli piaceva pensare a quel potere come a un modo per estendere la propria goffaggine agli altri. I talenti di Quint (e la sua magnanimità) non lo avevano però reso simpatico ai suoi istruttori.

Espulso, recitava il pezzo di carta che gli era stato consegnato prima di essere accompagnato alla porta.

Expel
Allontanare | Art by: Billy Christian


"Quint, sei pronto?" chiese Asterion.

"E se ci scoprono?" Quint non poteva fare a meno di immaginare le facce dei suoi genitori se fosse tornato a casa con disonore... di nuovo. L'ultima volta era costato loro un'armatura e delle armi inutili. Questa volta, se possibile, sarebbe stato peggio. Avrebbero perso ogni speranza che Quint potesse avere un destino diverso dal pascolare le pecore.

"Non pensare in questo modo," disse Asterion. "La vita è fatta di rischi! Andiamo!"

Asterion aprì la strada e Quint non ebbe altra scelta che seguirlo. Si calarono nell'ombra e aggirarono lentamente l'accampamento. Proprio mentre raggiungevano la metà del sentiero che scendeva aggirando una scogliera inferiore, l'alluce di Quint si impigliò in una radice che spuntava dal terreno. Prima che potesse aggrapparsi a un ramo, inciampò in avanti e franò al suolo. Peggio ancora fece il suo zaino, che si spalancò, rovesciando carte e attrezzi sul terreno roccioso.

"Chi c'è là?" gridò una voce dal gruppo rannicchiato intorno al fuoco.

Quint fece una smorfia. Com'era quel commento sul suo rapporto di espulsione? Ah, sì: Quintorius Kand ha la coordinazione di un anziano animale da soma, cieco da entrambi gli occhi e pieno di vaiolo. Sebbene non l'avrebbe descritta in modo così aspro, Quint doveva ammettere di non essere esattamente il più agile sui piedi, persino per un lossodonte. Guardò verso il punto in cui si trovava Asterion, solo per scoprire che era sparito. Girando la testa, vide un membro del team di ricerca avvicinarsi alla sua posizione, tenendo una torcia sollevata. Quando riuscì a rimettersi in piedi, Quint vide che si trattava del Professor Forgiafantasmi in persona.

"Quintorius?" disse, sollevando la torcia. "Perché non sei al campus?"

Pensando rapidamente, Quint si mise in ginocchio e cominciò a rimettere alla rinfusa le sue cose nello zaino. "Ehm, sì... dovrei essere al campus, signore."

"Spiegati." Il professore lo fissò in un modo che fece sentire Quint a disagio. Hofri aveva ottenuto grande fama a Strixhaven per la sua capacità di risvegliare gli spiriti dei morti anche senza un catalizzatore materiale come una statua. Come avrebbe potuto riuscirci senza avere un'acuta comprensione degli altri — compreso il capire quando qualcuno stava goffamente schivando una domanda diretta?

"Io, ecco, ho dimenticato alcuni attrezzi sul sito."

Hofri guardò in basso e toccò con la punta dello stivale il disordine di picconi e spazzole che Quint stava infilando nello zaino. "Intendi questi?"

"No... intendo l'altro mio set. Quello buono. Non che io pensi che qualcuno possa rubare..."

"Perché non ti unisci a noi intorno al fuoco?" disse Hofri. "Resta un po', prendi del tè. Poi potrai prendere i tuoi attrezzi e tornare a casa."

Quint aprì la bocca per rifiutare, ma poi ci ripensò. Una serata tranquilla con alcuni degli studiosi più colti di Strixhaven? La maggior parte degli studenti avrebbe ucciso (o almeno ferito gravemente) per avere una simile opportunità. Quei professori erano accademici sul campo, mica come quei grassi generali in pensione di Rundlestrom che addestravano i cadetti su manovre sul campo di battaglia che loro stessi non eseguivano da decenni. Passare del tempo con loro al di fuori di un impegno ufficiale era raro e prezioso. Voleva accettare, voleva imparare cosa significasse essere un archeomante di successo, una persona di successo nel mondo.

D'altra parte, se c'era la possibilità che Zantafar si trovasse proprio sotto i loro piedi, Quint voleva essere colui che l'avrebbe trovata. Pensò a come Kostambul lo aveva congedato e poi immaginò la sua faccia se avesse scoperto che proprio Quintorius Kand era il responsabile del ritorno di Zantafar al popolo dei lossodonti. Pensò all'orgoglio che avrebbero provato sua madre e suo padre, a come gli altri avrebbero venerato la loro famiglia.

Era quello che voleva.

"Dovrei proprio tornare," disse Quint. "Vi ringrazio per..."

"Non si tratta dei tuoi attrezzi, vero?" disse Hofri. "Come vanno le cose con il tuo mentore? Ancora una delusione?"

"Beh, sa come funziona..."

"Ti ricordi di Siulogma, giusto?" Siulogma di Valdrasheen non era un nome che uno studente di Archeorocca potesse dimenticare. In vita era stata una celebre studiosa, responsabile di alcune delle più venerate storie miniate, tra cui Icore e Ferro: Dialoghi dall'Età del Sangue (un testo obbligatorio nel corso di tattiche militari del Decano Plargg). Da morta era stata, tra le altre cose, il mentore assegnato a Hofri quando era un giovane studente di Archeorocca appena trasferitosi dall'Accademia di Prismari. "Non siamo mai andati d'accordo. Cosa diceva di me? Ah, sì: 'Mi era stato detto che avevi esperienza artistica! Ma quello che ho ricevuto è un ottuso senza speranza che infanga l'intera ricerca della creatività! Non auguro altro che sventure a te e ai tuoi lontani parenti'. Tutto perché non sapevo distinguere il malva dal turchese."

"Sono colori molto diversi."

"Infatti," disse Hofri sorridendo. "Te la caverai a tornare al campus?"

"Penso di sì."

"Sai che puoi parlarmi in qualsiasi momento. In molti pensano di essere soli. Io di certo mi sentivo così."

"Lo farò," disse Quint. "Me la caverò."

Hofri annuì e tornò verso il fuoco. Se Quint avesse dovuto scegliere un mentore convenzionale a Strixhaven, Hofri sarebbe stato quello giusto. Com'era possibile che qualcuno non molto più vecchio di Quint avesse più saggezza di uno spirito esistito per centinaia di anni? Quint finì di raccogliere le sue cose, solo per girarsi e vedere Asterion che agitava la mano da dietro una macchia di arbusti. Si affrettò a tornare nell'oscurità dove il suo mentore era accovacciato vicino al suolo.

"Te la sei cavata alla grande, Quint," disse Asterion. "Ora, passiamo a cose più grandi e migliori, eh?"

"Cose più grandi e migliori," ripeté Quint.

La caverna in cui Asterion portò Quint non mostrava alcun segno di essere un luogo straordinario. Non c'erano tracce — almeno all'inizio — di una città, che fosse perduta, ritrovata o semplicemente dimenticata, né vi erano indicazioni che la caverna stessa fosse qualcosa di diverso da una formazione naturale. Lungo la strada, lui e Asterion aggirarono alcune fosse irregolari che Quint ipotizzò essere antiche cave da cui era stata estratta la pietra destinata a Strixhaven.

"Siamo arrivati," disse Asterion, che apriva la strada reggendo la torcia inestinguibile di Quint. Il pavimento della caverna pendeva dolcemente, ma non in modo uniforme; piuttosto, il terreno scendeva come una serie di gradini naturali fino a spianarsi in un'ampia camera con un'unica colonna di pietra al centro e nessun'altra uscita. Asterion girò intorno alla colonna, tenendo la torcia vicina alla roccia per esaminarla, mentre Quint se ne stava in disparte con le braccia conserte. "Ricordo chiaramente questa formazione."

"E poi?"

Asterion posò la mano sulla superficie della colonna e la fissò, come se solo in quel momento si fosse reso conto che il suo corpo non era di carne e ossa, ma di pietra fredda. "E poi" — si raddrizzò e tolse la mano dalla colonna — "lo scopriremo insieme, non è vero?"

Insieme, ispezionarono la camera alla ricerca di un segno o di un sigillo, di una minima traccia di qualcosa fuori dall'ordinario. "C'è qualcosa che non torna," disse Quint.

Asterion sollevò lo sguardo dall'analisi della base della colonna di pietra. "Tipo cosa?"

"Nessuno si è imbattuto in questa caverna tra quando c'eri tu e oggi? A migliaia sono stati in tutto il Precipizio dei Pilastri nel corso dei secoli. La sua scoperta avrebbe dovuto essere inevitabile."

"Possibile non è la stessa cosa di inevitabile, Quint."

"Ma in un tale arco di tempo..."

Quint posò lo zaino e frugò all'interno finché non tirò fuori una pergamena color bronzo, che srotolò piatta sul terreno. Asterion si avvicinò e si chinò, tenendo il fuoco silenzioso della torcia vicino alla carta.

"Vuota," disse Asterion. "Un po' deludente come finale, non trovi?"

"È magica," disse Quint, infastidito sia dalla testardaggine di Asterion sia dalla propria evidente svista. Sia la ricerca che le operazioni militari condividevano lo stesso principio fondamentale: sapere ciò che già sai prima di cercare ciò che non sai. Immaginò il Comandante Kostambul ridere della sua stoltezza per non aver tenuto conto delle proprie risorse fino a quel momento.

Passò le mani sopra la carta e sussurrò: "Splendore, rimembranza". Un singolo punto di energia dorata divampò dalla pagina. Da lì, diversi raggi si diffusero come linee controllate di elettricità tracciate da un cartografo invisibile che mappava l'intero panorama del Precipizio dei Pilastri. Quint indicò un punto accanto al contrassegno di un ingresso di una caverna. "Questo è il punto in cui si trova il sito di scavo." Poi fece scorrere il dito lungo un sentiero che passava attraverso l'accampamento — quello che presumibilmente lui e Asterion avevano seguito — notando le cave e il letto del fiume. "E noi siamo qui," disse, picchiettando su un altro indicatore all'estremità settentrionale della cresta.

"Non vedo come questo cambi le cose."

"Questi sono punti di riferimento mappati da altri esploratori nel passato di Strixhaven," disse Quint. "Altri sono stati qui."

"Questo è il posto, Quint."

"Allora non so cosa dire," disse Quint, arrotolando la pergamena e sedendosi con la schiena contro la fredda parete di pietra. "Non c'è niente."

Asterion si sedette accanto a Quint. Nessuno dei due parlò. I pensieri si rincorrevano nella testa di Quint. Perché aveva creduto ad Asterion senza alcuna prova? Perché non aveva usato la mappa quando erano ancora al campus per dimostrargli che si sbagliava? Cosa lo aveva spinto a mentire all'unico professore che gli avesse mostrato una qualche forma di empatia?

Rivolse la sua rabbia verso il suo mentore. "Eri così sicuro!" gridò, e la sua voce rimbombò nella caverna. "È stato un inutile spreco di tempo, e tu... tu sei..."

Asterion diede una pacca sul ginocchio di Quint. "Credo che il termine preciso sia 'una delusione'." Sorrise mentre l'espressione di Quint passava dalla rabbia alla sorpresa e al senso di colpa. "In vita ero parzialmente sordo all'orecchio sinistro. Questo mi ha abituato a essere molto attento."

Quint non si era reso conto che il suo mentore avesse sentito la conversazione con Hofri. "Perché non hai detto qualcosa quando eravamo al sito di scavo?"

"Speravo di dimostrarti che ti sbagliavi," disse Asterion. "Sono stato una delusione, vero? Eccoti qui, a cercare la guida di un anziano, e tutto ciò che ottieni è un buffone che blatera di crema al limone e delle sue storie gonfiate di conquiste romantiche."

"Gonfiate?"

"Alcune, non tutte," disse. "Ma devi credermi, Zantafar è qualcosa su cui non sto esagerando. Questa è la verità."

"Non credo che tu stia mentendo," disse Quint. "Penso solo che tu ti stia sbagliando."

"Vis non si sbagliava," disse Asterion con sommessa gravità.

"Dovevi essere molto legato a lui."

Un essere umano molto amico di un lossodonte non era nulla di straordinario ai giorni nostri. A Quint bastava camminare per il campus per vedere vampiri, kor e goblin impegnati insieme nella vita di tutti i giorni. Ma ai tempi di Asterion, il fatto che un nobile come lui facesse amicizia con un brizzolato veterano lossodonte delle guerre non era una cosa da poco. La sua reputazione avrebbe potuto solo risentirne associandosi a un rozzo campagnolo che non avrebbe mai potuto comprendere le sfumature dell'alta società — almeno, questo era il modo in cui i contemporanei di Asterion lo avrebbero percepito. Quell'amicizia era stata un'esplosione silenziosa, una di quelle che avevano gettato le fondamenta affinché Strixhaven diventasse un rifugio per tutti.

"Vis era un brav'uomo," cominciò Asterion. "Ma tutti hanno un passato. Alcuni lo celebrano. Altri scappano. Vis si prese cura di me finché non assunsi i doveri nobiliari di mio padre, quando lui divenne troppo infermo per viaggiare. Visitavo le città, amministravo i consigli dei villaggi. Cose del genere. Non ero molto adatto. Diciamo solo che all'epoca per me era difficile entrare in empatia con chi aveva così poco. Ma ho recitato la mia parte perché dovevo. Un giorno, mentre mi trovavo in un villaggio di frontiera, ricevetti un dispaccio da mia madre che mi informava che Vis era stato arrestato."

"Arrestato per cosa?"

"Un mercante di passaggio a Tarangrad aveva identificato Vis come un infame mercenario lossodonte noto nelle lingue umane come 'Il Macellaio'. Sosteneva che avesse dato fuoco a dei villaggi in nome dell'Impero Kathorrano, per poi fare lo stesso per i suoi vari nemici. Quando raggiunsi Tarangrad, era troppo tardi. Vis era stato messo alla gogna nella piazza della città. Per tre giorni interi lo lasciarono lì, spogliato e umiliato. Senza cibo, senza acqua. La gente continuava a fare i propri affari, ignorando le sue grida. Chiacchieravano con gli amici, compravano merci al mercato centrale, discutevano del tempo mentre lui diventava lentamente sempre più silenzioso, finché non tacque per sempre. In seguito, il suo corpo fu gettato in una tomba anonima per poveri."

"Perché tuo padre non è intervenuto?"

"Lo ha fatto. I cittadini pretendevano che un vecchio zoppo compisse i suoi doveri di signore e pronunciasse una sentenza. Lungi da un uomo del popolo rifiutare, giusto? Quando lo affrontai, non volle darmi una risposta sul perché avesse condannato Vis a morte — disse solo che era vincolato dalla legge. 'Queste sono le regole', insistette."

Storie come questa non finivano nelle grandi epopee storiche — nobili minori e mercenari esistevano da quando gli uomini si contendevano il potere. La maggior parte non meritava nemmeno una riga nell'enciclopedia di uno storico. Certamente una come Siulogma non avrebbe sprecato inchiostro per scrivere i nomi di Asterion o della sua famiglia, figuriamoci di un servitore finito alla gogna. Gli studenti di Archeorocca non avrebbero mai imparato la storia di Asterion in nessuna lezione, per quanto avanzata.

"Non so se Vis abbia fatto quelle cose," disse Asterion. "Mi piacerebbe credere di no. Ma anche se fosse, meritava di dire la sua invece di un giudizio sommario. Quando le regole sono ingiuste, Quint, ci trasformano in tiranni. Me ne andai quel giorno per non tornare mai più. In un modo o nell'altro, avrei espiato il crimine di mio padre. Trovare Zantafar nel nome di Vis mi sembrava un buon primo passo."

Quint si alzò e tese la mano verso il suo mentore. "Forse ci sfugge qualcosa."

Asterion prese la mano di Quint e si tirò su. "Mi credi?"

"Credo nella possibilità," disse Quint, incapace di trattenere un sorriso che gli si allargava sul volto. "E siamo arrivati fin qui, quindi perché non essere extra sicuri di aver controllato tutto?"

"Questo è lo spirito giusto! Quindi, da dove cominciamo?"

"Dalla leggenda," esordì Quint. "La maggior parte delle versioni inizia con una descrizione della città."

"È così che la ricordo anch'io."

"E poi il crollo. A volte la colpa è degli elfi, altre volte dei troll o dei nani."

"Esatto. Sempre un tradimento," disse Asterion. "Assistendo alla distruzione del suo popolo, Xyrun-Jed decise che avrebbe preferito vedere la città crollare piuttosto che vederla saccheggiata e conquistata."

"Alcuni dicono che gli dei dell'antichità inviarono un grande terremoto per giustizia. Altri narratori parlano di un esercito spettrale di antenati lossodonti che trascinò la città nell'abisso. E altri ancora ipotizzarono che Jed stesso fosse un mago segreto e avesse usato la sua magia per sigillare la città in un reame in cui i suoi nemici non potessero entrare e reclamare i suoi segreti. Il risultato finale è stato lo stesso in ogni caso: i lossodonti furono dispersi ai quattro angoli delle Terre Vaste, destinati a non ricongiungersi mai finché la città di Zantafar non fosse stata più perduta."

"E poi il Cantico di Jed."

"No," disse Quint. "Fa riferimento a Zantafar ma non fa parte della leggenda."

"Vis lo includeva sempre quando raccontava la storia," disse Asterion. "Diceva che era la parte più importante — il cuore di tutto. Questo è ciò che gli aveva detto suo padre, e suo padre prima di lui."

"Perché mai..." — un'idea invase la mente di Quint, un'idea così assurda da avere il sapore della verità — "se Zantafar fosse stata inghiottita da un cataclisma o dalla maledizione di antichi spiriti, sarebbe perduta davvero per sempre. Tuttavia, se Zantafar fosse stata nascosta, coloro che l'hanno nascosta si sarebbero assicurati che solo le persone giuste potessero avervi accesso."

"Un lossodonte," disse Asterion.

"O qualcuno che conoscesse le storie del popolo dei lossodonti." Quint si avvicinò alla colonna di pietra e pronunciò ad alta voce i versi del Cantico di Jed:

Scendi i gradini, o pellegrino, o viandante. Per trovare Zantafar, devi cercarla, Per cercare Zantafar, devi abbracciarla, Per abbracciare Zantafar, devi accettarla, Per accettare Zantafar, devi conoscerne il cuore.

Un sordo rombo scosse la caverna e, con un suono stridente, la colonna si ritrasse nel terreno, lasciando un'apertura che conduceva a un'oscurità impenetrabile.

"Ricordo," cominciò a dire Asterion mentre lui e Quint si avvicinavano alla botola. Sentendosi completamente rinvigorito in tutto il corpo, Quint frugò nella borsa finché non ripescò un martello, dei chiodi da roccia e una corda. Piantò un chiodo nella pietra e vi legò un'estremità della corda, stringendo forte il nodo.

"Vado giù," disse, afferrando la torcia con la proboscide. Quint si avvicinò al bordo del foro e strinse la presa sulla corda. Non proveniva alcun suono dal basso — niente vento, niente acqua, nessuna traccia di movimento. "Quando grido, tu seguimi, d'accordo?"

"Aspetta," disse Asterion. "Ti rendi conto che se io sono arrivato fin qui, poi non sono più tornato?"

"Lo so. Ma è troppo importante per tirarsi indietro adesso."

"In qualità di tuo mentore, vorrei consigliarti di essere più prudente."

"Proprio adesso?"

"Sai cosa significa essere morti?" chiese Asterion. "Significa trovarsi in un luogo di nebbia e silenzio, vagando per corridoi che finiscono bruscamente o che si ripiegano su se stessi all'infinito. Scale che non portano da nessuna parte e colline che scendono verso l'infinito. Significa esistere in un luogo dell'oblio, di un vagare senza fine e senza scopo. Ogni grande porta conduce a un misero sgabuzzino delle scope. Ogni persiana si apre su una finestra oscurata da una sporcizia incessante. È lì che vado quando non sono con te. Non so se sia la mia penitenza o se questo sia il destino di tutti coloro che muoiono, ma vorrei risparmiartelo, se posso. Vorrei non avere un'altra morte sulla coscienza."

"Capisco. Ma io non sono qui da solo, come lo eri tu. Se succede qualcosa, tirami su."

Quint piegò le ginocchia e raddrizzò le spalle mentre si sporgeva all'indietro sul vuoto. Asterion si inginocchiò accanto al chiodo di roccia e gli fece un cenno con il capo. Con una spinta delle gambe, Quint si calò nell'oscurità. Per il primo minuto non vide altro che la parete di roccia. Ma presto l'apertura si allargò in una grande camera. All'inizio pensò che il luccichio sulla parete della stanza fosse un qualche tipo di deposito minerario. Ma man mano che scendeva, quel bagliore si rivelò provenire da un'enorme statua d'oro di un lossodonte disteso, tempestata di gemme incastonate e giada che gli abbagliarono gli occhi. Superava di gran lunga la statua di Kollema, uno dei primi professori di Archeorocca, posta al centro dell'aula che portava il suo nome.

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Scoperta Emozionante | Art by: Campbell White 


Quint toccò terra e gridò ad Asterion di scendere, mentre si avvicinava per esaminare meglio la statua. Non c’era alcuna targa con il nome, ma non poté fare a meno di pensare che si trattasse di un monumento a Xyrun-Jed in persona. Se era fatta di oro puro, come Quint sospettava, il suo valore poteva superare le casse del tesoro di alcune delle più grandi nazioni delle Terre Vaste. Quel tesoro, tuttavia, era nulla in confronto a ciò che si estendeva oltre di esso.

"Quint," sentì chiamare alle sue spalle. Era Asterion, in piedi sopra quello che Quint aveva scambiato per un cumulo di terra sul pavimento.

Quint si avvicinò e vide un corpo umano, o quel che ne restava dopo seicento anni. Pezzi di metallo attaccati a brandelli di stoffa coprivano il grigio-azzurro della carne mummificata. A un esame più attento, Quint notò rotture e fratture in alcune delle ossa scoperte. La gamba sinistra era piegata in modo innaturale, al contrario rispetto al ginocchio, e il braccio sinistro sembrava essersi spezzato in più punti.

"Sono caduto," disse Asterion. "Non pensavo che fosse così profondo. Un errore così stupido, impulsivo. Credevo di aver fatto qualcosa di straordinario, e invece ero solo uno sciocco la cui vita non è valsa a nulla e la cui morte è stata priva di significato."

Quint posò la mano sulla spalla del suo mentore. "Non è vero. Hai trovato qualcosa di significativo per ogni lossodonte su Arcavios." Allungò la torcia e diresse lo sguardo di Asterion verso la caverna sottostante. "Hai trovato quella." Incastonata nella roccia molto più in basso, una sconfinata metropoli fantasma sorgeva dalla pietra, illuminata in un eterno crepuscolo da funghi luminescenti sulla volta. La guglia di un lontano palazzo si ergeva sopra i tetti, invitando i primi ospiti dopo millenni a entrare ed esplorare i suoi segreti. "Che ne dici se andiamo a dare un'occhiata in giro?"

"Quint, amico mio, ho aspettato per secoli. Non un momento di più."