Avviso spoiler su La Guerra della Scintilla: Ravnica:
i capitoli 43 e 49 del libro si sovrappongono a questa storia.
Genitori, è giusto far notare che questa storia contiene contenuto che potrebbe essere non adatto ai lettori più giovani.
I.
Non ne incontrammo nessuno, e mi parve un buon segno.
Inoltre, dalla cima di una collina riuscimmo a vedere
la Piazza del Decimo Distretto e il portale era sparito. Già sapevamo
che il Signor Jura, il Signor Criniera D’Oro, la Signorina Huatli e
gli altri stavano facendo del loro meglio per salvare quanti più abitanti
di Ravnica possibile, ed ora avevano anche l’aiuto dei Golgari. E
Mastro Zarek aveva spento il Faro. Era chiaro che anche il Signor Fayden,
il Signor Karn, la Signorina Samut e l’Uomo-Demone Ob
Nixilis erano riusciti a spegnere il Ponte Planare. Erano tre
missioni compiute delle sei che ci aveva illustrato il Signor Beleren.
O forse quattro…
I miei compagni si fermarono tutti di colpo.
Chiesi a Teyo cosa ci fosse che non andava e lui disse che
era cambiato qualcosa.
“Che cosa?”
“Io-”
La Regina Vraska disse: “È spento. Il Sole Immortale è
stato spento.”
Deglutendo con forza, dissi: “Allora siete tutti liberi di
andare, di fare un viaggio planare…”
Madama Kaya disse: “Noi non andiamo da nessuna parte.”
Mastro Zarek disse: “No, c’è ancora del lavoro da fare.”
Quattro missioni compiute. Ne rimanevano solo due.
L’assassinio della Signorina Capelli Corvini, Liliana Vess. Quella era la
missione del Signor Beleren insieme al Signor Teferi, alla Signorina Ballard e
alla Signorina Reid.
E poi c’era la nostra missione: l’Operazione Disperata.
Mastro Zarek ci aveva detto che la Signorina Lavinia avrebbe
rappresentato gli Azorius. E anche Mastro Lazav dei Dimir aveva
promesso che avrebbe partecipato. Con i Boros, gli Izzet, i Simic,
gli Orzhov, i Selesnya, i Gruul e i Golgari già convinti,
mancavano soltanto i Rakdos.
Ero terrorizzata ad andare laggiù, a Rix Maadi. Non era il
posto che mi spaventava. Ma senza Hekara dove sarebbe dovuta essere,
temevo che mi sarei semplicemente… dissolta… come una pozzanghera. Quel genere
di cose non mi accadono molto spesso. Sono un topo piuttosto resistente,
sapete? Sono costretta ad esserlo. Ma quando mi intristisco o perdo un po’ la
speranza, va comunque bene, perché nessuno lo vede. Nemmeno io faccio quasi più
caso a me, capite? Voglio dire, a cosa serve piangersi addosso dalla
disperazione e tutte quelle cose lì?
Chi aiuta?
Ma questa volta ci sarebbero stati dei testimoni. Teyo e
Madama Kaya, e forse perfino Mastro Zarek, mi avrebbero visto cedere. E se
l’avessero visto loro, allora sarei stata costretta a vederlo anch’io. Quello
l’avrebbe reso reale. E ciò sarebbe significato che Hekara era…
Comunque, nove gilde convinte. Ne manca una. E quattro
missioni compiute. Ne mancano due. Beh… tre, in realtà. Non bisogna
dimenticarsi la missione finale. Perché quando tutta questa robetta facile si
sarà tolta di mezzo, ci sarebbe stato comunque il drago.
Già. C’è comunque il drago.
II.
Senza alcun preavviso, lo scheletro lanciò uno di quei
piccoli teschi incandescenti a Teyo, che riuscì appena ad alzare uno scudo
circolare di luce bianca per bloccare la sua traiettoria verso il proprio
occhio. Il teschio rimbalzò sul suo scudo e colpì lo scheletro in faccia. Esso
rise con una rauca risata aspirata, e Teyo rabbrividì.
Madama Kaya cercò di tranquillizzarlo. “Stanno solo cercando
di intimidirti.”
Teyo guardò il terreno e borbottò: “Ci stanno riuscendo.”
Lo scheletro sussurrò: “Avete capito male, Madama. Stiamo
cercando di farvi divertire.”
Teyo lanciò un’occhiataccia allo scheletro e borbottò: “Non
ci state riuscendo.”
Lo scheletro rise ancora e disse: “Beh, almeno tu stai
facendo divertire me.”

Stavamo scendendo i cinquecento gradini del Vestibolo
del Demone per arrivare a Rix Maadi. I filoni di lava che percorrevano le
pareti scavate dai wurm producevano una luce rossa uniforme su ogni cosa
visibile. E c’era un nuovo intrattenitore ogni quarto o quinto gradino. Dopo i
giocolieri fu la volta dei marionettisti, ciascuno con una marionetta
progettata per ravvivare gli incubi degli inesperti.
Ma io non sono inesperta.
Avevo già sceso quegli scalini, avevo visto quegli stessi
spettacoli tantissime volte con Hekara. Erano come vecchi amici… vecchi amici
determinati a ricordarmi che la mia amica più cara non avrebbe mai più potuto
condividere con me questi scalini.
Li odio! Perché sono ancora qui mentre lei non c’è più?
Perché io sono ancora qui mentre lei non c’è più?
Pensavo di averle già viste tutte, ma l’ultimo marionettista
mi fece sospirare ad alta voce. La sua marionetta era una caricatura
brutalmente accurata di Hekara, una strega dei rasoi completa di veri rasoi.
Riuscivo quasi a percepire la preoccupazione che stava
emanando Madama Kaya quando i nostri sguardi si incrociarono e condivisero un
momento di lutto comune. Potevo urlare o semplicemente farmene carico. Sorrisi
tristemente e sussurrai semplicemente: “Qui le cose non saranno più le stesse
senza di lei.”
Che cosa stupida e ovvia da dire. Eppure, che altro ci
sarebbe da dire?
La dipartita di Hekara era esattamente il motivo per il
quale Madama Kaya aveva fortemente suggerito che la Regina Vraska ci
accompagnasse a Rix Maadi… e il motivo per cui Kaya aveva insistito che
la gorgone venisse senza i suoi kraul o i suoi Antecessori di
guardia. Se i Cultisti avessero preteso una spiegazione (o vendetta)
per la morte dell’Emissaria Hekara, Mastro Zarek e Madama Kaya volevano che la
regina fosse lì presente per dare spiegazioni (o per pagarne le conseguenze).
Sorprendentemente, Sua Maestà non aveva avuto obiezioni.
Apparentemente di sua volontà, la marionetta di Hekara
lanciò dei veri rasoi verso Zarek e Vraska. Le piccole lame non vennero
scagliate con abbastanza forza da causare seri danni ai capigilda Izzet e
Golgari, anche se il primo si procurò un lieve taglio sul braccio e il volto
della Regina venne graffiato, facendole colare lentamente una goccia di sangue
lungo la guancia. I pensieri di Madama Kaya si affollarono di preoccupazione
all’ipotesi che le lame fossero state avvelenate. Io scossi la testa. “Sono pulite.
Ma potrebbero non esserlo al nostro ritorno… in base a come andrà l’incontro.”
I marionettisti fecero spazio a degli orrori ingabbiati,
con dei diavoli mascherati seduti in cima alle gabbie, pronti e
volenterosi di liberare quei mostri. Quei particolari orrori, dei così simili a
ragni che ansimavano, strillavano e ululavano, erano delle dimensioni di un
cucciolo di nodorog, ma su quella stretta scalinata claustrofobica un orrore
grande come un cucciolo avrebbe potuto provocare dei danni significativi. I
diavoli sghignazzavano e si muovevano costantemente verso i chiavistelli,
minacciando di aprire le gabbie. Teyo sussultava ogni volta, e ciò incoraggiava
i diavoli a farlo ancora di più.
Le pareti erano sporche e a righe, con centinaia di
locandine strappate, una sopra l’altra. Alcune pubblicizzavano spettacoli
vecchi di secoli, e quasi tutte includevano vari insulti ad una delle altre
gilde, con una predilezione per gli Orhzov, gli Azorius e i Boros. Madama Kaya
si fermò ad osservare una locandina che sembrava antica quanto le altre ma che
raffigurava lei, Mastro Zarek, la Regina Vraska e la Signorina Lavinia appesi
come marionette, ciascuna con un filo che era avvolto molto stretto attorno al
collo. Le loro teste ciondolavano con la lingua di fuori, gli arti erano
fiacchi, le facce erano gonfie e blu. La marionettista che teneva i quattro
fili a cappio era un’immagine dipinta della marionetta di Hekara, ed il
marionettista che guidava i fili di Hekara era il Contaminatore in persona. Non
prometteva bene per il nostro ricevimento. Madama Kaya inspirò, espirò e poi
proseguì. Anche Teyo si fermò per dare un’occhiata. Stava sviluppando un tic
sulla sua guancia sinistra. Lo spinsi in avanti, dicendo: “Almeno non hanno una
tua locandina.”
“Per ora” mi corresse nervosamente.
Oltre i diavoli e i loro orrori c’erano i mangiafuoco. Teyo
stava per creare uno scudo, ma io fermai le sue mani e scossi la testa ancora
una volta. “Li incoraggerai e basta. Fai attenzione, e quando inalano passaci
davanti.”
Durante la nostra discesa, Mastro Zarek e la Regina Vraska
rimasero all’erta ma impassibili, covando ciascuno i propri brutti pensieri, la
maggior parte dei quali potevo percepire essere relativi a Hekara. Fatta
eccezione di Teyo, che non l’aveva conosciuta, stavamo tutti piangendo la
nostra amica. Perfino Madama Kaya e Mastro Zarek, che non avevano alcuna colpa,
sentivano la perdita di Hekara come un peso sulle loro spalle. In parte perché,
suppongo, Mastro Zarek si era sempre tenuto a distanza da Hekara, approfittando
di lei senza mai riconoscere veramente quanto ci tenesse, e ora che era troppo
tardi realizzò che teneva particolarmente a lei. Si sentiva in colpa per
questo, ed una parte irrazionale di lui era infuriata con Madama Kaya per aver
sempre trattato Hekara con una calorosità sincera. Ma era per la maggior parte
arrabbiato con sé stesso.
Più scendevamo in profondità, più l’aria divenne calda e
umida, e non a causa dei mangiafuoco. Le vene rosse nelle pareti curve lì erano
più larghe e più liquide. La lava incandescente gocciolava sui gradini e
bisognava stare attenti ad evitarla se si volevano tenere intatti i propri
stivali… o i propri piedi, più che altro.
I mangiafuoco lasciarono spazio ai monociclisti, che
rimanevano incredibilmente in equilibrio andando avanti e indietro in uno
spazio di pochi centimetri su dei congegni che sembravano più pensati per una
camera delle torture: i raggi delle ruote erano di filo spinato, le ruote erano
artigliate ed i seggiolini erano lame di asce. C’erano diversi artisti che
stavano sanguinando. E ciascuno si avvicinava pericolosamente al nostro
quintetto, rischiando di tagliarci. Un ciclista, che chiaramente non poteva vedermi,
per un pelo non mi tranciò via un piede. Ma questa specie di imminente
catastrofe era un avvenimento comune, e mi ero addestrata ad essere molto,
molto conscia dei miei dintorni in ogni singolo istante. Riuscii ad evitare
facilmente la minaccia.
Infine, arrivammo all’ultimo scalino, ed il Vestibolo lasciò
spazio alla Zona del Festival, difesa da due immensi ogre che
indossavano maschere ricavate da veri teschi di ogre. Madama Kaya esitò, ma gli
ogre non prestarono attenzione né a me né agli altri… come se anche loro
quattro fossero altre quattro Rat. Quindi Kaya li ignorò a sua volta e
continuò ad avanzare per il grande cortile. Al suo centro si trovava una
fontana crepata e ricoperta di graffiti che raffigurava un centauro. Da
una certa prospettiva, la statua era sorprendentemente elegante, ma mi resi
conto che mentre ci avvicinavamo gli altri notarono che dei pezzi di marmo
erano stati asportati dall’uomo-cavallo, come se fosse stato colpito da un
martello. Dell’acqua sgorgava dalle sue labbra rotte, e a sua volta quell’acqua
sgorgava da tutte le crepe della fontana fino a scendere nel terreno spezzato,
dove risaliva sotto forma di vapore.
Sopra di noi, delle altalene vuote di un trapezio
oscillavano dai loro ganci arrugginiti, mentre una singola camminatrice sul
filo con dei codini, vestita con una calzamaglia ad arlecchino nera e rossa,
correva spensieratamente su un filo consunto. I suoi movimenti erano
incredibilmente aggraziati e attiravano l’attenzione. Lei diede un’occhiata in
basso, al suo nuovo pubblico, e Teyo trasalì. Le sue labbra e le sue palpebre
erano chiuse da delle cuciture.
C’erano anche delle gabbie vuote grandi abbastanza da
contenere orrori grandi quanto un umano. Ed ogni cosa, letteralmente ogni
cosa, presentava degli schizzi di sangue qua e là.
Al lato opposto della Zona del Festival, altri due ogre
dalla maschera a teschio facevano la guardia davanti alla facciata di pietra
decorata di Rix Maadi. Come i primi due, anche questi ogre non sembrarono
nemmeno notarci. Nonostante ciò, il nostro gruppetto esitò dinanzi al nefasto
bagliore rosso dell’entrata… finché la Regina Vraska mormorò: “Oh, al diavolo!”
e attraversò l’arcata gotica dell’ingresso. Mastro Zarek e Madama Kaya si
scambiarono uno sguardo e la seguirono, con me e Teyo a seguire.
La facciata di Rix Maadi era letteralmente soltanto tale.
All’interno non c’era alcuna architettura: solo un’enorme caverna vulcanica
naturale. Del vapore saliva da una fossa di lava al centro ed in alto era
ventilata da delle canne fumarie naturali che arrivavano fino in superficie.
E noi stavamo sudando veramente un sacco. Perfino Teyo, il
ragazzo del deserto. Lui scrollò le spalle e disse: “Non è il calore. È
l’umidità.”
Delle stradine rialzate in pietra andavano da una parte
all’altra della fossa di lava. Dei cavi d’acciaio si incrociavano sul soffitto
per sostenere altre gabbie e ganci arrugginiti. Sparse per quel paesaggio si
trovavano diverse vasche piene di sangue. Così come anche dei segugi infernali
appisolati, compresa la preferita di Hekara: Doppialama.
Mi chiedo se anche lei pianga la sua padrona.
Le pareti erano butterate da decine di porte che conducevano
in altrettante stanze. Da alcune si potevano udire delle risa. Da altre delle
urla. Da molte, entrambe. Alla nostra sinistra, al nostro livello, una grossa
apertura nella parete era celata da una nebbia sovrannaturale di pure ombre.
Dal suo interno proveniva una disgustosa brezza. Ero già stata lì molte volte
in passato, ma mi continuava a dare i brividi.
Mi affiancai a Madama Kaya e sussurrai: “Dove sono tutti?
Rix Maadi di solito è piena di artisti. Non l’ho mai vista così vuota.”
Lei guardò l’ambiente colorato da quel bagliore rosso.
Tranne che per i segugi infernali e per qualche occasionale topo (vero) che
scorrazzava, non c’era un’anima in giro, viva o morta, eccetto noi. Poi, in
quel preciso istante, una spaventosa figura apparì in un’esplosione di fumo
rosso.
“Dama Exava” sussurrai io. “Strega di sangue.
Attualmente è la seconda in comando del Contaminatore.”
Mentre il fumo si diradava lentamente, Dama Exava si fece
vedere chiaramente. Era un’umana alta e muscolosa, ed indossava una grandissima
ed elaborata maschera decorata con due paia di vere corna di demone. Uno
stretto corsetto accentuava il suo seno e lasciava nuda la pancia. Indossava
degli stivali alti fino alla coscia ed una larga cintura dalla quale
penzolavano diversi spuntoni di ferro, tutti sporchi di sangue. Si trovava in
piedi su un piccolo palco e guardava dall’alto i miei quattro compagni con un
disprezzo altezzoso. Lei non era mai riuscita a vedermi.
Non mi è mai piaciuta molto.
Madama Kaya, Mastro Zarek e la Regina Vraska si guardarono
tra loro e poi abbassarono la testa all’unisono. Mastro Zarek condusse le
formalità: “Ti rendiamo onore, Exava, essendo strega di sangue dal raro
talento, e chiediamo un’udienza con il tuo padrone, il Contaminatore.”
Dama Exava li studiò in silenzio. Poi diresse lo sguardo
verso la fossa. La lava ribolliva, ma non apparve nient’altro, e di certo non
un demone.
“A quanto pare” disse lei, con una voce da contralto, “il
Contaminatore non chiede alcuna udienza a voi.”
Ma in quel momento la voce esplosiva di Rakdos riecheggiò per tutta la caverna: “DOV’È LA NOSTRA EMISSARIA?”

Mastro Zarek lanciò un’occhiata a Vraska, che camminò in
avanti, pronta a qualsiasi pegno dovesse pagare. Ma prima che lei potesse
parlare, un’altra voce richiamò l’attenzione: “È qui!”
Cosa?! Davvero?! Hekara?!
Mi voltai verso l’entrata principale. Era il Signor Tomik
Vrona, che accompagnava un singolo thrull Orzhov, il quale trasportava un
cadavere occultato.
No. No, no, no, no, no… Perché dovete farmi questo?
Il Signor Vrona fece un cenno al thrull, che si fermò.
Rivelò il volto del cadavere, il volto di Hekara. Lui disse: “Ho riportato
Hekara alla sua gente.”
Io corsi al fianco di Hekara. Il thrull era alto, e io
dovetti mettermi in punta di piedi per vedere la mia amica e darle un bacio
sulla sua pallida guancia. In quel momento era diventato reale. Sinceramente
non vi saprei dire se la situazione fosse migliorata o peggiorata.
Dama Exava si schiarì la gola impazientemente. Disse: “Dì
alla tua creatura di mettere la strega dei rasoi sul palco, ai miei piedi.”
Il Signor Vrona fece un gesto, ed il thrull obbedì. Io lo
seguii.
Dama Exava si inginocchiò di fianco a Hekara e lanciò via il
velo. Exava lo scagliò in aria, ed esso prese fuoco drammaticamente… in modo
esagerato. Le sue ceneri ci caddero addosso.
La strega di sangue fece scorrere una mano dalla cima della
testa di Hekara fino alla punta delle dita smaltate dei suoi piedi con una
carezza disturbante, quasi erotica. Disse: “Avresti dovuto riportarla prima.”
“Le mie scuse” disse il Signor Vrona con un inchino. “Le
cose sulla superficie si sono rivelate un po’ caotiche.”
“Non è affare del Culto.”
“Ma dovrebbe esserlo” affermò Mastro Zarek.
Dama Exava si alzò, schioccando le dita con sprezzo. Dopo
qualche secondo, altre sei streghe di sangue apparvero in altrettante nubi di
fumo rosso. Arrivarono preparate, e in poco tempo denudarono Hekara, per poi
adornarla di stracci e campanelle. Quando completarono quell’operazione, Dama
Exava disse: “Dì al tuo thrull di portare Hekara nella Cripta del Giullare.”
Puntò il suo lungo dito elegante verso l’apertura corrotta.
Il Signor Vrona eseguì altri due movimenti con le mani e il
thrull raccolse Hekara. Penso che avrei dovuto avvertirlo.
Ma per qualche ragione non lo feci.
Affiancato dalla processione delle sei streghe, il thrull
attraversò tranquillamente l’apertura con Hekara tra le sue braccia.
Dopo un po’, dissi senza rivolgermi a nessuno in
particolare: “Spero che al Signor Vrona non piacesse quel thrull. Non lo
rivedrà più.”
E, ancora una volta con un tempismo perfetto, i miei
compagni rimasero immobili al suono dell’urlo di morte del thrull. Il Signor
Vrona sembrava orripilato. L’unica cosa che io riuscii ad esprimere fu una
scrollata di spalle.
Dama Exava disse: “Ritornerò tra un attimo. Restate qui.”
Poi venne avvolta dalle fiamme, come aveva fatto il velo di Hekara. Su di noi
caddero altre ceneri, ma nessuno pensò che la strega fosse davvero bruciata.
I miei pensieri puntavano a Hekara. Non avevo mai visto il
suo volto che non fosse sorridente. Anche quando recitava nelle tragedie, i
suoi occhi sorridevano. Ora non più. Nessun sorriso nei suoi occhi. Né sulle
sue labbra. Nessuna parola dolce scambiata tra due amiche.
“Tu sì che sei la mia Rat.”
“Sì che sono la tua Rat.”
Tutto sparito. Per sempre.
Il Signor Vrona stava dicendo a Mastro Zarek: “Voi avete
avuto i vostri doveri. Io ho avuto i miei.”
Mastro Zarek gli lanciò un’occhiata. “E quali sarebbero
stati, esattamente?”
Il Signor Vrona guardò Madama Kaya: “Io sono l’assistente
esecutivo della vera capogilda degli Orzhov. Per anni ho sempre creduto che
quel posto spettasse a Teysa Karlov. Ora riconosco che appartiene a Kaya.
E quindi sono stato impegnato a servire la mia padrona.”
Kaya sorrise e lo ringraziò. Poi la rivelazione la colpì:
“Tomik, sei tu quello che ha convinto le truppe Orzhov ad unirsi alla
battaglia.”
“In realtà è stato per la maggior parte il gigante Bilagru.
Gli avete fatto una buona impressione.”
“Dopo che tu l’hai inviato al mio cospetto e hai fatto in
modo che il tutto si avviasse.”
Il Signor Vrona ruotò la sua mano sinistra come per dire: È
solamente il mio dovere.
Appena dopo, Dama Exava riemerse dalla Cripta del Giullare,
con le mani gocciolanti di sangue di thrull.
Ancora una volta, la Regina Vraska si fece avanti, dicendo:
“Oh, grande e talentuosa Exava, Ravnica richiede il vostro aiuto. Se Hekara
fosse viva, vi spingerebbe ad aiutarci a convincere il vostro padrone-”
Dama Exava la interruppe. “L’Emissaria Hekara è morta perché
ha riposto fiducia in voi tre.” Indicò la regina, poi Mastro Zarek, poi Madama
Kaya. “Uno di voi l’ha tradita, uno di voi l’ha rinnegata ed uno di voi l’ha
semplicemente delusa.”
“È tutto vero” disse Mastro Zarek, con evidente rimorso… ma
con non poca determinazione. “Ed ora non ci sono più garanzie, eccetto questa:
se le dieci gilde non si riuniscono, Ravnica sarà sicuramente spacciata.”
“E allora il Culto di Rakdos danzerà sulla tomba di Ravnica.
Siamo piuttosto bravi nella danza tombale. È una nostra specialità.”
“Sono sicuro di sì” controbatté Mastro Zarek. “Ma i morti
non possono danzare.”
“Rimarresti sorpreso.”
“Vi prego, ascoltate. Niv-Mizzet ci ha lasciato un
ultimo piano per sconfiggere Nicol Bolas. Se mi permettete di spiegare-”
“CONOSCIAMO GIÀ OGNI DETTAGLIO DELL’ULTIMO TENTATIVO DI
OTTENERE IL POTERE DEL DEFUNTO MENTEFIAMMA” riecheggiò la voce di Rakdos. “NON
VOGLIAMO AVERNE NIENTE A CHE FARE!”
Dama Exava sorrise pericolosamente. “Penso che fareste
meglio ad andare” disse.
“Ma-”
“Prima di farlo veramente arrabbiare.”
Mastro Zarek, il Signor Vrona, la Regina Vraska e Madama
Kaya cercarono una soluzione internamente, pensando se ci fosse qualunque cosa
che potessero fare o dire per poter cambiare le cose. Ma alla fine le loro
spalle si rilassarono in contemporanea, e si voltarono per andarsene.
Teyo si voltò verso di me e chiese: “Basta così? Ci
arrendiamo?”
Ma non stavo veramente ascoltando. Annusai qualcosa, udii
qualcosa o percepii qualcuno… stavo fissando l’apertura della Cripta del
Giullare. Qualcuno dietro di me trasalì.
“Che fretta avete, amici?” disse Hekara, emergendo da quel
luogo oscuro.
Avrei dovuto correrle incontro e cingerla con le mie
braccia. Ma rimasi lì in piedi, con la paura di sperare che ciò che stessi
vedendo era reale, capite?
“Hekara?” disse Mastro Zarek.
“Bè, sì” rispose lei, con una scrollata di spalle.
“Non eri morta?” disse la Regina Vraska.
“Bè, sì. Vi sono mancata?”
“Più di quanto immagini… amica mia” disse Mastro Zarek.
“Smettila” disse Hekara. “Così mi metti in imbarazzo. Sto
scherzando! Non sono mai in imbarazzo. Fai lo sdolcinato quanto vuoi. È un
teatro orribile, ma abbiamo tutti i nostri piaceri peccaminosi, giusto?”
La Regina Vraska disse: “Ti devo delle scuse, Hekara. Non
avrei mai dovuto tradire la tua fiducia.”
“È stata una cosa abbastanza brutta da fare. E morire è
stato uno schifo. Ma, ehi, ha funzionato tutto. Dopotutto, non puoi risorgere
come strega di sangue se prima non muori, giusto?”
Penso che stessi piangendo. Non lo so. E non mi importava.
“Ora sei una strega di sangue, quindi?” chiesi io, con riverenza.
Ma Mastro Zarek non poteva sentirmi e parlò sovrastando la
mia voce, facendo la sua domanda: “Puoi convincere Rakdos a partecipare
all’Operazione Disperata?”
“Ooh, bel titolo” disse Hekara. “Comunque, non faticare.
Rappresenterò io il Culto in qualsiasi cosa tu abbia escogitato, compare.”
“No che non lo farai” sbottò Dama Exava. “Il Contaminatore
ha esplicitato chiaramente il suo volere.”
“Davvero? Perché a me non ha detto una parola.”
“In quel momento, tu eri morta e quindi rappresentavi un
pubblico un po’ disattento.”
“Potrebbe ripetermelo ora.”
“Non ce n’è bisogno” disse Dama Exava. “Lo sto facendo io.”
Ma Dama Hekara ondeggiò il suo dito in direzione di Exava.
“Ma tu non sei il Capo. E non il mio capo, comunque. Sei solo una strega di
sangue. E dato che ora sono anch’io una strega di sangue, penso che non dovrò
più seguire i tuoi ordini. Non mi sei più superiore in grado, Exava. Ora sei
più o meno una mia pari.”
“Strega, ti ucciderò di nuovo!” Dama Exava saltò, cercando
la gola di Hekara con le sue mani insanguinate.
Hekara fece una ruota per uscire dalla sua traiettoria. La
ruota divenne un salto mortale, che divenne una capriola all’indietro. Hekara
atterrò sul palco, ed io applaudii!
Una volta ottenuto il terreno più in alto, Hekara
materializzò diversi rasoi in entrambe le mani e li lanciò tutti
contemporaneamente. “Se sei stata una strega dei rasoi, è difficile perdere
l’abitudine!”

Dama Exava venne colta impreparata. Parò la maggior parte
delle lame con un movimento della sua mano, ma più di una penetrarono nella sua
pelle. Questo non la rallentò, ma Hekara non era sola in quel combattimento.
Mastro Zarek accese il suo Accumulatore e lanciò un fulmine relativamente
piccolo che colpì Exava alla schiena. Lei urlò e cadde in ginocchio.
Una segugia infernale reagì, ma Hekara la intercettò,
dicendo: “Fermati, Doppialama. Seduta!”
Doppialama si fermò, ma non si sedette. Ringhiava
minacciosamente, con la bocca che faceva colare saliva acida, corrodendo il
terreno che toccava. Mastro Zarek ricaricò, pronto a friggere la bestia. Hekara
lo scacciò con la mano ma non si degnò nemmeno di guardarlo. Continuò a parlare
in modo calmo a Doppialama: “Non fare caso a Ral. È a posto. Ed Exava tornerà
in modalità diva in men che non si dica. Ora seduta!”
Doppialama si sedette.
Hekara parlò ad alta voce all’ancora assente Rakdos: “Ora
vado ad aiutare i miei compari. Non è un problema, vero, Capo?”
Il Contaminatore rimase in silenzio.
“Okay, allora” disse Hekara con una risata. “Andiamo!” Poi
iniziò a camminare verso di me. Io allungai le braccia per un abbraccio, od un
giro, o qualsiasi cosa che le andasse di fare.
“Vieni qui, pasticcina, e dammi un po’ di dolcezza.”
“Tu sì che sei la mia Rat.”
“Sì che sono la tua Rat.”
Non successe nulla di questo.
Mi sorpassò… senza notarmi.
Io… io ero esterrefatta. Alzai lo sguardo e vidi Teyo e
Madama Kaya con la bocca aperta che mi guardavano con compassione. Poi distolsi
lo sguardo. Ma l’avevamo capito tutti. Immediatamente. Qualsiasi processo
avesse riportato in vita Hekara l’aveva cambiata abbastanza da non renderla più
capace di vedermi.
L’ho persa completamente un’altra volta…
Ma che differenza avrebbe fatto? Eravamo riusciti a far
riunire al gregge quattro gilde ribelli.
Ne mancano zero. Quattro andate. E con quest’ultima anch’io ero andata.
III.
Voglio dire, era viva, giusto? Era quello l’importante. Io
l’avevo persa, ma almeno era tornata, capite?
Ci sono cose peggiori di scoprire che qualcuno a cui vuoi
bene è ancora nel tuo mondo… anche se tu non sei più nel suo.
Camminai di fianco a lei per tutta la strada fino alla
piazza.
Teyo disse: “Vuoi che le dica qualcosa da parte tua?”
Madama Kaya disse: “Smettila di torturarti.”
Io facevo finta di non sentirli. Avevo deciso di crogiolarmi
alla presenza di Hekara per un po’.
E ad un certo punto dovevo aver ripreso a respirare.
Una parte di me probabilmente pensava che lei sarebbe
riuscita a vedermi ancora.
Diamole tempo…
Ma una parte di me sapeva la verità. Ora era una strega di
sangue. Era Dama Hekara. E io rimanevo Rat, un topo insignificante. Lei non mi
guardava. Lei non voleva vedere qualcosa come me. Ora era andata troppo in alto
per me. In più, le avevano fatto qualcosa per farla tornare. L’avevano cambiata
un pochino. Ma andava tutto bene. Continuò a stuzzicare Mastro Zarek e la
Regina Vraska per tutto il tragitto fino a destinazione. Quindi non l’avevano
cambiata così tanto. E almeno potevo ancora vederla. Quando avevo gli occhi
asciutti.
Quindi, sì. Dovevo aver ripreso a respirare ancora una volta.
IV.
Lui disse: “Penso di avere chiaro il concetto di tutto,
ora.”
“Sì, ma non conosci gli altri giocatori.”
Stava iniziando a dire qualcosa, poi si fermò e disse:
“Grazie, Araithia. Mi aiuterebbe molto. E mi aspetto che sia… molto
interessante.”
“Dillo che adori sentirmi blaterare.”
Lui arrossì. E ciò mi fece arrossire. Così gli diedi un
pugno sul braccio.
“Ouch.”
“Non faceva male.”
“Non dovrei essere io a giudicarlo?”
“No, bambinone che non sei altro.”
“Sono comunque più grande di te.”
“Non di molto.”
“No. Non di molto.”
“Ho vinto io.” Mi sentii di baciarlo, che era molto strano.
Quindi gli diedi un altro pugno.
“Ouch.”
Tutti si stavano riunendo, quindi iniziai il mio discorso:
“L’Operazione Disperata, il piano finale del Mentefiamma, ha bisogno di tutte e
dieci le gilde, delle leyline di Ravnica, delle ossa carbonizzate di
Niv-Mizzet e di quel coso.”
Stavo indicando un modello in bronzo della testa di un
drago, della testa di Mastro Niv-Mizzet ad essere precisi, che stava venendo
trasportato dal Chimimago Capo Varryvort, un goblin Izzet. “Viene chiamato
Ricettacolo del Mentefiamma e conterrà il suo spirito quando verrà evocato dal
luogo in cui risiede attualmente… dando per scontato che tutto funzioni,
ovviamente, e dato il nome del piano potrebbe facilmente essere un po’ troppo,
sai?”
Capo Varryvort appoggiò il Ricettacolo delicatamente sopra
le ossa annerite di Mastro Niv-Mizzet.
“Vedi, il Piano A era stato fornire a Mastro Niv-Mizzet il
potere di combattere Bolas. Non funzionò bene, e ne puoi ammirare il risultato
finale. Anche il Piano B, ossia il Faro, fallì. Penso che questo sia il Piano
C. A meno che non abbia perso il conto.
E laggiù Mastro Zarek si sta consultando con la
Signorina Revane. Il Signor Beleren dice che lei è una specie di esperta
di leyline. Ha una connessione magica con esse. E quindi Mastro Zarek le sta
spiegando costa stanno cercando di fare.”
Mastro Zarek e la Signorina Revane stavano parlando troppo
piano perché riuscissimo a sentire cosa si stessero dicendo. Ma quando Mastro
Zarek smise di parlare, lo feci anch’io. La Signorina Revane poi iniziò a
studiare il problema per… un’infinità di tempo. Rimase completamente immobile
per tutto il tempo, facendola assomigliare più ad una statua dipinta piuttosto
che ad un essere vivente. Mentre la osservavamo, Capo Varryvort si avvicinò per
mettersi di fianco a Teyo, probabilmente per non stare tra i piedi. Non
vedendomi, stava per calpestarmi, ma mi limitai a compiere un movimento
laterale per spostarmi all’altro fianco di Teyo.
Infine, la Signorina Revane annuì, dicendo: “Si potrebbe
fare. Le leyline sono state disturbate dal Ponte Planare, ma senza più il Ponte
credo di poterle riparare e aiutarle a riaffermarsi per tutta Ravnica.”
“Bè, perlomeno è promettente” dissi io. “Ora tutto quello
che ci rimane da fare è aspettare che si riuniscano gli altri rappresentanti
delle gilde.”
Mastro Zarek, Madama Kaya e la Regina Vraska erano già
presenti, così come Hekara, ovviamente. Subito dopo arrivò la Signorina Lavinia.
Sembra che il Signor Dovin Baan fosse fuggito da Ravnica, e che
Madama Lavinia fosse la capogilda effettiva del Senato Azorius.

Un’impaziente Hekara stava continuando ad eseguire delle
ruote per la sala distrutta, con i campanellini che risuonavano dalle strisce
penzolanti del suo nuovo costume. Io sospirai: “È così fantastica!” Poi mi fece
una ruota esattamente davanti.
Ma va tutto bene, giusto? Va tutto bene!
Successivamente arrivò Borborygmos insieme ai miei
genitori. Ari mi sorrise e mi indicò a Gan Shokta e
al ciclope. Entrambi strinsero gli occhi puntati verso lo spazio vicino a
Teyo finché non riuscirono a vedermi. Mi fece stare un pochino meglio, e dissi
a Teyo: “Anche mia mamma è piuttosto fantastica.”
Milady Emmara Tandris, campionessa del Conclave di
Selesnya, arrivò con il mio padrino, Boruvo, che si scambiò alcuni
grugniti dall’aria minacciosa con i suoi vecchi compagni di clan Gruul…
soprattutto con mia madre, che lo reputava un traditore per aver cambiato
gilda. Mi chiesi se fosse quello il motivo per il quale fossi ancora Senza
Cancello. Forse perché non ero adatta ai Gruul… ma non volevo rischiare di
perderla scegliendo un’altra gilda?
Per Krokt, non posso permettermi di perdere nessun’altro.
E chissà? Magari potrei trovarmi bene con i Gruul. Difficile
a dirsi.
Notai che Teyo si stava preparando, pronto a creare uno
scudo che evitasse uno scontro. Ma non ci sarebbe stato alcuno scontro. Puntai
contro tutti loro uno sguardo severo e dissi: “Non possiamo semplicemente
andare tutti d’accordo?”
Tutti e quattro annuirono senza troppa riluttanza.
Poi arrivò la Portavoce Vannifar dell’Alleanza
Simic, accompagnata dal Signor Vorel.
Poi Madama Aurelia, capogilda della Legione Boros,
arrivò in volo direttamente dalla battaglia.
Solo quando tutti gli altri si furono mostrati il
Capogilda Lazav della Casata Dimir rivelò che lui era stato
lì per tutto il tempo, proprio di fianco a me e Teyo, mostrando che Capo
Varryvort in realtà era solo una sua trasformazione.
“Dannazione, Lazav!” disse Mastro Zarek, con voce dura e
minacciosa. “Cosa diavolo hai fatto al vero Varryvort?”
Mastro Lazav “rassicurò” Mastro Zarek parlando molto
pigramente: “Il tuo blasonato chimimago capo sta schiacciando un pisolino.
Domani mattina starà benissimo… dando per scontato che tutto questo vada a buon
fine, e che almeno uno di noi domani mattina starà benissimo.”
Notai che la Signorina Revane non si trovava a suo agio,
quindi diedi una gomitata a Teyo. Lui mi fissò, confuso. “Dai una mano all’elfa”
sussurrai.
Lui annuì e avanzò, dicendo: “Se avessimo la cortesia di
riunirci attorno alla Signorina Revane.”
Madama Kaya si avvicinò, e la Signorina Revane indicò in
silenzio dove la capogilda Orzhov sarebbe dovuta posizionarsi. Il procedimento
venne ripetuto per Hekara, Mastro Zarek, Madama Lavinia, Mastro Lazav, Madama
Aurelia, Borborygmos, la Portavoce Vannifar, la Regina Vraska e Milady Emmara.
Ci furono un po’ di (sciocche) lamentele e molta sfiducia tra tutti loro, con
Madama Lavinia e la Regina Vraska che per poco non si presero a testate quando
la Signorina Revane le posizionò una di fianco all’altra. Ma la Signorina
Revane infine decise di parlare, dichiarando: “Fatemi essere chiara: senza un
perfetto atto di unità in concerto con ogni singola gilda, questo piano non ha
alcuna speranza di riuscire. Dovete lasciarvi alle spalle ogni torto, futile o
meno che sia.” L’azione di pronunciare così tante parole di seguito sembrò
affaticare visibilmente l’elfa, ma riuscirono nel loro intento. Ben presto, i
dieci rappresentanti delle gilde si trovavano in piedi a formare un cerchio
lievemente distorto attorno alla Signorina Revane, alle ossa e al Ricettacolo
del Mentefiamma. Noi altri pochi spettatori (io, Teyo, il Mastro Lanciere
Boruvo, il Signor Vorel, Ari e Gan Shokta) ci trovavamo ammucchiati appena
fuori quel cerchio. Mia madre sembrò analizzare Teyo da cima a fondo. Fece una
piccola smorfia e mi lanciò uno sguardo interrogativo. A quanto pare, Teyo
Verada non aveva passato l’ispezione come amico affidabile per la figlia di Ari
Shokta.
Fu piuttosto mortificante, e poi non volevo ferire i
sentimenti di Teyo, quindi distolsi lo sguardo, facendo finta di non averla
vista.
“Vi trovate sulle antiche leyline del Patto delle Gilde”
disse la Signorina Revane, riportando la nostra attenzione alla questione più
urgente.
“E questo cos’avrebbe a che fare con le ossa del drago?”
chiese Madama Aurelia con un tono decisamente sospettoso.
L’elfa sembrò nuovamente non più a proprio agio, e Mastro
Zarek fece un passo in avanti prima di indietreggiare velocemente quando la
Signorina Revane lo fulminò con lo sguardo per aver lasciato la sua postazione
designata. Lui disse: “Ci troviamo qui per far risorgere il Mentefiamma come
nuovo Patto delle Gilde Vivente.”
Apparentemente, quella fu una nuova notizia per circa metà
dei capigilda.
Il Signor Vorel gridò: “Cosa?” e Madama Aurelia ringhiò:
“Dunque si tratta di questo?” più o meno in contemporanea. Borborygmos ruggì
insieme a loro due.
Madama Lavinia borbottò: “Non ci avevamo già provato quando
lui era in vita? Cosa ti fa pensare che-”
Hekara disse: “Guarda che non si chiama Operazione Disperata
per niente.”
Mastro Zarek alzò la mano e disse: “Abbiamo tentato, e
abbiamo fallito. Ma si applicano le stesse condizioni. Jace Beleren ha
perso il potere di Patto delle Gilde Vivente. Ci serve quel potere per
sconfiggere Nicol Bolas. Se oggi abbiamo successo, Niv-Mizzet risorgerà grazie
a quel potere e lo utilizzerà contro l’Antico Drago. Poi il Mentefiamma
rinuncerà alla sua posizione di capogilda degli Izzet e, come uno dei parun più
antichi, saggi e venerabili di Ravnica, intraprenderà il suo nuovo ruolo di
giudice imparziale sia per le dieci gilde che per i Senza Cancello. Gli dei
sanno che è difficile che possa fare un lavoro peggiore di quello compiuto da
Beleren.”
Madama Lavinia, la Regina Vraska e Milady Emmara si
corrucciarono a quell’ultimo commento, ma gli altri si limitarono a riconoscere
la verità di ciò che era stato detto e si calmarono un po’.
In punta di piedi, io sussurrai a Teyo: “Sono contenta che
abbia considerato anche i Senza Cancello. Si dimenticano sempre di noi quando i
pezzi da novanta si riuniscono per parlare degli affari delle gilde.”
Hekara stava praticamente saltellando su e giù, dicendo:
“Non ho mai partecipato a un casting per tutte le gilde. Ora sono piuttosto
felice del fatto che il Capo non sia voluto venire di persona.”
Madama Aurelia scosse la testa e sbottò: “Al demone non
interessa salvare Ravnica, quindi Rakdos invia una delle sue servitrici.”
Io sussurrai ancora: “La Legione Boros non ha mai potuto
tollerare Rakdos.”
Hekara fece ondeggiare un dito verso Madama Aurelia. “Non è
affatto così. Il Capo non mi ha mandato qui al suo posto. Sono venuta senza il
suo permesso.”
La Regina Vraska fece un sorrisetto: “Hekara, se vogliamo
essere onesti, sei venuta qui sfidando apertamente il suo volere.”
“Esattamente!”
Questo fece partire un altro giro di lamentele e
recriminazioni. Milady Emmara e la Portavoce Vannifar si rivolsero a Mastro
Zarek, pretendendo di sapere come si sarebbe potuto aspettare una qualsivoglia
forma di successo quando l’eponimo capogilda e parun del Culto non era
presente.
Madama Aurelia disse: “Anche solo provarci è praticamente
inutile.”
Dopo uno sguardo frustrato da parte di Mastro Zarek, Hekara
tentò di fare retromarcia con il suo monociclo verbale rispetto alla sua
precedente gioiosa insubordinazione. “Non malinterpretate le mie parole. Il
Capo supporta pienamente questo sforzo.”
Madama Aurelia le lanciò un’occhiata. “Ah, adesso lo
supporta?”
“Oh, sì. Completamente. Interamente. Probabilmente.”
Mastro Zarek si frappose tra le due (in senso figurato… non
aveva intenzione di muoversi dalla sua postazione designata e rischiare
un’altra occhiataccia dalla Signorina Revane): “Potremmo comunque provarci. La
cerimonia durerà solo…” Lasciò in sospeso la frase con uno sguardo
interrogativo verso la Signorina Revane.
“Cinque minuti al massimo” rispose lei. “Dando per scontato
che effettivamente funzioni.”
Madama Kaya disse: “Cinque minuti? Il tempo è prezioso, ma
per cinque minuti non possiamo non provarci.”
La Signorina Revane scrutò l’intero cerchio. Uno per uno,
ciascuno dei dieci annuì in segno di accordo, alcuni con entusiasmo, altri con
determinazione, altri ancora con visibile riluttanza. Ma cionondimeno tutti
concordarono.
Ben lontana dall’essere entusiasta, determinata o
riluttante, un’apparentemente distaccata Signorina Revane disse: “Prendete
tutti un bel respiro.”
Teyo inspirò ed espirò
profondamente.
Io ridacchiai. “Penso che stesse parlando solo alle persone
nel cerchio.”
Lui arrossì tantissimo.
“Oh, guarda” dissi io. “Sei così carino quando sei in
imbarazzo.”
Lui arrossì tantissimissimo.
“Esatto, proprio così!”
Mia madre mi guardò ancora con rimprovero. Io la ignorai di
nuovo.
Mentre Teyo cercava di ritrovare la sua compostezza, la
Signorina Revane iniziò a cantare… troppo a bassa voce perché io potessi
sentire. Da dove si trovava lei, oltre alle ossa e al Ricettacolo, delle linee
iniziarono ad illuminarsi ai suoi piedi. Linee nere. Linee blu.
Linee verdi. Linee rosse. Linee bianche. Poi, improvvisamente,
le linee schizzarono in diverse direzioni contemporaneamente, formando dei
cerchi concentrici ai piedi dei dieci rappresentanti.
Gli occhi di Teyo si spalancarono, e studiò affascinato
tutte quelle linee. Penso che piacessero alla sua mente geometrica, sapete?
Ciò che interessava a lui stava anche iniziando ad
interessare a me per qualche ragione, quindi cercai di fare più attenzione.
Tutti i rappresentanti avevano due cerchi colorati sotto di loro, e non c’erano
due combinazioni uguali. Madama Kaya, per esempio, era circondata da un cerchio
bianco e un cerchio nero. Delle linee nere connettevano il suo cerchio nero ad
altri cerchi identici sotto la Regina Vraska, Mastro Lazav e Hekara. Il secondo
cerchio di Hekara era rosso, che la connetteva a Borborygmos, Madama Aurelia e
Mastro Zarek. Il secondo cerchio di quest’ultimo era blu, e lo connetteva a
Madama Lavinia, Mastro Lazav e alla Portavoce Vannifar. Il secondo cerchio
della Portavoce era verde, e la connetteva a Borborygmos, alla Regina Vraska e
a Milady Emmara. Il secondo cerchio di Milady era bianco, e la connetteva alle
Madame Lavinia, Aurelia e Kaya. Era anche abbastanza perfetto, pensandoci bene.
Comunque, sembrava che a Teyo piacesse molto.
In quel momento, gli undici partecipanti a quella cerimonia
(inclusa la Signorina Revane) erano caduti in una specie di trance, che li
portò ad avere undici sguardi vuoti. Improvvisamente, una luce dorata fuoriuscì
da quei ventuno occhi incoscienti.
È un numero dispari perché, sapete, Borborygmos è un ciclope
e ha solamente un occhio.
L’Operazione Disperata era stata attivata. Un portale
incolore, come acqua pura, si aprì sopra al Ricettacolo del Mentefiamma, ed un
sottile fumo blu e rosso apparve e cadde, come se fosse stato risucchiato dal
portale verso il Ricettacolo. Le ossa presero fuoco, delle brillanti fiamme
gialle e arancio si alzarono nel cielo e provocarono un lampo di luce
abbastanza potente da accecare noi osservatori temporaneamente. Alzammo le mani
per proteggerci gli occhi e, continuando a sbatterli, vidi la Signorina Revane
avvolta dalle fiamme. Avvolta, sì, ma non stava bruciando: l’elfa non stava
urlando, né agitandosi, né infiammandosi. L’incendio si espanse dalle ossa, dal
Ricettacolo e dall’elfa per avvolgere i dieci capigilda. E, come la Signorina
Revane, non mostrarono alcun segno di essere andati a fuoco. Ancora in trance,
non sembrarono nemmeno notarlo.
Sfortunatamente, qualcos’altro lo notò.
Io fui la prima ad individuarlo, indicando in alto e
gridando più forte del rombo del fuoco: “Abbiamo compagnia!”
Quando la luce del fuoco aumentò di intensità, aveva
attirato l’attenzione di uno degli Dei Eterni. Non mi ricordavo il suo
nome, ma aveva una specie di testa a forma di uccello e solamente un braccio.
L’inquietante gigante attraversò la piazza con dei passi tremendamente lunghi e
ben presto incombette sulle rovine dell’antica ambasciata, scrutando l’Operazione
Disperata ancora in corso e tutti noi!

Teyo non dovette nemmeno pensarci, fortunatamente. Mentre
l’enorme pugno del mostro stava cadendo in picchiata, Teyo allungò in alto
entrambe le mani e manifestò una semisfera di luce che potesse proteggere tutti
noi diciassette. Quando il pugno dell’inquietante si scontrò contro di essa, lo
scudo resse a malapena… e Teyo venne scosso, tramortito. Cadde in ginocchio e
dovetti afferrarlo per impedire che cadesse di faccia.
“Ce l’hai fatta” gli sussurrai. “Continua così.”
Lui annuì passivamente e alzò di nuovo le braccia.
Arrivò un altro colpo. Lo scudo di luce si frantumò
all’impatto, ma evitò che il pugno del Dio Inquietante schiacciasse qualcuno di
noi. Teyo sbuffò e scosse la testa per riprendersi. Stordito in quel modo,
però, non sembrò riuscire ad evocare un nuovo scudo. Il prossimo colpo ci
avrebbe schiacciati tutti.
Ma Teyo aveva fatto guadagnare alla Signorina Revane e ai
capigilda il tempo necessario. Sotto il suo scudo, il rituale era stato
completato. I partecipanti avevano incanalato abbastanza mana da far
scorrere attorno e all’interno delle ossa e del Ricettacolo del Mentefiamma. Le
fiamme gialle e arancio erano diventate dorate ed innescarono il fumo blu e
rosso all’interno del Ricettacolo. Il fumo aveva bruciato brevemente di viola
prima che le fiamme dorate sovrastassero tutti gli altri colori. L’incendio
sembrò prendere forma e solidificarsi attorno alle ossa del drago,
riempiendole, trasformandole da scheletro a creatura vivente.
E poi Mastro Niv-Mizzet rinacque, con le scaglie di oro
scintillante, in linea con il bagliore dorato che emanava dagli occhi. Nel suo
petto era inciso (o meglio, marchiato a fuoco) un decagono, e delle sfere
magiche nere, blu, verdi, rosse e bianche ruotavano attorno a lui, come cinque
pianeti che orbitavano attorno a un sole.
Sostenendo ancora il peso di Teyo, dissi: “È diverso.”
Teyo non riusciva a parlare. I suoi occhi guardarono
completamente verso l’alto, ed io seguii il suo sguardo appena in tempo per
vedere il pugno del Dio Inquietante che sfrecciava verso di noi.
Ma il nuovo e teoricamente migliorato Mentefiamma spiegò le
ali e si lanciò verso il mostro. Le ali dorate del drago brillavano di una luce
dorata, ed il suo arco verso l’alto tranciò il pugno del Dio Inquietante
direttamente dal polso. Atterrò come un macigno tre metri dietro di noi,
facendo tremare il terreno ma senza ulteriori danni.
Il mostro dalla testa di ibis sventagliò il suo singolo arto
menomato e ricoperto di lazotep verso Mastro Niv-Mizzet, ma il drago
evitò facilmente il colpo, dando un singolo colpo d’ali per alzarsi rispetto al
suo nemico. Poi il Mentefiamma spalancò le sue fauci. I suoi incisivi superiori
e inferiori scivolarono gli uni sugli altri, generando una scintilla, che
innescò il soffio del drago. Un interminabile torrente di fiamme avvolse il Dio
Eterno, incenerendo ciò che rimaneva della sua carne e fondendo il suo
rivestimento di lazotep in una pioggia sciolta che iniziò a cadere a tre metri
da noi, sfrigolando contro il terreno ma senza ulteriori danni.
Ari e Gan Shokta festeggiarono. Il Signor Vorel ringhiò con
visibile soddisfazione. Il Mastro Lanciere Boruvo grugnì allo stesso modo. Io
sorrisi, e suppongo che Teyo stesse cercando di non svenire. Mia madre si
inginocchiò di fianco a noi e, mettendo una ruvida mano sulla spalla di Teyo,
disse: “Il tuo ragazzo si è comportato bene, Araithia.”
E quello fu il mio momento per arrossire. “Non è il mio
ragazzo” dissi io. “È mio amico.”
“Riesce a vederti, e riesce a proteggerti.”
“Non ho bisogno di essere protetta.”
“Tutti abbiamo bisogno di essere protetti qualche volta.
Basta che non sia troppo spesso.”
“No, Madre.”
Gli undici stavano iniziando ad uscire dalle rispettive
trance. Mastro Zarek scosse la testa per riprendersi e poi guardò in alto…
appena in tempo per vedere Mastro Niv-Mizzet cadere.
Il drago si schiantò a tre metri verso la nostra sinistra,
facendo tremare il terreno… e infrangendo ogni nostra speranza. Il Mentefiamma
giaceva in quel luogo, respirando affannosamente e muovendosi a malapena.
Un’ala sembrava piegata sotto il peso del suo corpo con un angolo così
disturbante da far distogliere lo sguardo.
Gan Shokta disse: “Tutto qui? Il grande potere del Patto
delle Gilde Vivente si è già esaurito dopo aver sistemato un solo Eterno con un
braccio solo?”
Mastro Zarek sembrò trasalire, e tutti gli altri si
sentivano affranti, arrabbiati o entrambi. Improvvisamente, la convinzione che
Mastro Niv-Mizzet avrebbe avuto in qualche modo il potere per sconfiggere Nicol
Bolas sembrava sciocca e, beh, disperata.