Avviso spoiler su La Guerra della Scintilla: Ravnica:
i capitoli 33 e 42 del libro si sovrappongono a questa storia.
Genitori, è giusto far notare che questa storia contiene contenuto che potrebbe essere non adatto ai lettori più giovani.
I.
Ma Mastro Zarek e il Signor Beleren avevano
incaricato Madama Kaya di radunare le altre quattro gilde ribelli al
tavolo per compiere l’Operazione Disperata: lo Sciame Golgari, il Culto
di Rakdos, i Clan Gruul e il Conclave di Selesnya.
Qualunque cosa fosse quell’Operazione Disperata…
Affermarono che, da persona esterna, avrebbe destato meno
rancori (e sospetto) rispetto a quanto avrebbe fatto Mastro Zarek. Ma essendo
anche capogilda, avrebbe comunque dimostrato abbastanza autorità e prestigio
per esigere, o almeno venirle garantito, l’incontro ufficiale con ciascuna
delle gilde.
Riuscivo a capire che Madama Kaya fosse riluttante, quasi
dubbiosa delle sue possibilità di successo. Mi inclinai verso di lei e le
sussurrai di accettare. “Posso aiutarvi con i Gruul, i Selesnya e
i…” Stavo per aggiungere Rakdos, ma mi fermai. Senza più Hekara, non
avevo alcun contatto all’interno del Culto. Finii la frase in modo forzato:
“Sì, con i Gruul e i Selesnya.”
La nostra prima fermata sarebbero stati i Selesnya, con la
speranza di Madama Kaya che fossero i più facili da convincere dei quattro. Io
e Teyo l’avremmo accompagnata, ovviamente.
Dico “ovviamente”. Ma è strano che sembri così automatico.
Siamo diventati il suo leale seguito nel giro di poche ore.
E con noi venne anche la Signorina Nissa Revane, visto
che il Signor Beleren sperava che potesse andare d’accordo con Milady Emmara
Tandris, campionessa elfica e capogilda reggente dei Selesnya.
Sfortunatamente, ottenere un’udienza con Milady Emmara si
sarebbe rivelato difficile. Innanzitutto, dovemmo evitare la cospicua quantità
di inquietanti non morti che stavano venendo guidati dal Dio Inquietante di
nome Rhonas, a cui sarebbero bastati pochi minuti per sopraffare
l’affollata Sede del Senato e far fuori la quasi totalità degli oppositori
di Bolas in un colpo solo.
Ma a volte riesco a rendermi utile. Come dissi a Madama
Kaya, conosco quasi tutte le strade segrete di Ravnica e riuscii a
guidare il nostro piccolo quartetto attraverso passaggi, vicoli e scorciatoie
che gli invasori provenienti da Amonkhet non potevano conoscere.
La Signorina Revane, che normalmente parlava molto poco, o
praticamente mai, a dir la verità, risultò piuttosto colpita dalla velocità
della nostra avanzata da proferire addirittura qualche parola. “Conosci bene
questa città” disse a Madama Kaya, che era esattamente dietro di me. Credo che
Madama Kaya pensasse che la Signorina Revane stesse parlando con me, quindi non
si prese la briga di risponderle. E nemmeno io, per le mie ragioni.
Ci imbattemmo in un unico, e non aggirabile, gruppo di Eterni che
stavano cercando altre vittime, suppongo. Teyo alzò uno scudo, e da dietro di
esso la Signorina Revane chiese il permesso di manipolare un vecchio albero di
betulla, che improvvisamente si vide crescere diversi rami che scattarono
attraverso i cervelli all’interno di ogni singolo cranio di lazotep, prima
di ritrarsi. L’attacco fu così rapido che passarono due o tre secondi prima che
i mostri iniziassero a cadere a terra, neutralizzati sul colpo.
Trovammo il Conclave ben fortificato. E ostile. Una lunga
fila di guardiani Ledev ed arcieri sagitti bloccavano il nostro
percorso. Nessuno di loro ci avrebbe lasciato passare, anche se eravamo in
missione diplomatica. In particolare, la Signorina Revane sembrava essere il
nemico pubblico numero uno per aver risvegliato Vitu-Ghazi, azione che
avrebbe poi portato al suo allontanamento, al suo smembramento e alla sua quasi
completa distruzione.
Ecco come ci era arrivato Vitu-Ghazi fino alla Piazza
del Decimo Distretto! La Signorina Revane è più tosta di quello che sembra. E a
me sembra già abbastanza tosta.
Capii che sarebbe stato meglio che io facessi qualcosa di
tosto, o perlomeno semi-tosto, se volevo dimostrare che ciò che avevo detto
poco prima non fosse solo una sbruffonata. Costeggiai la fila dei Ledev e poi
mi intrufolai all’interno passando in mezzo a due guardiani ignari. Non dovetti
muovermi con discrezione per troppo a lungo.
Lui stava già per uscire: il mio padrino, Custode del mio
Pegno di Vita, il mastro lanciere Selesnya, Boruvo. Il centauro un
tempo era un Gruul, e miglior amico dei miei genitori, ma aveva trovato una
vocazione per i Selesnya e aveva cambiato gilda una decina di anni fa. Questo
avvenimento creò una frattura con la mia gente che spero non sarà permanente,
ma per me fu un enorme dono. Il Mastro Lanciere Boruvo aveva sempre cercato di
convincermi ad unirmi ai Selesnya. Mi fece capire più volte che non credeva che
i Gruul fossero la scelta giusta per me. (Altra cosa che non fece proprio bene
alla sua relazione con Ari e Gan Shokta.) Io rimasi Senza
Cancello, ma io e lui ci avvicinammo molto. (Ennesima cosa che non fece bene
alla sua relazione con mio padre nello specifico.) Ora mi serviva il suo aiuto,
quindi gridai: “Padrino!”
Lui si voltò, e la sua espressione austera (tipicamente
Gruul) si illuminò! “Figlioccia” disse lui. “Non dovresti gironzolare in giro.
Sono tempi pericolosi.”
“Penso di essere al sicuro quanto qualsiasi altro. Forse più
al sicuro di altri.”
“Sì, suppongo di sì.”
“Mi serve un favore, Padrino.”
“Qualsiasi cosa, bimba.”
“Vieni con me e accogli la nuova capogilda Orzhov, ti
prego.”
Lui sbuffò.
“È mia amica, padrino.”
Lui alzò un sopracciglio, incuriosito. “Mmm. Salta su”
disse.
“Davvero?”
Non rispose, ma si abbassò e mi lanciò sul suo dorso, come
quando ero una bambina. Io ridacchiai felicemente come se fossi stata ancora
una bambina. E poi lui trottò verso la fila.
Sentii Teyo che chiedeva: “Dov’è Araithia?”
La Signorina Revane chiese: “Chi?”
Prima che le cose si potessero complicare, alzai la voce:
“Quaggiù!”
Teyo e Madama Kaya si voltarono per osservarmi cavalcare un
centauro dietro la fila dei Ledev. Madama Kaya sembrava confusa. I guardiani
Ledev si separarono, inchinandosi, così che il centauro potesse passare.
Io dissi: “Madama Kaya, Teyo Verada… e Signorina
Revane, permettetemi di presentarvi il mio padrino, il Mastro Lanciere Boruvo.”
Il centauro chinò la testa e Madama Kaya e Teyo lo fecero a
loro volta, ma sembrò non chinarla appositamente verso l’elfa, che osservava
tutto in silenzio, estremamente a disagio per tutto il tempo.
Penso che iniziai a blaterare proprio in quel momento:
“Boruvo un tempo faceva parte di un Clan Gruul, prima di unirsi ai Selesnya. È
un buon amico dei miei genitori. E loro decisero che sarebbe stato il mio
padrino. Cioè, era la scelta più ovvia, l’unica scelta sensata, se ci penso
bene. Penso che mio padre sia sempre stato un po’ geloso della mia relazione
con Boruvo. Ma non è per questo che Boruvo ha abbandonato il Clan. Aveva una
vocazione, capite? E pensa che anche io ne abbia una, e vorrebbe che lasciassi
i Gruul per unirmi ai Selesnya. E a volte anche a me sembra la strada giusta da
percorrere. Ma credo di essere un po’ indecisa quando si parla di-”
Il Mastro Lanciere Boruvo si schiarì la gola e disse:
“Figlioccia.”
“Sto farneticando ancora, vero?”
“È comprensibile. Ma credo che abbiamo un dovere da
compiere.” Si rivolse a Madama Kaya e a Teyo, dicendo: “Chiunque abbia il
buongusto di notare la nostra Araithia si merita una possibilità di venire
ascoltato.”
Ancora una volta, la Signorina Revane si inclinò per
sussurrare: “Chi è questa Araithia?”

Avevo capito che Madama Kaya stava per dirle che “Araithia”
ero io, Rat, il topo. Ma io mi limitai a sghignazzare e scuotere la testa,
poi Madama Kaya si voltò per studiare la Signorina Revane. Mi stava guardando
direttamente, eppure in realtà guardava oltre, come se non fossi nemmeno lì.
E poi, boom, finalmente Madama Kaya capì. Improvvisamente si
rese conto che per la Signorina Revane ero praticamente invisibile. Riuscivo a
capire come Madama Kaya si stesse ricordando tutte le nostre interazioni della
giornata. (Inoltre, riuscivo circa a leggere l’essenza dei suoi pensieri)
Ripensò alla reazione, o mancata reazione, di Mastro Zarek nei miei confronti.
E il modo in cui tutti avevano combinato il mio nome e quello di Teyo quando
lui ci aveva presentati entrambi. Stava iniziando a capire che io ero in
qualche modo invisibile a tutti tranne che a Teyo, Boruvo e lei. Che ero in
qualche modo invisibile anche a mio padre.
Io dissi: “Non è proprio invisibilità. Vi spiegherò più
tardi.”
E quella fu un’altra informazione. In quel momento Madama
Kaya stava iniziando a sospettare che avessi qualche potere psichico, poteri
che effettivamente possedevo. Non che fosse veramente sicura. Era abituata ai
maghi mentali come il Signor Beleren, ai suoi ordini psichici urlati ad alta
voce e alle sue realistiche illusioni psichiche, e riuscii a capire che si
stesse chiedendo se in quel momento io stessi utilizzando queste ultime sulla
Signorina Revane.
E ovviamente non lo stavo facendo. Non l’avrei mai fatto!
“Mandate via l’elfa” disse Boruvo, imponendo immediatamente
la piena attenzione di Madama Kaya. Lui stava adocchiando la Signorina Revane
con intenso disprezzo. “Mandatela via, ed io scorterò voialtri a parlare con
Emmara Tandris.”
Madama Kaya stava per protestare. Dopotutto, la Signorina
Revane sarebbe dovuta essere la nostra arma segreta per ottenere il favore di
Milady Emmara.
Ma la Signorina Revane stava già indietreggiando,
apparentemente sollevata. Disse: “Non sono mai stata molto brava a parlare. Voi
due andate con il centauro. Io raggiungerò Gideon.”
E dopo qualche secondo se ne andò.
Io mi inclinai in avanti e sussurrai: “Sei stato molto
maleducato, Padrino.”
“Bimba…”
“Molto maleducato.”
Lui sbuffò: “Beh… mi dispiace.”
“Sei perdonato” dissi io, con molta soddisfazione.
Lui brontolò qualcos’altro di incomprensibile. Ma nemmeno
lui riusciva a smettere di sorridere.
Non ho questo tipo di potere su molte persone, sapete? E quindi a volte mi capita di abusarne un pochino. Potete biasimarmi?
II.
Penso che a volte diamo i nostri mondi per scontati, finché
non li vediamo attraverso gli occhi di qualcun’altro. Forse è per questo che
sono ancora Senza Cancello. Quando vedo i Selesnya attraverso gli occhi del mio
padrino, o i Gruul attraverso quelli di mia madre, o quando vedo -vedevo- i
Rakdos attraverso gli occhi di Hekara, sembra -sembrava- sempre tutto nuovo,
ricco e fantastico.
Comunque, io ero ancora in groppa al Mastro Lanciere Boruvo
mentre guidava Madama Kaya e Teyo alla loro udienza con Milady Emmara. I
corridoi di marmo quasi brillante erano pieni di arcieri e soldati, che
indossavano armature decorate per farle sembrare composte di foglie o fili
d’erba. Molti erano elfi. Tutti abbassarono la testa come forma di piccolo
inchino per salutare il proprio mastro lanciere. E tutti adocchiarono Madama
Kaya e Teyo con un minimo velo di minaccia. Nessuno di loro mi degnò nemmeno di
uno sguardo, ovviamente. Passammo sotto un arco difeso da due immensi lossodonti che
brandivano delle asce. E, ancora una volta, gli occhi di Teyo si spalancarono.
Suppongo non ci siano lossodonti su Gobakhan.
Anche i lossodonti fecero un cenno al proprio mastro
lanciere, lanciarono un’occhiata a Madama Kaya e Teyo, e non si accorsero del
topo che ero io.
Riuscii a capire che Teyo stava iniziando ad avere un
barlume di comprensione quando Madama Kaya notò l’espressione sul suo volto e
si inclinò verso di lui per sussurrare: “Solo il centauro, tu ed io possiamo
vedere Rat. In qualche modo, lei è invisibile a tutti gli altri. Persino a suo
padre.”
Non era difficile leggere i sentimenti di Teyo: Non ha
senso, eppure spiega tutto!
Dopo mi iniziò a fissare, quindi gli risposi con un ghigno e
sgusciai via dalla groppa del mio padrino per infilarmi tra i miei due nuovi
amici. Pensai che si meritassero la migliore spiegazione che potessi dare loro:
“Non sono invisibile. Sono insignificante. Un topo. Un piccolo topo. Ne vedi
uno, e poi guardi nell’altra direzione. Fai finta di non averlo visto. Cerchi
di dimenticarti di esso finché effettivamente non ci riesci. La tua mente
rifiuta la sua presenza.”
“Tu non sei insignificante” protestò Madama Kaya.
“Siete molto dolce a dirlo, Madama Kaya, ma lo sono.”
“È magia” disse Teyo.
“Suppongo di sì” risposi io, scrollando le spalle e
sorridendo. Anche se forse non riuscii a sfoggiare un gran sorriso. “Una magia
con la quale sono nata. Non molte persone possono vedermi a meno che non
sappiano che sono presente e si concentrino. Mio padre è bravo, ma deve sapere
che sono nei paraggi per riuscirci. Prima di oggi, solo tre persone mi
riuscivano a notare per conto proprio: mia madre, Boruvo e Hekara.”
Madama Kaya annuì. “Ecco perché eri così scossa quando ti ho
detto che Hekara era morta.”
Scossi la testa in modo empatico. “No. Beh, forse in parte.
Ma ero principalmente scossa perché Hekara era assolutamente fichissima e
fantastica. Ma sì, credo che faccia un po’ male sapere che c’è una persona in
meno che mi potrà notare. Ma poi ho trovato voi due.” Entrambi presero una
delle mie mani e me le strinsero in modo rassicurante.
In quel momento girammo l’angolo e ci trovammo faccia a
faccia con Milady Emmara Tandris, che era in piedi di fronte alla driade Trostani,
la dormiente capogilda Selesnya con le sue tre identità in simbiosi che
crescevano da un singolo tronco. La sua figura centrale, Madama Cim, era
addormentata. Le altre due si davano le spalle. Sulla sinistra, Madama Oba stava
piangendo a dirotto. Sulla destra, Madama Ses incrociava le braccia
in modo scorbutico.
Il Mastro Lanciere Boruvo fece un profondo inchino, che era
sempre una cosa interessante da vedere, se fatta da un centauro. Disse: “Milady
Tandris, conoscete la Capogilda Kaya del Sindacato Orzhov. Con lei sono
presenti il suo collaboratore Teyo Verada e la mia figlioccia, Araithia Shokta,
ancora Senza Cancello.”
Milady Emmara strinse gli occhi, cercandomi nella stanza.
Disse: “Araithia è qui?”
Io la salutai, sorridendo. “Qui, milady!”
Milady Emmara sbattè le palpebre due volte e disse: “Ancora
una volta, per piacere.”
“Sono qui, esattamente tra Teyo e Madama Kaya.”
Anche Boruvo offrì il suo aiuto. “È tra loro due, milady.”
“Ah, sì” disse Milady Emmara, illuminandosi improvvisamente.
“Oh, bimba, vorrei che non fosse così difficile. È una tale gioia vedere il tuo
volto e sentire la tua voce.”
“Solo perché ogni volta è come se fosse la prima. Fidatevi
di me, Milady, se mi vedeste ogni giorno vi stufereste ben presto di entrambi.”
“Ne dubito fortemente.”
Scrollai ancora le spalle. “Potrei provarvelo con cinque
minuti di conversazione, Milady… ma non è per questo che siamo qui.”
Sospirando rumorosamente, divenne seria e volse lo sguardo
verso Madama Kaya. “So perché siete qui.”
“Emmara, ti prego” disse Kaya. “Dobbiamo riunire le
gilde. Ral ha un piano che gli è stato tramandato da Niv per
salvare Ravnica, ma non potrà funzionare se tutte e dieci le gilde non
collaborano.”
“E potrebbe non funzionare anche se tutte e dieci le gilde
collaborassero, giusto?”
Madama Kaya non rispose, ma il suo silenzio parlava da sé.
“Capogilda Kaya, sappiamo entrambe che Ral Zarek e Niv-Mizzet amano
i loro piani, le loro strategie, i loro progetti. Finora, ognuno di essi è
sempre stato un assoluto disastro per le gilde, per Ravnica e soprattutto per i
Selesnya.”
“Ma questa volta…”
“Gli Izzet danno sempre dei nomi ai loro progetti.
Per loro nulla è reale finché non gli danno un nome, lo definiscono, gli danno
dei limiti. Ecco perché abbiamo così poco in comune. Ral come ha deciso di
chiamarlo?”
Madama Kaya esitò, e sembrava quasi imbarazzata. Ma poi
raddrizzò la schiena e disse ad alta voce: “Operazione Disperata.”
A Milady Emmara sfuggì una risatina. Sicuramente sorrise
mentre scuoteva la testa, nel modo in cui mia madre scuoteva la testa nei miei
confronti quando aveva fatto la sciocca in particolar modo.

Ma Madama Kaya sembrò pronta per quella reazione. “So come
può sembrarti, ma tempi disperati richiedono metodi disperati. I Planeswalker e
le gilde devono unirsi per sconfiggere Bolas.”
“Sono d’accordo, Kaya.”
“Beh, allora-”
Milady Emmara la interruppe di nuovo. Io ero abituata a
questo suo comportamento. Lei aveva un modo di interrompere che non era
maleducato. Sembrava inserirsi con grazia, alzando la voce tra le parole di
Madama Kaya nel modo in cui i fili d’erba crescono tra le pietre della
pavimentazione. Disse: “Mi dispiace, ma c’è poco che possa assomigliare ad una
riunificazione già all’interno dei Selesnya. Le cose andavano male già prima
della perdita di Vitu-Ghazi. Ma ora…”
Mentre la sua voce si spegneva, io mi stavo già muovendo,
arrampicandomi sul mio padrino. Lui si inclinò verso di me, ed io sussurrai
nelle sue orecchie.
Raddrizzandosi, il mastro lanciere si schiarì la gola e
disse: “Milady, sono state le creature di Bolas a devastare Vitu-Ghazi.”
“Sì”, disse Madama Kaya, “esattamente. E questo non sarebbe
il primo mondo che verrebbe devastato da Bolas. Due Planeswalker, Vivien
Reid da Skalla e Samut da Amonkhet, riferiscono che
entrambi i loro mondi furono annichiliti da Bolas. Skalla è completamente
morto. Ed i pochi sopravvissuti di Amonkhet stanno sforzandosi di, beh…
sopravvivere, mentre i mostri di Bolas continuano a depredare ciò che è rimasto
della loro dimora. Anzi, sospetto che anche i problemi del mio mondo potrebbero
essere stati causati dall’intervento di Bolas. Non illuderti, Emmara. Il drago
sta trasformando tutta Ravnica, se non l’intero Multiverso, in una tomba.”
Improvvisamente Madama Cim si svegliò, singhiozzando.
Le sue sorelle si voltarono verso di lei, così come Milady
Emmara con un sospiro e Boruvo con un profondo inchino.
Teyo sembrava piuttosto confuso, quindi gli sgusciai di
fianco per spiegare: “Lei è la driade Trostani, la vera capogilda dei Selesnya,
le voci del suo parun… ehm, come dire, il suo fondatore, Mat'Selesnya.
Madama Cim, nel mezzo, è la driade dell’Armonia. Da mesi era addormentata in un
torpore. Ora si è svegliata.”
“Sì”, disse Teyo, senza nessuna ombra di sarcasmo. “L’ultima
cosa l’avevo capita.”
“La driade sulla sinistra è Madama Oba, la driade della
Vita. Sulla destra c’è Madama Ses, la driade dell’Ordine. Senza Madama Cim,
sono andate l’una contro l’altra, dividendosi ed incapaci di raggiungere delle
decisioni per la loro gilda. Milady Tandris ha cercato di mantenere uniti i
Selesnya durante la… ehm, assenza di Trostani.”
Il pianto di Madama Cim aumentò d’intensità, raggiungendo un
picco, per poi calmarsi. Tutti stavano aspettando col fiato sospeso. Infine,
lei parlò (o sembrò che parlasse), con le sue parole che volteggiavano nelle
nostre menti, come una brezza che scorreva attraverso le foglie di un albero.
Ho udito la canzone che suona il vento, sorelle. La driade
dell’Armonia si volse verso la driade dell’Ordine: Ses, l’Ordine di Bolas è
l’Ordine del Sepolcro. Hai litigato con tua sorella, ma lei rimane comunque tua
sorella. È veramente tuo desiderio vederla terminata? Vedere terminata ogni
Vita?
Con quell’incoraggiamento, anche Madama Oba fece appello a
Madama Ses. Esiste un Ordine superiore per la Vita. Non è forse abbastanza?
Madama Ses rimase in silenzio per un po’. Distolse lo
sguardo dalle sue sorelle. Guardò verso il cielo. Guardò in ogni direzione.
Ma alla fine Madama Ses accettò con un cenno del capo:
Trostani si trova ancora una volta in Armonia. Il volere di Mat’Selesnya è che
il Conclave si unisca alle altre gilde per sconfiggere Nicol Bolas.
Benissimo. Fatta una. Ne mancano tre.
III.
“Sì”, disse Madama Kaya. “Lo percepisco anch’io. Ral
dev’essere riuscito a spegnere il Faro.”
“I Planeswalker possono comunque viaggiare fin qui?” chiesi
io.
“Sì, ma non verranno attirati. Non c’è più alcun appello al
quale rispondere.”
“Ed è una cosa buona?”
“Penso di sì. Siamo in numero sufficiente per sconfiggere il
drago. O, comunque, abbastanza per morire provandoci.”
Tirai un pugno sulla spalla a Madama Kaya, dicendo: “Beh,
non è che siete molto ottimista!”
Non so cosa mi fosse preso! Non si tirano pugni ai
capigilda!!
“Ouch.”
Assolutamente mortificata, trottai in avanti, dicendo ad
alta voce: “Da questa parte.”
Lei mi zittì.
Non so cosa mi stesse prendendo, ma mi fermai e alzai gli
occhi al cielo rivolta a lei. “Nessun’altro mi può sentire. Nessun’altro vuole
sentirmi. E poi, abbiamo quasi raggiunto Skarrg. Ora, quando arriviamo lì,
voialtri dovreste lasciar parlare me.”
“Pensavo che non potessero sentirti” disse Teyo. Poi sembrò
che se ne fosse pentito istantaneamente, temendo di aver urtato i miei
sentimenti.
È così dolce!
Comunque, solo il fatto di avere delle persone con le quali
parlare della mia situazione la rende più facile da gestire. Mi rende piuttosto
carica, penso, con tutti quei pugni, gli occhi alzati al cielo e cose del
genere. Dissi: “Molti no. Ma mia madre, Ari Shokta, può sentirmi. E anche
mio padre, se presta attenzione. Stessa cosa con Borborygmos. Lui pensa
che io sia adorabile, ed effettivamente è vero. Sono Rat, l’adorabile topina!”
Io risi, ed il suono riecheggiò sulle pareti incurvate del tunnel. Ero
veramente carica. Voglio dire, guardate, sono abituata a me stessa. Devo essere
abituata a me stessa perché sono l’unica cosa che ho veramente ogni ora di ogni
giorno, sapete? Ma il fatto che Teyo e Madama Kaya potessero sentirmi ridere e
sentire la mia risata riecheggiare faceva già parte di una specie di magia. Non
penso di aver mai passato così tanto tempo con qualcuno che potesse vedermi da
quando ero bambina insieme a mia madre. Perfino Hekara non passava intere
giornate insieme a me in quel modo.
Teyo mi stava fissando. Penso di essere arrossita un
pochino, perché anche lui arrossì, forse perché era imbarazzato per me.
Cercai di far finta che non mi avesse visto e continuai. Ci
stavamo muovendo attraverso i tunnel delle fogne come, beh… come dei Ratti! Ah!
Era tutto buio, umido e stretto. Teyo, il bambino del deserto, era madido di
sudore. Stavo male per lui. Infine, raggiungemmo la fine del lungo tunnel di
mattoni. Mi avvicinai alla porta di ferro e mi inginocchiai di fronte ad essa per
forzare velocemente la serratura.
Abbastanza velocemente da fare colpo su Madama Kaya, che
disse: “Sei veramente brava. Più brava di me, ed io sono una certa esperta.”
Riuscii anche in quell’occasione ad alzare gli occhi al
cielo!
Cosa c’è che non va in me?!
“Vi prego” dissi io, con decisamente troppa altezzosità. “Ho
imparato quando avevo sei anni. Quando nessuno sa che esisti, non apre nulla
per te.” Spalancai la porta ed udii istantaneamente i suoni familiari di voci
arrabbiate ed armi in contrasto tra loro.
Corsi dentro un altro tunnel, e Teyo e Madama Kaya
faticarono a starmi dietro.
Quest’ultimo tunnel ben presto si aprì per rivelare Skarrg,
la Torba dei Raduni, un immenso parco giochi sotterraneo, il cratere dove
giacevano i resti di un enorme palazzo antico. Compresi immediatamente la
situazione e sapevo che mi sarebbe servito aiuto. Gan Shokta stava
combattendo contro il ciclope Borborygmos, con altri trenta o quaranta
guerrieri Gruul riuniti per guardare lo scontro. Diverse asce volarono sopra le
nostre teste. Una sfrecciò appena sopra la mia testa.
Meno male che sono bassa. Non devo nemmeno accucciarmi.
Teyo alzò istintivamente uno scudo triangolare, ed un’altra ascia ci rimbalzò contro. Madama Kaya divenne incorporea, ed una terza ascia la attraversò nella sua traiettoria, piantandosi in un solco di cinque centimetri nel muro dietro di lei. Vedendo che i miei nuovi amici sarebbero riusciti a cavarsela da soli almeno per un po’ di tempo, mi avviai verso casa.
IV.
“Ti prego, Araithia, non c’è bisogno di gridare!”
“Ma io pensavo che i guerrieri Gruul dovessero gridare!”
“In battaglia, sì. Non alle loro madri” disse lei, per poi
tirarmi uno scappellotto. Poi mi tirò a sé e mi abbracciò fortissimo. Mia madre
ha un abbraccio da mamma orsa con la forza di un orso, ma lo adoro. “Te ne stai
in giro troppo tempo, ragazza mia. Mi manchi, che tu ci creda o no.”
“Non ci credo!” sbraitai, e mi misi a ridere.
Mi diede un altro scappellotto.
“Dobbiamo andare” dissi io. “Gan Shokta e Borborygmos si
stanno ammazzando a vicenda.”
Lei finse di sbadigliare. “Ancora?”
“Sì, ma oggi ho bisogno che ascoltino i miei nuovi amici.”
“Hai dei nuovi amici, bimba?” disse lei, carica dalla
speranza.
“Io… Sì. Due. Ma, Ari… Hekara è morta.”
“Lo so, Araithia. Ho sentito. Mi dispiace tanto. Avrebbe
potuto uccidere i loro migliori soldati. Ed era una tua buona amica. Un’amica
degna di essere definita tale.”
Non ci dicemmo nulla per un po’.
Poi io afferrai la sua mano e la tirai dietro di me. “Forza, mamma!”
V.
“Lo capisco” disse attentamente Madama Kaya. E poi, più
empaticamente: “D’altro canto, Teyo ed io ti abbiamo aiutato ad aver salva la
vita. Inoltre, siamo amici di tua-”
Prima che Madama Kaya potesse iniziare a pronunciare il mio
nome, Gan Shokta sbottò: “Non mi serve che ricordi il mio… fallimento
momentaneo. Vi devo un favore. Lo riconosco. Ma non pensare nemmeno
lontanamente che sia più felice di vedere voi rispetto al ciclope.
Credetemi, non potevate scegliere un momento peggiore per venire qui.”
“Noi non vogliamo stare qui tanto quanto tu desideri che ne
andiamo. Ma non c’è scelta, Gan Shokta. Non c’è scelta, Borborygmos. Abbiamo
bisogno che i Gruul-”
In quel momento arrivammo nella camera, e Ari richiamò mio
padre con un misto di esultanza ed urgenza: “Lei è qui, Gan!”
Gan Shokta si voltò: “Qui? Dove?”
Ari fece qualche passo in avanti con le braccia avvolte
attorno a me. Mia mamma è notevolmente più alta e muscolosa di me. Quindi la
sua presenza normalmente è travolgente rispetto alla mia, abbraccio da mamma
orsa o meno. Ed era anche armata fino ai denti, con una spada ed un’ascia, due
daghe lunghe ed una catena di ferro attorno alla vita a mo’ di cintura, che mi
stava scavando la schiena. Ma abbiamo gli stessi capelli scuri e, mi dissero,
anche lo stesso sorriso. Lei rispose a mio papà dicendo: “Proprio qui!”
Tutti gli occhi attorno al falò puntarono verso Ari Shokta.
Gan Shokta strabuzzò gli occhi. Disse: “Alza la voce,
bimba!”
“Sono qui, Padre!” dissi io.
“È qui tra le mie braccia, Gan” disse sua moglie.
Poi Gan Shokta sorrise. “La vedo.”
Borborygmos grugnì per comunicare la stessa cosa, e anche
pochi altri tra la folla annuirono, anche se molti stavano solo facendo finta
di vedermi per fare colpo sui loro superiori.

Mi rivolsi a mio padre e al ciclope con tutta la formalità
richiesta dall’occasione: “Oh, grande Borborygmos. Leggendario Gan Shokta.
Dovete radunare i Clan ed aiutare le altre gilde. Altrimenti sarà la fine per
tutti noi.”
Gan Shokta brontolò la sua risposta, indicando Borborygmos:
“È quello che gli stavo dicendo. Ma quello sciocco testardo non vuole
ascoltare.”
Borborygmos si chinò verso di me ed allungò la sua enorme
mano. Io mi divincolai dalle braccia di mia madre e mi posizionai nella stretta
di lui, che chiuse la mano, facendomi praticamente sparire.
Vedi Teyo fare qualche passo avanti in modo involontario,
come per un bisogno non necessario di proteggermi.
È strano che mi renda felice? Voglio dire, non è che mi
serva protezione. E comunque non nei confronti di Borborygmos. In realtà,
praticamente da nulla. Eppure…
Madama Kaya posò una mano sulla spalla di Teyo e gli
sussurrò qualcosa per fermarlo.
Il ciclope mi sollevò, così che potessi sussurrargli
direttamente al suo enorme (e sporco) orecchio. Gli dissi: “È molto importante.
I Gruul, e tutta Ravnica, dipendono da te.”
Lui scosse violentemente la testa.
Io misi le mani a conchetta e sussurrai di nuovo. Poi gli
diedi un bacio sulla guancia.
Lui arrossì un pochino, e capii di essere riuscita ad
ammorbidire quel vecchio ciclope…
Fatte due. Ne mancano due.
VI.
“Non è un giochetto” rispose Madama Kaya. “Rat non è
immaginaria e, comunque, apri quella tua maledetta mente, Ral. Come se tu non
avessi mai visto un incantesimo di invisibilità prima d’ora.”
“Beh, se sta usando un incantesimo di invisibilità, dille
che smetta di utilizzarlo.”
“Nel suo caso, non è così semplice. È una cosa… innata. Non
può attivarlo e disattivarlo.”
Io dissi: “Probabilmente non funzionerà, ma… direziona la
sua testa esattamente nella posizione in cui mi trovo.” Io stavo osservando
Mastro Zarek, mentre Teyo e Madama Kaya mi ascoltavano. Lui continuava a
pensare che lo stessero prendendo in giro, credo, e alzò gli occhi al cielo in
risposta al loro patetico “scherzo”.
“Tanto vale provarci” disse Madama Kaya, poi, senza alcun
tipo di avvertimento, passò attraverso di lui in modalità spettrale, azione che
sembrò sconcertare molto Mastro Zarek.
“Dannazione, Kaya, che Krokt stai-”
Da dietro, Madama Kaya afferrò letteralmente la sua faccia
con entrambe le mani ora tornate tangibili, puntandola verso, beh… verso di me.
Io agitai la mano e dissi: “Salve.”
La bocca di lui si spalancò, e la sua mente disse qualcosa
del tipo ‘Da dove arriva questa’?
“Provengo dai Clan Gruul, tecnicamente. Ma sono una Senza
Cancello, nel caso ve lo steste chiedendo. Mi chiamo Araithia Shokta, ma voi
potete chiamarmi Rat. Lo fanno tutti. Beh, non tutti. I miei genitori ed il mio
padrino non lo fanno, ma tutti gli altri che sanno della mia esistenza sì.
Hekara mi ha chiamata Rat. Mi manca. Scommetto che manca anche a voi. So che
facevate finta che non vi importasse nulla di lei, ma so anche che credevate
preziosa la sua amicizia. Era un’amica veramente leale, vero? E
divertentissima. Mi faceva sempre ridere, ridere e ridere. E non molte persone
riescono a farmelo fare. Non appositamente, almeno.”
Lui dovette concentrarsi per potermi vedere e sentire, e ciò
voleva dire che poteva perdermi di vista da un secondo all’altro, e questo
potrebbe spiegare perché avevo iniziato a parlare velocemente in quel modo.
Ma noi sappiamo che non è così, giusto?
“Non offendetevi. Hekara mi chiese di farlo, e io avrei
fatto qualsiasi cosa per lei. Assolutamente qualsiasi cosa. Lei sapeva che non
mi avreste notata. Voglio dire, penso che inizialmente lei sperasse che voi ci
riusciste, ma mi risultò piuttosto chiaro piuttosto velocemente che non ce
l’avreste fatta. E il Capogilda Rakdos le aveva detto di starti il più vicino
possibile, e tu continuavi ad allontanarla. Quindi lei dovette chiedere il mio
aiuto. Insomma, è un po’ anche colpa vostra. Quindi vi continuai a seguire,
praticamente ovunque andaste.”
Guardai dietro di lui, verso Madama Kaya, e dissi “Ecco
perché mi sono sorpresa che voi non mi abbiate notata.”
Lei lasciò andare Mastro Zarek e si rivolse a me, dicendo:
“La prima volta che ti ho vista oggi, mi sembravi vagamente familiare, come se
ti avessi già vista in giro per la città. Ma qui sono un’esterna, quindi vedo
un sacco di gente del posto che non memorizzo completamente, a meno che non sia
una minaccia.”
“E non potevate assolutamente sapere che non avreste dovuto
vedermi, quindi non l’avete mai accennato. Né mi avete mai salutata!”
“Sì, beh… mi dispiace.”
“Sì, beh… vi perdono.” dissi io, imitando la sua cadenza in
modo ironico e prendendole le mani.
Cercando di rimanere al passo, Mastro Zarek intervenne:
“Quindi mi stai seguendo da quando incontrai Hekara?”
“Di tanto in tanto. Lei non aveva bisogno dei miei servigi
quando era lei ad essere insieme a voi. Ma io cercavo di rimanere nelle
vicinanze, così da poter riprendere dove lei aveva lasciato e riferirle tutto
quando voi la cacciavate via.”
Madama Kaya sogghignò un po’, mentre Mastro Zarek stava
prendendo in considerazione tutte le implicazioni di ciò che gli avevo detto.
Quello gli fece perdere la concentrazione e, di conseguenza, la mia presenza.
Teyo notò la sua confusione e gli disse gentilmente: “È
ancora di fianco a Kaya.”
Mastro Zarek si concentrò… ed eccomi di nuovo! Lui disse:
“Credo che mi dispiaccia non riuscire a vederti.”
“Ci sono abituata. E in realtà sono abbastanza colpita da
ciò che state facendo ora. Mia madre mi ha detto che a mio padre ci sono voluti
tre mesi dopo la mia nascita per riuscire ad imparare a concentrarsi su di me.
Voi ci siete riuscito quasi istantaneamente. Siete più incline ad accettare le
novità rispetto a quanto pensate.”
“Io credo di essere molto incline ad accettare le novità.”
“E invece no. Lo volete essere. Ma non credete che possiate
esserlo. Ma lo siete. Non è un po’ strano?”
Mastro Zarek sembrò notare solo in quel momento di avere la
bocca spalancata, quindi la chiuse.
Madama Kaya stava ancora sogghignando mentre diceva: “Non
c’è tempo per gongolare. Dobbiamo darci una mossa.”
Condusse noi tre nelle profondità di Korozda, il Labirinto
in Putrefazione, e quindi, ovviamente, finimmo col girare in tondo. Dei cerchi
concentrici che conducevano sempre più all’interno del territorio dello Sciame
Golgari. Lasciai i due capigilda a capo del gruppo, anche se ero pronta a
correggere la strada nel caso avessero preso una svolta sbagliata. Ero già
stata lì giù moltissime volte per esplorare le deteriorate siepi fungine del
labirinto e avevo già risolto da tempo il suo rompicapo.
Noi… o meglio, loro tre, dato che nessuno mi notava, ovviamente… eravamo già stati accolti a Korozda passando al di sotto della fortezza di Penvar, il Torrione Sospeso, un castello a testa in giù con le fondamenta fissate al soffitto. Mastro Zarek si era preparato ad uno scontro con il Krunstraz che pattugliava il torrione. Ma i guerrieri insettoidi kraul si limitarono ad osservarci (o, beh, osservare loro tre) mentre entravamo nel labirinto.

In quel momento, mentre ci avvicinavamo al centro, non solo fu chiaro che non avremmo trovato uno scontro ad attenderci, ma anche che non ci fosse assolutamente nessuno ad attenderci. E questo voleva dire che noi (loro) fossimo attesi. O forse che noi (loro) stessimo dirigendoci in una trappola. O, che so, magari entrambe le cose.
Controllammo più volte i dintorni in cerca dei segni di
un’imminente imboscata. Osservai Mastro Zarek che controllava l’Accumulatore
che portava sulla schiena. Io mi inclinai per guardare la lancetta. Era
leggermente oltre la capacità massima. Doveva aver assorbito un sacco di
energia dal Faro.
Lui accelerò il passo, sorpassando Kaya all’entrata del
grande anfiteatro circolare, con i suoi spalti di pietra, tutti ricoperti da
morbido muschio peloso.
La lich Antecessora di Vraska, una
strega Golgari non morta, stava attendendo per accogliere tutti noi
(loro): “Saluti, Capogilda Zarek. Saluti, Capogilda Kaya. Lo Sciame Golgari vi
dà il benvenuto a Svogthos.” La sua voce sembrava provenire da foglie
morte che venivano fatte volteggiare in una tomba.
Capii che Mastro Zarek non riusciva a ricordarsi il nome
della lich, quindi lo raggiunsi velocemente e gli sussurrai: “Storrev.”
Lui sorrise quasi impercettibilmente, e lo sentii pensare in
modo molto nitido Grazie, Rat.
“Figuratevi.”
Con un po’ di formalità, lui disse: “Apprezziamo il
benvenuto, Storrev.” La Antecessora sembrò vagamente sorpresa e forse perfino
lusingata dal fatto che Mastro Zarek si ricordasse il suo nome. E ancora una
volta fece trasparire quel pensiero nitido, anche se quella volta era un po’
meno riluttante: Grazie, Rat.
Io sghignazzai un po’.
“Siamo in tempo di crisi” disse Madama Kaya. “Siamo venuti
per avere un incontro con Mazirek.” Il Signor Mazirek, leader dei kraul,
era stato l’insetto braccio destro di Madama Vraska, ed il candidato più
indicato che avrebbe potuto sostituirla come capogilda dei Golgari.
Madame Storrev sospirò, annuì e disse: “Seguitemi.”
Attraversammo l’anfiteatro e seguimmo la lich dentro
Svogthos, la sala di gilda sotterranea dei Golgari. Un tempo era una grandiosa
cattedrale Orzhov, magnifica e piena di arcate, ma qualche secolo fa cadde in
una voragine. Gli Orzhov la abbandonarono. I Golgari reclamarono le sue rovine
per loro.
Madame Storrev ci condusse all’interno di una camera
cavernosa, conosciuta come la Statuaria. Una strada rialzata nella pietra si
snodava al suo centro, con diverse statue che ne delineavano i bordi. Tranne
per il fatto che le statue non erano delle vere statue. Erano delle vittime. Le
vittime di Madama Vraska. Proprio come Madama Isperia, ciascuna era
bloccata nella pietra. Ma a differenza di Isperia, la cui espressione era di
amara sorpresa, ciascuno di questi trofei era stato immortalato in un ultimo
sguardo di terrore, con le mani sollevate troppo tardi per proteggerli dal
mistico sguardo letale della gorgone.
Un buon numero di persone erano radunate all’altro capo
della strada rialzata, attorno all’enorme trono di pietra di Madama Vraska… o
forse dovrei dire Regina Vraska? Era interessante vedere come nessuno di quei
Golgari fosse effettivamente seduto sul trono. Era perché nessuno aveva ancora
preso il posto della Regina Vraska come capogilda? O forse perché il trono era
piuttosto spaventoso, visto che era composto interamente di altri nemici della
regina defunti, intrecciati e messi in posa prima di venire definitivamente
pietrificati in quella posizione.
Man mano che ci avvicinavamo, riuscii a vedere che il Signor
Mazirek non si trovava tra quei pezzi grossi dei Golgari.
Madame Storrev eseguì un leggero inchino, e Mastro Zarek,
Madama Kaya e Teyo (ma non io, ovviamente) furono presentati ad Azdomas,
guerriero kraul del Krunstraz, alla leader dei devkarin Matka Izoni,
al troll Varolz e alla sciamana elfa Cevraya.
“Mazirek?” chiese Mastro Zarek.
Il Signor Azdomas produsse una serie di suoni ticchettanti
nella sua gola prima di parlare. C’era una furia oscura in quel ticchettio e
anche nella sua voce: “Mazirek era un altro collaboratore di Bolas, smascherato
dalla Regina Vraska prima della sua partenza.”
“Vraska l’ha smascherato?”
“Sì”, disse Madame Storrev, con la sua voce fatta di foglie.
“Vraska liberò gli Antecessori e ci consegnò Mazirek, il nostro tormentatore.”
“Ha pagato il prezzo definitivo per aver tradito lo Sciame”
aggiunse con risolutezza il Signor Azdomas.
Madama Kaya passò lo sguardo dal Signor Azdomas, a Madame
Storrev, a Matka Izoni, alla Signorina Cevraya, fino ad incontrare lo sguardo
dell’enorme troll dalla pelle fungina, il Signor Varolz. L’assassina di
fantasmi sembrò prendere le misure di ciascuno di loro… e calcolare cosa
sarebbe servito per abbattere ciascuno di essi, se necessario. “Se posso
chiedere… chi è il vostro nuovo capogilda? È a lui che siamo venuti a
rivolgerci.”
Tutti loro si scambiarono degli sguardi non piacevoli, che
rivelarono la risposta ancora prima che Madame Storrev disse: “Ciascuno di
questi individui, me esclusa, vuole reclamare il trono di Vraska.”
“Ma è Vraska che reclamerà il trono di Vraska.”
Ci voltammo tutti quanti appena in tempo per vedere una
figura emergere sfocata da una silhoutte (suppongo stesse compiendo un viaggio
planare).
Era la Regina Vraska in persona.
Appena si materializzò completamente, Mastro Zarek si
ricordò di porre velocemente una mano davanti agli occhi. Madama Kaya fece la
stessa cosa. Io spinsi in alto la mano di Teyo con le mie forze. Mi piaceva la
Regina Vraska, ma mi piaceva di più Teyo… e non volevo che diventasse l’ultima
decorazione della Statuaria.
Con una mano ancora alzata, Mastro Zarek attivò il suo
Accumulatore. Madama Kaya estrasse uno dei suoi lunghi coltelli. Entrambi erano
pronti ad affrontare la gorgone che li aveva traditi.
La Regina Vraska li ignorò entrambi e, rivolgendosi ai
Golgari, disse: “Qualcuno ha l’ardore di mettere in dubbio il mio diritto a
quel trono?”
Madame Storrev, il Signor Azdomas, il Signor Varolz e la
Signorina Cevraya si inginocchiarono tutti immediatamente, dicendo all’unisono:
“No, mia regina.” Matka Izoni non sembrava particolarmente contenta, ma si
inchinò e mormorò la stessa formula, anche se mezzo secondo più tardi rispetto
alle altre personalità dei Golgari.
Mastro Zarek rischiò di dare un’occhiata alla Regina Vraska
e vide ciò che vidi io. Gli occhi di lei non stavano brillando, quindi
significava che non aveva evocato l’incantesimo per trasformare qualcuno in
pietra. Fu un piccolo sollievo, ma sapevamo entrambi che poteva richiamare quel
potere in modo rapido. E aveva anche altre abilità, e altre armi. Per esempio,
la sciabola che le pendeva dalla cintura.
“Sei ridicola” le disse Mastro Zarek, cercando di sostituire
una nota di amarezza con qualcosa che si avvicinava al disprezzo. “Cosa
dovresti essere, un pirata?”
Wow, una regina pirata! In realtà mi sembra piuttosto figo!
Lei continuò ad ignorarlo, passandogli accanto per sedersi
sul suo trono da spettacolo dell’orrore.
“Mi sorprende che tu sia tornata su Ravnica” obiettò Madama
Kaya. “In realtà sono shockata..”
“Sconvolto” la corresse Mastro Zarek.
“Soprattutto dopo che il Faro è stato spento?” chiese la
Regina Vraska, come per provocare i suoi vecchi amici e alleati.
Mastro Zarek era molto irritato e pronto a combattere. Dell’elettricità statica scoppiettò tra i suoi capelli a punta. “Quindi quale di queste situazioni è avvenuta?” ruggì lui. “Hai dato per scontato che Bolas fosse già stato sconfitto… o che avesse già trionfato?”
VII.
Mastro Zarek praticamente sibilava contro la schiena della
regina Golgari: “Voltati per guardarmi, e non esiterò.”
Sembrava una situazione abbastanza tesa, quindi trotterellai
verso Madama Kaya e le sussurrai: “A Hekara piaceva molto Madama Vraska, in
fondo in fondo, lo sapevate? Forse dovremmo darle il beneficio del dubbio.
Voglio dire, perché è tornata secondo voi?”
Non comprendendo pienamente il succo del discorso, Madama
Kaya disse: “Non lo so. Glielo chiederò.”
“Chiedere cosa?” brontolò la Regina Vraska senza voltarsi.
“La mia amica Rat vuole sapere perché sei tornata. È incline
a fidarsi di te perché Hekara ti considerava un’amica. E comunque, anch’io un
tempo ero incline a fidarmi di te…”
Porre la cosa in quel modo non ci avrebbe aiutato ad
ottenere delle risposte utili e, infatti, la Regina Vraska ignorò la domanda ed
i giudizi. O almeno ci provò. Corsi in avanti per leggere le sue espressioni… e
magari avere una minima idea di ciò che le passava per la testa. Era
sicuramente combattuta, ma percepivo con certezza che voleva assolutamente
aiutare… aiutare noi, aiutare Ravnica e sicuramente aiutare i Golgari.
Dopo il suo arrivo, il Signor Azdomas l’aveva velocemente
aggiornata sulla situazione attuale di Ravnica. In quel momento riuscii a
capire che lei non aveva alcuna conoscenza pregressa riguardo la crisi, ma
nemmeno qualcosa di cui sorprendersi. Oh, tranne per la parte riguardo al
Signor Beleren che aveva perso i poteri da Patto delle Gilde Vivente.
Quella notizia sembrò averla spiazzata e mise allo scoperto, almeno per me, che
i complessi sentimenti di lui nei confronti di lei erano reciproci.
Il Signor Azdomas comunicò anche che i Golgari, i Senza
Cancello ed altri civili appartenenti ad altre gilde erano intrappolati in
diverse parti della città, alla mercè degli Eterni del drago.
La Regina Vraska si era offerta di aiutare, ma Mastro Zarek
rifiutò istantaneamente la sua richiesta. E anche Madama Kaya aveva iniziato a
rifiutarla. Ma io intervenni, dicendo: “Abbiamo bisogno dei Golgari. Lei
governa i Golgari, quindi non abbiamo molte alternative.”
“Non possiamo fidarci di lei.”
“E abbiamo comunque bisogno di lei.”
“Tu non eri là. Non puoi sapere. Se lei non avesse-”
“Lo so. Lo so davvero. Credetemi, lo so.”
“Allora come mai potrei-”
“Suppongo dovremo fare una prova. Datele la possibilità di
dimostrare che possiamo fidarci. O di dimostrare che non possiamo farlo.”
Poi Madama Kaya sospirò pesantemente e si rivolse alla
Regina Vraska per accettare il suo aiuto. E quando Mastro Zarek obiettò la
scelta un’altra volta, Kaya lo costrinse ad accettare con riluttanza la sua
decisione.
Quindi ora quei tre capigilda, insieme a me, Teyo, il Signor
Azdomas e Madame Storrev, stavano arrancando attraverso le idrovie sotterranee
e le fogne di Ravnica per una missione di salvataggio.
La Regina Vraska si era fermata sotto un’enorme grata di
ferro. Lei fece un gesto con una mano, attenta a non guardare dietro di lei,
dato che anche il suo sguardo più innocuo avrebbe potuto far innescare un colpo
preventivo da parte di Mastro Zarek.
Il Signor Azdomas si avvicinò e sollevò la grata. Lo
scorrimento del ferro contro la pietra riecheggiò attraverso i tunnel.
Una voce dalla sommità ruggì: “Chi è là?”
Mastro Zarek, dimenticandosi brevemente della sua poca
fiducia verso la regina, fece qualche passo in avanti, dicendo: “Criniera d’Oro?”,
sussurrando ad un volume sostenuto.
E fu così che il Signor Criniera d’Oro fece sbucare la testa
così che potesse essere vista. “Zarek?” Il leonid individuò
immediatamente il capogilda Izzet e parlò con una certa fretta: “Stavo
conducendo alcuni degli altri Planeswalker per aiutare l’evacuazione di diversi
civili. Ma gli Eterni ci hanno colti di sorpresa. Sei o sette gruppi. Ci siamo
barricati dentro questa vecchia cappella per più di un’ora. L’edificio è
completamente circondato. Sono attirati dalle nostre Scintille e non
se ne andranno. Abbiamo tenuto a bada l’Orda Atroce, ma è una battaglia persa
in partenza. Khazi è stata mietuta quando un Eterno ha attraversato
la parete con una mano, afferrandola per il polso.”
La Regina Vraska andò a fianco di Mastro Zarek e disse:
“Questa è la via d’uscita.”
Il Signor Criniera d’Oro strabuzzò il suo occhio buono verso
di lei e disse: “Tu devi essere Vraska. Jace sperava che ti facessi
viva. Lui ha molta fiducia in te.”
La Regina Vraska si accigliò ma disse: “Porta tutti quaggiù. I Golgari li terranno al sicuro. Hai la mia parola.”

Mastro Zarek ridacchiò rumorosamente, ma non disse nulla.
In perfetto silenzio, il viso del Signor Criniera d’Oro
svanì dall’apertura. Passò un minuto. Poi due. La regina e Mastro Zarek si
scambiavano sguardi confusi. Io stavo per arrampicarmi per vedere se potevo
essere d’aiuto, quando il Signor Criniera d’Oro si lasciò cadere. Si avvicinò
alla gorgone senza paura e disse: “Non ci siamo presentati. Io sono Ajani
Criniera d’Oro dei Guardiani.” Lui allungò la propria mano.
Lei afferrò il suo grosso avambraccio peloso, e lui afferrò
quello liscio di lei. Lei disse: “Ti dò il benvenuto in territorio Golgari,
Ajani Criniera d’Oro. Qui sei al sicuro.”
Lui annuì, sorridendo. Poi si voltò nuovamente verso il
soffitto del tunnel e disse: “Iniziate a calarli.”
Uno per uno, vari abitanti di Ravnica (quasi tutti bambini)
vennero calati tra le braccia del Signor Criniera d’Oro, del Signor Azdomas, di
Madama Kaya, di Teyo e della Regina Vraska. Anch’io volevo aiutare, ovviamente,
ma sarei potuta rimanere lì tutto il giorno e nessuno mi avrebbe mai passato un
bambino. Quindi mi limitai a stare fuori dai piedi, capite?
Anche un timoroso Mastro Zarek si fece da parte. Alla Regina
Vraska venne passata una bimba elfica, di cinque o sei anni, che si nascose nel
petto della gorgone, emanando grandi singhiozzi di paura e disperazione. La
regina sembrava affranta. Ma riuscì a tenere stretta la bambina.
Sopra ci fu un rumore. Una voce urlò verso il basso: “Hanno
sfondato le porte!”
Vennero calati gli ultimi abitanti di Ravnica, seguiti da
due dei Planeswalker che avevo visto all’incontro.Il Signor Criniera d’Oro li
presentò brevemente come la Signorina Mu Yanling ed il Signor Jiang
Yanggu. Quest’ultimo richiamò verso l’alto: “Mowu, vieni qui!”
Un piccolo cane saltò giù tra le braccia del Signor Jiang.
Questo cane era molto più piccolo di quello che avevo visto alla Sede del Senato.
Il Signor Jiang mise il cucciolo sulla pavimentazione del
tunnel, e lui iniziò a crescere, diventando il cane a tre code alto quanto il
suo padrone che avevo visto in precedenza.
Krokt! Anch’io voglio un cane magico!
Il Signor Criniera d’Oro disse: “Dov’è Huatli?”
“Qui!” disse la Signorina Huatli mentre si lasciava cadere
verso il basso. “Sono l’ultima, ma sono proprio dietro di me!” Come per
dimostrare che avesse ragione, una mano e un braccio ricoperti di lazotep si
allungarono dall’alto, fendendo l’aria nel tentativo di afferrare la Signorina
Huatli.
La mano svanì nell’oscurità sovrastante e fece posto alle
teste di tre Eterni. Iniziarono a scendere, e ci stavano impiegando molto a
farlo solamente perché decisero di farlo contemporaneamente.
Quel ritardo diede alla Regina Vraska il tempo che le
serviva. Richiamò il proprio potere (lo osservai accumularsi nei suoi occhi)
mantenendolo concentrato verso il soffitto, così da evitare l’eventuale ira di
Mastro Zarek. La gorgone strinse a sé la piccola elfa disperata, coprendole gli
occhi con una mano. Poi, quando tutti e tre i mostri ricoprirono l’intera
superficie dell’apertura, la Regina Vraska incrociò lo sguardo con ciascuno di
essi uno per uno, trasformandoli in pietra tutti e tre. Il suono della loro
calcificazione fu piuttosto soddisfacente, e il risultato non fu soltanto
riuscire a fermare gli inseguitori della Signorina Huatli, ma aveva anche
sigillato in modo efficace il foro ed unica via utilizzabile dagli Eterni per
raggiungere i sotterranei dalla cappella in superficie.
Madame Storrev si avvicinò alla propria regina e le sussurrò
qualcosa all’orecchio. Lei ascoltò e si voltò verso Mastro Zarek, che
indietreggiò di un passo, ma che non provò ad elettrizzarla (cosa che mi sembrò
un buon segno). Forse perché gli occhi di lei non stavano più brillando, segno
che non la rendeva una minaccia immediata. O forse perché aveva ancora in
braccio la piccola bimba elfa che piangeva sommessamente. O forse, e dico
forse, perché lei si era guadagnata una piccola porzione della fiducia persa
che un tempo condividevano.
Lei disse: “Per tutta la città, i Golgari stanno aprendo dei
sentieri sicuri così che ogni abitante di Ravnica possa trovarli. Stiamo
combattendo l’esercito di Bolas e conservando la vita.” E poi, con un po’ di
visibile sarcasmo, aggiunse: “Non c’è di che.”
Mastro Zarek non disse nulla.
Io pensai: Fatte tre. Ne manca una.
Madama Kaya disse: “Bene. Ora, c’è un’altra cosa di cui
abbiamo bisogno…”
Si è portato due cani?