Genitori, è giusto far notare che questa storia contiene contenuto che potrebbe essere non adatto ai lettori più giovani.
Mente tranquilla, passi tranquilli.
Procedo sulla scalinata che conduce alla Biblioteca delle
Antiche Leggi. Ho praticamente memorizzato il percorso: 112 scalini attraverso
la Passeggiata della Verità, 212 scalini fino a raggiungere il Padiglione della
Giustizia, 87 scalini che attraversano le stoiche Sale della Ragione. Ed ora mi
mancano solamente 33 scalini da salire attraverso la foschia delle Cascate
della Giustizia. Le goccioline d’acqua bagnano le mie vesti, mentre la cascata
alta quindici piani si trasforma in vapore appena prima di raggiungere il piano
terra del complesso della Colonna Jelenn. Se avessi guardato in basso, avrei
visto centinaia di burocrati e membri legislativi degli Azorius camminare per
l’atrio in file ordinate, ma non oso farlo. Perderei sicuramente il passo, e
senza corrimano per sostenermi nel caso inciampassi…
Mente tranquilla, passi tranquilli. Mente tranquilla,
passi tranquilli.
La vasta arcata della biblioteca legislativa finalmente mi accoglie, ed io esalo un leggerissimo sospiro di sollievo per il fatto di trovarmi su una superficie piana. Vengo immediatamente avvolto dall’aroma dei polverosi tomi di legge: tesori di ordine e virtù rilegati in cuoio. Quasi tutti i maghi della legge della mia coorte eseguono le loro ricerche nella biblioteca runica, ma con una storia antica quanto quella di Ravnica è meglio studiare anche le origini grazie alle quali le nostre leggi sono state scritte. Qui posso consultare la prima bozza del Patto delle Gilde, protetta da otto centimetri di vetro incantato e scritta da Azor in persona. Se si osserva attentamente, sulla quinta pagina si può perfino notare un filo di pelo blu proveniente dalla sua criniera. La bozza originale era afflitta da appigli legislativi talmente grossolani che anche un wurm sarebbe riuscito a coglierli ma, lentamente e metodicamente, Azor li aveva eliminati tutti con note a margine scritte in rosso, ora più simile a sangue secco. Nella mia missione per il raggiungimento della perfezione attraverso la legge, sono arrivato ad apprezzare questo processo che consiste nello scandagliare il passato alla ricerca di punti deboli, così da permetterci il futuro più ordinato possibile.

“Recuperami questi” sussurro all’omuncolo che gestisce la
biblioteca. Gli passo la lista dei testi su cui lavorerò oggi. Mentre se ne va
scorrazzando, allungo il collo, sbirciando oltre le pareti dei vari studioli
alla ricerca di Tagan. Non era nei suoi alloggi l’ultima volta che l’ho
cercata, ed ero troppo impaziente per attendere il suo ritorno.
L’inaccessibilità della Biblioteca delle Antiche Leggi la rende uno dei luoghi
preferiti per le sfingi, quindi è molto probabile che si trovi qui. Finalmente individuo
il pelo striato blu e marrone della mia mentore, quindi entro furtivamente
nello studiolo adiacente.
L’omuncolo appoggia i libri sul mio tavolo, insieme ad un
sigillo di traduzione per comprendere al meglio i termini più antiquati.
Tramite il linguaggio dei segni mi chiede se abbia bisogno anche di un servizio
volta-pagine, ma lo congedo con un gesto e mi immergo nella sezione che avevo
lasciato in sospeso durante la mia ultima visita. È difficile concentrarsi con
Tagan così vicina, sapendo che è a conoscenza dell’esito comunicato dal Senato
riguardo la mia ultima runa di legge. Il cavillo che avevo risolto era
piuttosto grande, e la nuova legge che avevo abbozzato consisteva in tre pagine
di legalese giudiziosamente intricato, incluse quindici doppie negazioni,
dodici triple negazioni, sette note a piè pagina e ventotto condizioni: tutto
in una sola, perfetta frase.
Combatto il mio nervosismo ed il mio desiderio di fare leva
su Tagan per avere qualche risposta, per poi perdermi in una vecchia mappa del
Decimo Distretto in attesa che la mia mentore mi noti. Passo il dito lungo la
Passeggiata Transgilda, notando tutte le differenze in cinquecento anni di
storia. Molti dei quartieri raffigurati sulla mappa ora sono sotto l’influenza
dei Gruul. Il Quartiere Fantasma era grande il triplo rispetto ad ora. Lo Zonot
Sette non era nient’altro che un laghetto. E andando a monte si può notare
un’enclave Azorius pienamente operativo: una comunità prospera in passato, che
ora giace in rovina grazie ad un tratto di terra che occupa trenta quartieri
gestito dai chimimaghi Izzet esiliati, conosciuto con il nome di Cisterna degli
Esperti.
La Fallacia Giurisdizionale della Cisterna degli Esperti era uno dei problemi preferiti da sottoporre ai maghi della legge del primo anno. Nessuno nella mia coorte l’aveva risolto, e nessuno ci è mai riuscito in tutti questi anni. Quattro gilde hanno rivendicato il loro diritto riguardo la zona su cui risiede la Cisterna degli Esperti:
- I
primi sono i Golgari, dato che la “terra” su cui si erge la Cisterna degli
Esperti in realtà è un mucchio di rifiuti che ostruisce il fiume. Man mano
che aumentano i rifiuti, così fa anche il territorio della Cisterna degli
Esperti. Prima era una piccola striscia di terra con qualche decina di
residenti, mentre ora conta più di duemila abitanti. Questo cumulo di
rifiuti ha sviluppato ramificazioni sia a monte che a valle, e i Golgari
sono decisi a risolvere la situazione.
- I
secondi sono i Simic. Il fiume si butta direttamente dentro lo Zonot
Sette, e sarebbe una perfetta arteria acquatica se solo potessero avere il
diritto di passaggio. E ci si liberasse di tutti i rifiuti.
- I
terzi sono gli Azorius, visto che tecnicamente è perfettamente adiacente
alle nostre terre. I quartieri attorno alla Cisterna degli Esperti sono
quelli che hanno sofferto di più per la sua presenza a causa dell’alto
numero di esperimenti pericolosi e non sanzionati i cui terribili effetti
tendono ad oltrepassare i confini della Cisterna degli Esperti.
- Ed
infine, gli Izzet affermano che la Cisterna degli Esperti stessa sia
costruita con parti di ebollitori rubate dalla Fonderia Mizzium. La Lega
nega ogni affiliazione con i chimimaghi esiliati, dicendo che la loro
sconsideratezza e la loro ingegnosità caotica sta facendo sfigurare il
nome della gilda… e detto da loro fa capire molte cose.
È un’esercitazione inutile. Non ci sarà mai un accordo su
chi potrà ottenere la corretta giurisdizione. L’ultima volta che qualcuno provò
a reclamarla per vie legali, scoppiò quasi una guerra. Quindi ora rimane lì,
praticamente senza governo, senza alcun tipo di politica né servizi a causa di
una serie irreparabile di cavilli legislativi.
Volto la pagina e, come per farmi dispetto, il bordo della
carta scivola rapidamente attraverso la mia pelle… uno dei molti pericoli di
essere un mago della legge. “Per la criniera immacolata di Azor!” impreco, ben
due livelli sopra ad un sussurro. Stavo praticamente urlando, per essere in una
biblioteca.
“Reza?” chiama la voce di Tagan dallo studiolo a fianco.
Dall’alto spunta la sua testa, poi allunga le sue zampe oltre la divisoria e mi
guarda dall’alto. “Pace e ordine a te” sussurra, salutandomi.
“Buone nuove anche a lei” dico io, per poi lasciare un
momento di silenzio così da riordinare i nostri pensieri. Il galateo impone che
durante un incontro non previsto all’interno di un istituto di apprendimento
tra maghi della legge con ranghi differenti, quello con rango inferiore sia il
primo ad iniziare la conversazione dopo i convenevoli, ma dal modo in cui la
coda di Tagan si sta agitando capisco che non vede l’ora di comunicarmi delle
notizie, quindi le cedo la parola con un cenno del capo.
“Il Senato ha esposto il verdetto riguardo la tua runa di
legge sulla risoluzione del cavillo sull’identità” dice lei.
“E?” chiedo io, con il cuore che mi batte così forte nel
petto da pensare che di lì a breve l’omuncolo sarebbe arrivato per zittirmi.
“L’hanno adorata. È così intricata. Così completa. Maestro Baan ha detto che è la legge più acuta che abbia visto negli ultimi mesi. Sta venendo inviata agli aeroscribi proprio mentre parliamo.”

“Lui ha detto così? Quelle esatte parole?” Sento che le mie
guance si stanno scaldando, con il blu della mia pelle che vira al viola a
causa dell’onore che mi è stato concesso.
“Non oserei mai parafrasare una frase del Maestro Baan senza
prima esserne sicura.”
Un’ondata di nausea mi coglie. Questa è la mia prima legge
che viene scritta sopra i cieli del Nuovo Prahv. È stata la mia scoperta più
complicata, e quella di cui andavo più fiero. Dal momento in cui trovai il
cavillo sapevo che avrei attirato l’attenzione, ma addirittura un’aeroscritta?
In così poco tempo? A breve la mia coorte inizierà ad adularmi. Grazie a tutte
le ore investite per scrivere quella legge, le strade sarebbero state più
ordinate. I cittadini si sarebbero sentiti più sicuri a camminare per le vie di
Ravnica, anche di notte. Un altro passo verso la perfezione.
“Hai ottenuto l’attenzione di Baan.” Lei salta sopra il muro
ed atterra, in perfetto silenzio. Poi redige un incantesimo di isolamento
attorno a noi. Se non fossi un suo apprendista, non avrei mai notato il lancio
della magia: un impercettibile fremito della sua zampa anteriore destra. “Ora è
il momento di continuare con qualcosa di altrettanto notevole. Su che cos’altro
stai lavorando?”
Avevo dato così tanto di me stesso per scrivere l’ultima
legge, che non ho avuto tempo di pensare a cosa fare dopo. “Bè” dico io,
cercando un’idea. “C’è sempre la Fallacia Giurisdizionale della Cisterna degli
Esperti…”
Lei inarca la schiena, stiracchiandosi per la noia. “Gli
indovinelli da primo anno non faranno colpo su Baan” dice lei. “Qualcos’altro?”
Le espongo velocemente alcune idee, ma non ho già più la sua
attenzione. Il sigillo di traduzione sul bordo del mio tavolo sembra essere più
interessante, per lei. Lo sposta con la zampa finché non scivola oltre il
bordo. Io lo afferro prima che possa cadere sul pavimento. Mantengo il sigillo
stretto nella mia mano. Se lo rimettessi dov’era, lei lo butterebbe giù di
nuovo, ma questo pensiero mi fa venire in mente un’idea riguardo i trasgressori
recidivi.
“Ho notato un possibile cavillo mentre eseguivo alcune
ricerche la scorsa settimana… una clausola che lega la durata delle sentenze di
detenzione ai ratei di recidività. Teoricamente, potremmo ottenere delle
sentenze di valore negativo se il rateo fosse abbastanza basso. L’avrei preso
in carico prima, ma faceva riferimento ad un’antica Legge Azorius, la 394-H, e
avrei avuto bisogno di qualcuno che andasse a recuperarmi le relative pergamene
presso gli Archivi Storici per avere conferma.”
Tagan tira su la testa appena finisco di parlare. “I cavilli
teorici sono facili da sensazionalizzare. Possiamo convincere il popolino di
come siamo riusciti ad evitare un imminente disastro nel nostro sistema
detentivo, e così sarà più facile giustificare i nostri salari. Però ci
vorranno giorni per l’approvazione del trasferimento inter-bibliotecario.
Dovresti visitare gli Archivi Storici di persona, fintanto che la tua runa è
ancora fresca nel cielo.”
Lei nota la mia esitazione. Non è la reazione che si
aspettava.
“Non dirmi che non sei mai uscito dal Nuovo Prahv” dice
Tagan.
“Certo che sono uscito!” dico io. Qualche anno fa. Otto, per
l’esattezza, ma a volte sono così trincerato nel conseguimento dell’ordine, che
mi dimentico che Ravnica è più di un mondo teorico sul quale io promulgo leggi.
Gli Archivi Storici non sono lontani. E sarebbe spettacolare
vedere gli incombenti golem degli archivi che girovagano tra quegli scaffali a
lungo abbandonati. Sono letteralmente storia legislativa ambulante. Ma poi i
numeri iniziano a girare nella mia testa: due leggi nel cielo nella stessa
settimana, un viaggio in grifone di venti minuti, sessanta metri di altezza,
volare sulle teste di migliaia e migliaia di abitanti di Ravnica.
Mente tranquilla. Mente tranquilla.
Non c’è bisogno di andare nel panico. Andrà tutto bene.
L’ufficiale per le richieste di volo prende la mia
documentazione, verifica la mia runa di identità, e poi mi scorta alle stalle
dei grifoni, situate su una delle cupole più alte del Nuovo Prahv. Sette
piattaforme danno accesso alla città, formando un crocevia aereo per gli
arconti, le sfingi ed i totteri di sorveglianza blu e argento che sfrecciano
dentro e fuori, con le loro inudibili ali di luce runica pulsante.
“C’è molta confusione qui fuori” mi dice l’ufficiale per le
richieste quando nota che ho smesso di camminare, sbalordito dall’incredibile
vastità della città sottostante. “È il tuo primo volo?”
Io annuisco.
“Andrà bene. Il nostro è un solenne dovere, ma degno del
nostro tempo e dei nostri sforzi.”
Sentendo la parola “dovere”, le mie gambe smettono di tremare e riesco ad arrampicarmi su un grifone. All’inizio sono incerto, ma l’ufficiale mi assicura che questa bestia gestisce bene chi non ha esperienza di volo. Ritrovo la mia sicurezza ed il mio equilibrio mentre controllo che le mie due borse siano perfettamente allineate: contengono i testi di riferimento necessari che Tagan ha permesso che prendessi in prestito dalla sua biblioteca personale. Ora sono pronto per andare all’Archivio e farmi una nomea all’interno di questa gilda. Qualche secondo dopo, sono già al largo della piattaforma e sto volando nel cielo. Il grifone scende rapidamente, poi vira a sinistra ed inizia a salire. Passa esattamente in mezzo ad una delle nuove rune di legge sopra la Sala di Gilda. Ce ne sono così tante che sarebbe impossibile evitarle tutte. Mi guardo intorno alla ricerca della mia, e tremo quando la vedo.
Legge Azorius 3455-J La mancata esibizione di una runa di identità…
E poi le rune si assottigliano, e Ravnica si mostra nella sua interezza, lasciandomi senza fiato. La città si estende a perdita d’occhio, un’accozzaglia di colori e stili diversi, edifici che spaziano da enormi e massicci a piccolissimi, e tutte le dimensioni intermedie. Ma per quanto il suo popolo sia diverso, tutti sono uniti dalle stesse leggi nello stesso cielo. Sì, il Senato Azorius non ha molti amici tra le altre gilde, ma non è nostro dovere coltivare delle amicizie. Dobbiamo invece concentrarci sulla preservazione dell’ordine, affinché la città non cada vittima del caos.

Dopo dieci minuti di volo, la strada è bloccata da uno
strano sciame di totteri sospeso in aria come fosse una nuvola. Il grifone
esegue una manovra per aggirarli, ma poi una scarica elettrica viola parte dal
terreno e sfreccia nel cielo, colpendo il tottero più vicino a noi. Un altro
tottero viene abbattuto, e il mio grifone si spaventa. Vira bruscamente a
sinistra, a destra, e poi indietreggia. Io cerco di compensare i suoi movimenti
per stabilizzarlo, ma i miei sforzi peggiorano la situazione e perdo la presa.
Subito dopo, sto cadendo.
Agitato e guidato dal puro istinto, cerco di raggiungere uno
dei totteri mentre ci cado di fianco, afferrandolo sul lato. Rallenta un po’ la
mia caduta, ma non abbastanza. Fatica a reggere il mio peso e, una alla volta,
le ali alimentate dalla magia iniziano a spegnersi, finché entrambi non siamo
in caduta libera.
Ma non è una dura pavimentazione che interrompe la mia
caduta, in quanto il mio atterraggio viene ammorbidito… oh, mi fa comunque male
tutto, e la mia mente sta pulsando, ma almeno sono vivo. Il primo pensiero
compiuto che riesco ad elaborare è che le mie vesti sono macchiate. Il secondo
pensiero è che sono macchiate col mio sangue. Quelle due terribili notizie
vengono assolutamente ridimensionate quando capisco esattamente su cosa sono
atterrato. Un cumulo di rifiuti. Un gigante cumulo di rifiuti.
Percepisco l’orrore collettivo di tutti i miei antenati
vedalken che gridano all’unisono. I miei addetti alla pulizia dovranno
grattarmi via la pelle. Darò alle fiamme questi vestiti e farò lanciare le loro
ceneri nello zonot più profondo. Ma sono piuttosto sicuro che non riuscirò a
ripulire la mia mente da questo ricordo.
“Aiuto!” grido, ma è un sussurro da biblioteca. “Aiuto!” Ci
riprovo, e la parola riesce ad uscire dalla mia gola mentre mi dimeno.
“Stai bene” brontola una voce profonda e rassicurante. Alzo
lo sguardo e vedo una grossa faccia umana, con una rossa barba incolta e dei
grossi occhialoni di bronzo. Se qualcuno mi avesse detto che da qualche parte
nel suo albero genealogico fosse stato presente un gigante, ci avrei certamente
creduto. “Hai fatto un bel volo. Sei fortunato ad essere vivo.” Mi offre una
mano coperta di grasso. O almeno spero che sia grasso. La accetto
controvoglia.
“Non mi sembra proprio fortuna” dico io, togliendomi un
pezzo di melma gelatinosa dalla guancia.
“Ah, hai ragione. Sembra che qui intorno ci sia un genio
pazzo che spara ai totteri nel cielo. Non ti sei fatto male, vero?”
“Solo all’orgoglio, suppongo. Dove mi trovo?” chiedo.
“Cisterna degli Esperti” dice il tizio. “Io sono Hendrik. I
miei amici mi chiamano Hennie. O Grande Hen. O B.H. O Benny Due-Orologi a causa
di quell’incidente con un cercatore esplosivo un po’ sbadato predisposto a
leggere male i valori nei quadranti. Mi si era fermato il cuore.” Si colpisce
il petto. “Ma il Caro Doc me ne ha raffazzonato uno nuovo. Tiene l’orario
meglio di un orologio del laboratorio di Continuità!”
“Io sono Reza” dico lentamente, non so se il motivo è la
confusione che mi ha creato in testa questo tizio, oppure il trauma causato
dalla caduta. “I miei colleghi mi chiamano Reza.” Mi guardo intorno, oltre il
cumulo di rifiuti. È questa la Cisterna degli Esperti? Degli
ebollitori placcati di mizzium si intrecciano per le strade, come un infinito
labirinto di intestini. Non sono invecchiati bene, e gli edifici sono ricoperti
di numerosi strati di parti di metallo fuso. Decine di valvole di pressione
rilasciano vapore ed altri gas più nefasti per le strade, avvolgendo il
quartiere in una terribile foschia giallognola. Non riesco a capire perché mai
una gilda vorrebbe avere il controllo di questo territorio.
“Benissimo, Reeze. Perché non vieni a casa con me? Ti daremo
una pulita e ti faremo tornare in cielo in men che non si dica.”
“È Reza. E, senza offesa, ma penso che sarebbe più prudente
se tornassi immediatamente al Nuovo Prahv, visto che non ho idea delle vostre
intenzioni nei miei confronti.”
“Fa come vuoi” dice Hendrik, poi se ne va lentamente
scendendo dal cumulo di rifiuti. “Però dovresti stare attento ai wurm di
compostaggio.”
Saltello sul posto. “Wurm di compostaggio?”
“Qui non c’è lo smaltimento dei rifiuti, quindi dobbiamo
arrangiarci.”
Mi muovo velocemente per scendere dal cumulo di rifiuti, poi
analizzo le mie vesti completamente sporche. Non posso proprio tornare al Nuovo
Prahv in queste condizioni. Se i miei colleghi avessero captato la voce che mi
fossi insozzato in questo modo, non riuscirei mai ad ottenere nuovamente il
loro rispetto. “Mi potete garantire che le vostre intenzioni siano virtuose?”
chiedo a Hendrik, mascherando la disperazione nella mia voce con un’aria
formale. “Non concedo il mio consenso di essere utilizzato come soggetto per
dei test di un qualche folle esperimento.”
“Ti prometto che non subirai più nessuna sfortuna.”
Mi sembra un uomo di parola, e sto terminando le mie opzioni, quindi lo seguo fino a casa.
Per qualche ragione, pensavo che l’architettura degli
ebollitori industriali della Cisterna degli Esperti fosse soltanto una facciata
mal concepita, e che l’appartamento di Hendrik avrebbe rivelato delle comode
sale per rilassarsi e per mangiare, insieme a tutti i comfort di una casa. Ma
all’interno è addirittura peggio. Tubi di bronzo e valvole sbucano da ogni
spazio possibile, creando pericoli di cadute e bruciature in ogni dove. La sua
intera abitazione è talmente inondata dal vapore che le mie vesti iniziano ad
incresparsi. Io inizio a sudare copiosamente, ed Hendrik mi fa spostare verso
un angolo leggermente meno vaporoso.
“B.H.? Sei tu?” dice una voce, sovrastando il clangore del
metallo e lo stridio di vecchi ingranaggi.
“Insieme ad un ospite!” grida Hendrik. “A quanto pare piovono uomini. Quel maniaco col generatore di fulmini globulari sta ancora sparando ai totteri in cielo.” Mi dà una gomitata tra le costole. “Reezey qui, è la sua ultima vittima.”

“Reza” Lo correggo nuovamente, mentre un agile umano entra
nella stanza. È così magro e aggraziato che potrebbe essere un vedalken, se non
fosse per la tonalità della pelle ed il folto mucchio di ricci sulla sua testa.
“B.H. ti ha già dato un soprannome. Sei nei guai. Vuol dire
che gli piaci.” Sorride. “Io sono Janin. Tengo insieme gli ingranaggi di questa
topaia. Maestro Chimimago, se ti piacciono i titoli rispettabili.”
“Fallo lavare e dagli da mangiare, eh, Lunotto?” dice
Hendrik a Janin mentre si mette una borsa di attrezzi sulla spalla. “Troverò un
modo per farlo tornare a casa.”
“Lunotto?” chiedo a Janin dopo la partenza di Hendrik.
“Dice che i miei occhi brillano come le lune” dice Janin,
scrollando le spalle. “Nessun’altro mi chiama in quel modo. B.H. è un po’...
eccentrico. Anche per un chimimago sbadato con un leggero desiderio di morte.
Quindi, Reza… è l’abbreviazione di Rezajaelis?”
Lo fisso, meravigliandomi di come potesse saperlo, e di come
l’abbia pronunciato senza alcun problema. “Sì… ma come-”
“Sono stato cresciuto da dei vedalken. I miei genitori
biologici vennero uccisi in un’esplosione di un laboratorio a qualche isolato
da qui. Ma’ e Pa’ si sentirono in parte responsabili per le vescicospire
difettose.”
“Mi dispiace” dico io, anche se nel profondo della mia mente
non posso far altro che pensare che se avessero avuto la giusta supervisione
forse l’incidente non sarebbe nemmeno capitato.
“Però è così che funziona nella Cisterna degli Esperti. Se
le tue invenzioni fanno del male a qualcuno, fai del tuo meglio per rimediare.
Mi hanno accolto senza nemmeno esitare. Non possiamo contare su nessun altro,
quindi dobbiamo affidarci gli uni agli altri.” Mi indica un’apertura tra dei
tubi di rame. “Lascia che ti mostri il bagno.”
Digrigno i denti e lo seguo, sperando che la vasca non mi
lasciasse più sporco di quanto già non fossi. Ma quando Janin apre la porta,
dentro si rivela una piccola oasi. La porcellana brilla. Mi passa due
asciugamani ed una fiala di oli detergenti vedalken. “Avevo intenzione di darli
a Ma’ per festeggiare i suoi riti di purificazione, ma sembra che tu ne abbia
più bisogno.”
Devo avere uno sguardo confuso sul volto, perché poi lui
sorride nuovamente con quel suo sorriso disarmante. “Mi sono dimenticato che tu
vieni dal Nuovo Prahv. Probabilmente sei abituato ad avere i tuoi addetti alla
pulizia e tutto quanto. Vieni, ti faccio vedere.” Gira una manopola di bronzo e
l’acqua inizia a fluire. Poi apre la fiala e lascia cadere qualche goccia di
olio all’interno della vasca. Una nebbiolina azzurra fluttua sopra la
superficie dell’acqua. “Puoi lasciare le tue vesti fuori dalla porta. Posso far
sparire quelle macchie.”
E anche lui sparisce, sbattendo la porta dietro di lui. Gli
oli detergenti sono potenti, al limite del tossico, soprattutto per gli umani
ed altre creature con sensi meno fini. Ma per i vedalken questo odore
astringente è degno di devozione.
Infilo la fiala nella mia borsa, poi appoggio le mie vesti
fuori. Janin non si sbagliava riguardo agli addetti alla pulizia.
Ciononostante, non ho intenzione che questa escursione abbia la meglio su di
me, quindi pulisco la mia pelle al meglio delle mie capacità, poi mi immergo
sott’acqua, e passo diversi minuti pensando intensamente.
Quando riemergo, l’aria colpisce il mio volto e mi riposo
per un momento, abituando nuovamente il mio corpo a respirare con i polmoni.
Janin sta ancora raschiando le macchie quando lo raggiungo
in quelli che sembrano essere gli alloggi. Alza in alto le vesti e,
effettivamente, il tessuto è quasi immacolato. Molti umani ora si fermerebbero
e direbbero che è pulito, ma Janin torna al lavoro finché non rimane nemmeno
una traccia di imperfezione.
“I tuoi genitori ti hanno cresciuto bene” dico io. Lui ride,
ed iniziamo a chiacchierare delle nostre consuetudini vedalken preferite,
perdendo la cognizione del tempo. Ma quando la luce all’esterno inizia a
cambiare, così fa anche la postura di Janin.
“B.H. dovrebbe tornare ora” dice lui. “Sta diventando buio.”
Il modo in cui ha detto “buio” lo fa sembrare veramente qualcosa di sgradevole.
“Dovremmo andare a controllare all’officina. È ossessionato da quel luogo.”
Quindi ci avventuriamo un paio di vie più in là, dove la
macchinazione che è la Cisterna degli Esperti raddoppia in dimensioni e
complessità. Il mizzium qui è così denso da sentirlo quasi tra i denti.
Entriamo attraversando un grosso portello di bronzo e, dentro, centinaia di
sperimentatori sono riuniti, mostrando le loro invenzioni. Uno sciame di
spiritelli a cricchetto ci taglia la strada; ognuno trasportava un bullone
lucente. Ci sono scintille dappertutto. Degli elementali intrappolati sbirciano
da una collezione di sfere di vetro. Una folla si sta formando attorno ad una
donna che afferma di riuscire ad evocare squarci grazie a della magia elettrica
corrotta. Mi fermo ad osservare, con violazioni della sicurezza che scorrono
nella mia mente. Ha infranto ventotto leggi nei tre minuti in cui mi sono
fermato a guardarla. Dell’elettricità viola si accumula nelle campane di
conservazione in vetro della sua invenzione e poi si propaga attraverso un
lungo bastone. Una vibrazione gorgheggiante mi riempie le orecchie, ed
effettivamente di fronte a lei si apre un piccolo squarcio, talmente oscuro da
fare male agli occhi.
“Farà del male a qualcuno con quello” dico a Janin.
Lui si limita a scrollare le spalle e dice: “Probabile.”
“Ma non dovremmo-”
“No, non dovremmo. Forza. Rimani vicino.” Ma la folla è
numerosa. Troppo numerosa. Inizio a sentirmi nauseato e ho bisogno di calmarmi.
Corro verso l’uscita, e Janin chiama il mio nome, ma ho bisogno di silenzio
come ho bisogno di aria.
Mente tranquilla, passi tranquilli.
Le vie vanno meglio, sono larghe e più aperte, e riesco
nuovamente a respirare. Una lunga ombra sottile si staglia sul terreno di
fianco a me. Penso che Janin mi abbia trovato, ma quando alzo lo sguardo vedo
un vedalken. Si avvicina, e io cerco di sorridere oltre il mio nervosismo, ma
lui si avventa su di me. Punta alla cinghia di una delle mie borse. La apre e
poi corre via con i miei preziosi testi di riferimento. Non riesco nemmeno ad
immaginare la delusione di Tagan nel caso in cui tornassi al Nuovo Prahv senza
di essi, quindi inizio l’inseguimento, correndo per quasi tutta la Cisterna
degli Esperti prima di perderlo di vista in un groviglio di tubature di bronzo.
Esausto, mi prendo un attimo per riprendere fiato, poi capisco di aver bisogno
di aiuto per recuperare quei libri. Lentamente e costantemente, mi arrampico su
per le tubature, avventurandomi in territorio non contestato, dove la legge
Azorius è incontrovertibile.
Tre agenti di polizia mi si avvicinano, ed io tiro un
sospiro di sollievo alla loro vista. Dalle pieghe sulle loro fronti, sospetto
che loro non siano altrettanto contenti di vedere me.
“Ehi, tu” mi dice uno degli agenti. “Qual è il tuo scopo
qui?”
Il mio scopo? “Mi dispiace… Vi stavo cercando-”
“Qual è il tuo nome? Vivi da queste parti?” Le domande
continuano ad arrivare, ed io rimango stordito dal loro atteggiamento brusco.
Gli agenti di polizia che ho incontrato al Nuovo Prahv erano sempre stati
gentilissimi.
“Abbiamo ricevuto segnalazioni riguardo un rapinatore che sta portando scompiglio da queste parti” dice lui, e finalmente penso che stiamo andando da qualche parte, ma poi dice: “Tu corrispondi alla descrizione. Alto. Blu. Pelato.”

“Quindi, un vedalken?” dico io. “Potrebbe essere chiunque!”
“L’ultima volta è stato visto con una borsa a tracolla…
proprio come quella. Diamo un’occhiata, che dici? Cosa c’è dentro?”
“La mia proprietà privata!” So che esistono leggi che mi
proteggono, ma tutta la mia conoscenza viene prosciugata dalla mia testa nel
momento in cui vengo assalito da un puro senso di vulnerabilità. Combatto
quelle sensazioni, rendendo più salda la mia logica ed i miei nervi. “Mi chiamo
Rezajaelis Agnaus, mago della legge del Nuovo Prahv. Ho avuto un incidente con
il mio grifone e ho subìto l’estrema sfortuna di finire disperso nella Cisterna
degli Esperti dove sono stato rapinato da un teppista, ed ora sto cercando di
recuperare la proprietà mia di diritto, così da poter tornare a casa. Avevo
sperato di ottenere la vostra assistenza, ma non avete fatto altro che
assillarmi dal momento in cui mi avete visto. Ora, lasciate che scopra io i vostri nomi,
così da poterli segnalare ai miei superiori non appena tornerò al complesso
della Colonna Jelenn.”
Il linguaggio del corpo degli agenti cambia immediatamente.
Mi analizzano con lo sguardo, ed uno di loro inizia a parlare, ma poi udiamo in
fondo alla via un urlo da far gelare il sangue nelle vene. Due degli agenti
corrono subito in assistenza, e solo una rimane. “Ci scusi per averla
importunata” dice lei. “Se mi mostra la sua runa d’identità la chiudiamo qui e
sarà libero di andare.”
“Libero di andare!” dico io, rovistando nella mia borsa in
cerca dell’oggetto identificativo. “Non mi aiuterete a trovare il colpevole?”
“Se è accaduto nella Cisterna degli Esperti, temo che non
abbiamo giurisdizione.”
Brontolo mentre continuo a rovistare nella borsa alla
ricerca della mia runa d’identità, realizzando poco a poco che era stata
inserita nella mia altra borsa. I miei occhi si incrociano con quelli
dell’agente.
“Qualche problema?” mi chiede lei, mettendosi in una posa
più offensiva.
“No. Nessun problema” mormoro io. La nuova legge che avevo
lanciato in cielo mi torna alla mente. La mancata esibizione di un documento
d’identità valido risulterà nella detenzione per un periodo di tempo
indefinito: il tempo necessario per un funzionario pubblico oberato di lavoro
di determinare se io sono chi dico di essere… In altre parole, rimarrò in una
prigione Azorius per molto, molto tempo. Non posso permettere che un arresto
rovini la mia reputazione al Nuovo Prahv. Sarebbe come buttare al vento tutto
ciò per cui avevo lavorato così duramente.
La mia mano tocca la fiala di oli detergenti che mi aveva
dato Janin. La recupero dalla borsa, poi la lancio ai piedi dell’agente di
polizia. Il vetro si rompe, ed un odore caustico riempie l’aria. L’agente
inizia a tossire ed ansimare, mentre io inizio a correre, molto veloce.
L’agente richiama i suoi compagni, dopodiché tutti mi inseguono, con gli occhi
annebbiati e rossi a causa dell’olio, e il muco che cola dai loro nasi come
fossero rubinetti rotti. Quella condizione li rallenta, ma non così tanto. In ogni
via, mi guardo attorno per una qualche nicchia o fessura che mi riportasse
nella relativa sicurezza della Cisterna degli Esperti, cercando di ignorare il
fatto che per causa mia le cose fossero peggiorate di un milione di volte. Non
c’è via di fuga. Dovrei arrampicarmi per tornare di nuovo dentro, ma non sarei
abbastanza veloce.
Sono con le spalle al muro, alla fine di un vicolo. Mi
volto, osservando i miei inseguitori che si avvicinano. Poi si fermano di
colpo, mentre una nefasta luce blu si fa strada attraverso il vapore. Rimangono
a bocca aperta.
Mi volto ed anch’io lo vedo: un ingombrante congegno volante che sembra sia tenuto insieme da una combinazione di nastro per tubature e molta, molta forza di volontà. La testa di Hendrik spunta fuori dalla macchina. “Forza, Reezemeister” dice, indicando il retro del veicolo con un pollice. Janin si sporge fuori per darmi una mano a salire. Poi mi assale qualcosa di famigliare: il veicolo è composto da bianco metallo lucido sparpagliato di piccole cupole di vetro blu. Concentro ancora di più la vista e noto come decine e decine di emblemi Azorius siano stati rimossi. La magia runica era stata manomessa ed ora brilla di viola, ma la verità è innegabile. Il mio onorevole salvatore non è così onorevole, dopotutto.

“Sei tu!” dico a Hendrik. “Sei tu il ‘genio pazzo’ che stava
abbattendo i totteri! Sono quasi morto per colpa tua!”
“Sì, mi dispiace. Non per il tottero, ma per il fatto che tu
sia caduto giù dal cielo. Ora sali, prima che questi sniffa-leggi ci lancino
qualche incantesimo.”
“Questa è proprietà rubata!” urlo. Non posso farlo. Non posso farlo. Mi volto nuovamente verso gli agenti di polizia, che ora si stanno avvicinando sempre più. Le infrazioni continuano ad affollare la mia mente.
Legge Azorius 2795-V: Non collaborare con gli agenti… Legge Azorius 3343-J: Viaggiare su un veicolo rubato… Legge Azorius-
“Hai circa tre secondi prima che quegli sniffa-leggi ci
raggiungano” mi avverte Hendrik.
Infine, il mio istinto di sopravvivenza ha il sopravvento.
Afferro la mano di Janin e salto per salvarmi la vita. Hendrik vola sopra le
teste degli agenti di polizia, e ben presto non sono nient’altro che puntini
sotto di noi. “Dove siamo diretti?” chiede Hendrik. “Torni al Nuovo Prahv? Non
posso portarti fin là, ovviamente, ma posso portarti abbastanza vicino da
arrivarci a piedi.”
Ignoro la sua domanda, troppo ansioso per rispondergli in
questo momento. “Perché?” gli chiedo. “Perché qualcuno vorrebbe mai vivere in
questo modo? Infrangere le leggi. Abbattere i totteri?!”
“Quali leggi? E quali totteri?” chiede Endrik.
“Capisco la vostra riluttanza a fidarvi degli Azorius” dico
io, ricordandomi dello sguardo predatore che avevano quegli agenti. “Ma non
sarebbe meglio per la Cisterna degli Esperti avere un qualche tipo di
supervisione? Potremmo rendere le strade più sicure, stabilire un servizio
pubblico per non dovervi più affidare a dei wurm mangia-uomini per liberarvi
della spazzatura. E potresti fare domanda alla Lega Izzet per ottenere un vero
finanziamento per la tua officina.”
Hendrik scuote la testa. “Ci arrangeremo. Lo abbiamo sempre
fatto. Potrebbe non essere perfetta, ma è casa nostra.”
“Almeno promettimi che non sparerai più ai totteri” dico io.
“Certo, quando tu convincerai gli Azorius a non inviarli più
per spiarci” dice Hendrik.
L’interno del veicolo-tottero si zittisce con una strana
tensione, ma viene presto spezzata da un suono gorgheggiante che fa tremare i
bulloni di questa ferraglia volante. Il suono aumenta di tonalità, e poi un
fulmine illumina tutto, colorando il cielo di un viola carico. Guardo in basso
e vedo un enorme squarcio ribollente, nerissimo. Sfrigola, con una luce
blu-bianca che si dimena ai suoi bordi, proprio dove si trovava l’officina
della Cisterna degli Esperti. “Hendrik!” grido. “La Cisterna degli Esperti è
sotto assedio da una specie… da un qualche tipo di elementale elettrico.” Altri
fulmini scaturiscono dallo squarcio mentre l’elementale inizia a prendere una
forma distinta, assomigliando meno ad una scarica di elettricità e più ad una
bestia mostruosa: braccia, artigli, denti. Colpisce un edificio, ma il suo
tocco è talmente bollente da sciogliere qualsiasi cosa sul suo percorso.
L’elettricità statica riempie l’aria. Se avessi anche un singolo pelo sul mio
corpo, ora si sarebbe sicuramente rizzato.
Gli arconti Azorius sono in allerta e sfrecciano verso la
Cisterna degli Esperti, fermandosi appena prima di attaccare. Dovranno
aspettare che l’elementale oltrepassi il confine prima di provare a
soggiogarlo, ma l’intera Cisterna degli Esperti potrebbe venire distrutta prima
che ciò accada.
“Ti prego, dimmi che avete un’invenzione abbastanza potente
da spazzare via quella cosa” dico a Hendrik.
“Ce l’abbiamo” dice Hendrik. “Un convertitore di matrici
manifestazionali con un doppio collegamento a cascata ottimizzato.”
“Oh, sia ringraziata l’infinita lungimiranza di Azor!”
esclamo io.
“Ma…” continua Hendrik. I ma non vanno mai bene
in queste situazioni. “...è laggiù da qualche parte, sepolta sotto tre metri di
mizzium fuso.”
I cittadini della Cisterna degli Esperti stanno facendo il
possibile per difendersi, ma è una battaglia persa. L’aiuto sarebbe proprio
qui… se non fosse per la Fallacia Giurisdizionale della Cisterna degli
Esperti, centinaia di vite potrebbero essere salvate. Ma se il problema era
impossibile da risolvere nel calmo santuario del complesso della Colonna Jelenn
con ogni risorsa possibile a disposizione, come posso sperare di risolverlo ora
insieme a questi fuorilegge, in condizioni critiche di emergenza, e con circa
quarantacinque secondi rimasti prima che l’elementale ci noti e ci obliteri
completamente dal cielo?
Mi siedo con la schiena perfettamente dritta ed inizio ad
invocare. Comprendo di avere qualcosa che tutti gli altri maghi della legge non
hanno. Io ho visto la Cisterna degli Esperti. Io ho parlato ai suoi residenti.
Ed ora, con questo elementale che porta distruzione, io posso richiamare una
legge di emergenza per compiere una dichiarazione. Potrò non avere l’autorità
per risolvere la disputa di giurisdizione, anche perché quella parte della
fallacia non può essere risolta, ma se riesco a garantire la sovranità alla
Cisterna degli Esperti, rendendola una piccola città a sé stante all’interno
della città, avrebbero l’autorità di negoziare con altre entità, ossia il
crescente esercito Azorius pronto ad agire.
“Ti piacerebbe diventare Gran Giudice della Cisterna degli
Esperti?” dico a Hendrik.
Lui apre la bocca, ma non ho tempo per ascoltare la sua
risposta, quindi continuo. “Tutti i cittadini della Cisterna degli Esperti
favorevoli a dichiarare Hendrik… Qual è il tuo cognome?”
“Azmerak” dice Hendrik.
“...a dichiarare Hendrik Azmerak Gran Giudice pro tempore,
alzino la mano.” Do una gomitata a Janin, e la sua mano si alza velocissima.
“Contrari?”
Io continuo ad invocare mentre parlo, formando la runa di
legge che spero risolva la situazione. Spiego la mia legge a Hendrik e a Janin.
Essendo di sette frasi, non è efficiente. Non è intricata. Non ci sono doppie
negazioni, note a piè pagina o lunghe condizioni. Non è assolutamente perfetta,
ma è perfettamente chiara. Invece di provare a risolvere un problema di cinque
avversari che lottano su un pezzo di terra, avremo cinque vicini che si aiutano
per proteggere i loro migliori interessi.
“Per ordinanza prerogativa d’emergenza, e per voto unanime,
io qui dichiaro Hendrik Azmerak Gran Giudice pro tempore dell’Enclave
della Cisterna degli Esperti. Come leader del suo popolo, ho il suo permesso
per applicare la seguente legge?”
Lui analizza attentamente la runa della legge, prendendo tempo. È fantastico che sia così meticoloso, è indicatore di un leader competente, ma abbiamo solo pochi secondi per agire.

“Sì!” dice infine Hendrik, e poi io rilascio la runa, che
viene subito sparata in cielo, brillando più intensamente di quanto una runa di
legge dovrebbe. Forse mi sono fatto un po’ prendere con la magia, ma non potevo
rischiare che non venisse notata o letta. La richiesta d’aiuto viene
immediatamente accolta, e gli arconti e i cavalieri camminano oltre il confine,
colpendo l’elementale con le loro spade ed i loro bastoni. I fasci di
elettricità vengono spezzati dai colpi, ma pochi secondi dopo si rigenerano,
diventando più spessi e più luminosi. L’elementale stride, poi abbatte tre
arconti nel cielo. Ma i rinforzi sono arrivati: un paio di dozzine di
nullimaghi a cavallo di grifoni. Lavorano insieme per lanciare una cupola di
magia blu sopra l’elementale e, dopo uno sforzo collettivo, lo fissano a terra
finché, poco a poco, non viene soggiogato.
L’elettricità statica sparisce pian piano dall’aria, così
come qualsiasi tensione tra me, Hendrik e Janin. Non c’è nessuna ordinanza
formale che ci lega, ma la nostra connessione va ben oltre quella di semplici
conoscenti.
“Bel lavoro, Reza” dice Hendrik, dandomi una pacca sulla
schiena.
“Grazie, B.H.” dico io, provando il suo soprannome. No, no, no. Non me lo sento bene in bocca, mi gratta sul palato come una manciata di sabbia, ma ciò non significa che Hendrik non sia un amico per me.
“Sicuro di voler continuare con questo?” chiede la mia
mentore, osservando la bozza della mia proposta di legge: cinquantasette pagine
di concessioni, sanzioni ed agevolazioni. Avevo risolto la Fallacia. Questa
volta per davvero. Mi ci sono voluti mesi di negoziati tra l’Enclave della
Cisterna degli Esperti e le gilde, ma ce l’ho fatta. “È una cosa senza
precedenti. È avventata. E sono sicura che Maestro Baan non ne sarà felice.”
“È ciò che è corretto e giusto. La Cisterna degli Esperti
merita più di un’ordinanza temporanea. Non sarebbe giusto offrire loro un
assaggio di libertà per poi negargliela nuovamente.”
Forse la Cisterna degli Esperti prima rappresentava solo una
seccatura sui confini Azorius ma, come spesso accade, la gente inizia a
prestare attenzione quando un elementale elettrico alto venticinque metri
minaccia di disintegrare diversi quartieri della città. Mi aspetto che Tagan mi
rimproveri o mi spieghi perché presentare questa legge al Senato rovinerà la
mia carriera, ma la sua coda continua a ondeggiare avanti e indietro. Avanti e
indietro.
“Penso di non poter più essere la tua mentore” dice infine
Tagan.
“Cosa? Perché?” chiedo io, pronto a fare qualsiasi cosa per
rimanere sotto la sua supervisione. La imploro. “Deve credere in me. Io so di
poter fare la differenza. Mi sono sempre concentrato a rimanere sepolto nelle
leggi del passato, ma solo ora sto imparando a comunicare con i cittadini così
che possiamo creare nuove leggi che siano rilevanti riguardo le effettive
necessità di Ravnica. Non mi può abbandonare ora!”
Lei sorride. “Non ti sto abbandonando. Non posso più essere
la tua mentore perché credo sia arrivato il momento che tu diventi mentore a
tua volta. Io credo in te, ma ciò che vuoi sarà difficile da inculcare a
persone come Baan. Ma se puoi iniziare a cambiare il modo di pensare di chi
arriverà dopo di noi, forse potremmo trovare più persone disposte a stare dalla
tua parte. E chissà cosa potrà succedere?”
Lascia aleggiare quel pensiero, mantenendo un certo
silenzio. Aver fatto in modo che quattro gilde e un enclave abbiano potuto
raggiungere un accordo su una piccola porzione di terreno aveva richiesto
un’incredibile quantità di lavoro, ma è nulla in confronto ai problemi ben più
gravi che affliggono Ravnica. Ma con la giustizia dalla nostra parte, la vera
giustizia… chissà? Forse uno dei maghi della legge a cui insegnerò sarà
l’autore del prossimo Patto delle Gilde.