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Guerra della Scintilla · 2019
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Guerra della Scintilla - Ravnica: Operazione Disperata

Con solo il Culto di Rakdos rimasto ad unirsi all'Operazione Disperata, improvvisamente Rat e i suoi amici devono fare i cont

Main Story verified Verified Translation
looks_one Story #: 5 of 6 tag Global #: 167 of 198 total calendar_today Year: 2019 extension Expansion: Guerra della Scintilla person Author: Greg Weisman
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Avviso spoiler su La Guerra della Scintilla: Ravnica: i capitoli 43 e 49 del libro si sovrappongono a questa storia.

Genitori, è giusto far notare che questa storia contiene contenuto che potrebbe essere non adatto ai lettori più giovani.


I.

Io, Teyo, Madama Kaya, Mastro Zarek e la Regina Vraska proseguimmo per i tunnel dei Golgari fin dove riuscimmo ad arrivare. Ma gli antichi passaggi che collegavano direttamente le sale di gilda dei Golgari e dei Rakdos erano stati chiusi da quando Jarad Vod Savo, un precedente capogilda Golgari, venne ucciso a Rix Maadi da una strega di sangue Rakdos. Quindi, alla fine, dovemmo salire in superficie e affrontare tutti gli eventuali mostri inquietanti mieti-Scintille.

Non ne incontrammo nessuno, e mi parve un buon segno.

Inoltre, dalla cima di una collina riuscimmo a vedere la Piazza del Decimo Distretto e il portale era sparito. Già sapevamo che il Signor Jura, il Signor Criniera D’Oro, la Signorina Huatli e gli altri stavano facendo del loro meglio per salvare quanti più abitanti di Ravnica possibile, ed ora avevano anche l’aiuto dei Golgari. E Mastro Zarek aveva spento il Faro. Era chiaro che anche il Signor Fayden, il Signor Karn, la Signorina Samut e l’Uomo-Demone Ob Nixilis erano riusciti a spegnere il Ponte Planare. Erano tre missioni compiute delle sei che ci aveva illustrato il Signor Beleren.

O forse quattro…

I miei compagni si fermarono tutti di colpo.

Chiesi a Teyo cosa ci fosse che non andava e lui disse che era cambiato qualcosa.

“Che cosa?”

“Io-”

La Regina Vraska disse: “È spento. Il Sole Immortale è stato spento.”

Deglutendo con forza, dissi: “Allora siete tutti liberi di andare, di fare un viaggio planare…”

Madama Kaya disse: “Noi non andiamo da nessuna parte.”

Mastro Zarek disse: “No, c’è ancora del lavoro da fare.”

Quattro missioni compiute. Ne rimanevano solo due. L’assassinio della Signorina Capelli Corvini, Liliana Vess. Quella era la missione del Signor Beleren insieme al Signor Teferi, alla Signorina Ballard e alla Signorina Reid.

E poi c’era la nostra missione: l’Operazione Disperata. Mastro Zarek ci aveva detto che la Signorina Lavinia avrebbe rappresentato gli Azorius. E anche Mastro Lazav dei Dimir aveva promesso che avrebbe partecipato. Con i Boros, gli Izzet, i Simic, gli Orzhov, i Selesnya, i Gruul e i Golgari già convinti, mancavano soltanto i Rakdos.

Ero terrorizzata ad andare laggiù, a Rix Maadi. Non era il posto che mi spaventava. Ma senza Hekara dove sarebbe dovuta essere, temevo che mi sarei semplicemente… dissolta… come una pozzanghera. Quel genere di cose non mi accadono molto spesso. Sono un topo piuttosto resistente, sapete? Sono costretta ad esserlo. Ma quando mi intristisco o perdo un po’ la speranza, va comunque bene, perché nessuno lo vede. Nemmeno io faccio quasi più caso a me, capite? Voglio dire, a cosa serve piangersi addosso dalla disperazione e tutte quelle cose lì?

Chi aiuta?

Ma questa volta ci sarebbero stati dei testimoni. Teyo e Madama Kaya, e forse perfino Mastro Zarek, mi avrebbero visto cedere. E se l’avessero visto loro, allora sarei stata costretta a vederlo anch’io. Quello l’avrebbe reso reale. E ciò sarebbe significato che Hekara era…

Comunque, nove gilde convinte. Ne manca una. E quattro missioni compiute. Ne mancano due. Beh… tre, in realtà. Non bisogna dimenticarsi la missione finale. Perché quando tutta questa robetta facile si sarà tolta di mezzo, ci sarebbe stato comunque il drago.

Già. C’è comunque il drago.


II.

Il primo giocoliere, vestito di pelle rossa borchiata con dei nastri che terminavano in affilati uncini di metallo, si destreggiava in modo incredibile con sei torce infiammate. Il secondo giocoliere si destreggiava con otto teschi umani. Il terzo con dodici teschi in fiamme. Il quarto giocoliere era uno scheletro non morto con le ossa rinforzate in ferro battuto, comprese quattro corna in ferro che imitavano quelle del suo padrone, Rakdos il Contaminatore. Si destreggiava con dei teschi di gatto in fiamme che prendeva da una piccola fornace fatta bruciare nella propria cassa toracica.

Senza alcun preavviso, lo scheletro lanciò uno di quei piccoli teschi incandescenti a Teyo, che riuscì appena ad alzare uno scudo circolare di luce bianca per bloccare la sua traiettoria verso il proprio occhio. Il teschio rimbalzò sul suo scudo e colpì lo scheletro in faccia. Esso rise con una rauca risata aspirata, e Teyo rabbrividì.

Madama Kaya cercò di tranquillizzarlo. “Stanno solo cercando di intimidirti.”

Teyo guardò il terreno e borbottò: “Ci stanno riuscendo.”

Lo scheletro sussurrò: “Avete capito male, Madama. Stiamo cercando di farvi divertire.”

Teyo lanciò un’occhiataccia allo scheletro e borbottò: “Non ci state riuscendo.”

Lo scheletro rise ancora e disse: “Beh, almeno tu stai facendo divertire me.”

                   

Festival dei Morti | Art by: David Palumbo

Stavamo scendendo i cinquecento gradini del Vestibolo del Demone per arrivare a Rix Maadi. I filoni di lava che percorrevano le pareti scavate dai wurm producevano una luce rossa uniforme su ogni cosa visibile. E c’era un nuovo intrattenitore ogni quarto o quinto gradino. Dopo i giocolieri fu la volta dei marionettisti, ciascuno con una marionetta progettata per ravvivare gli incubi degli inesperti.

Ma io non sono inesperta.

Avevo già sceso quegli scalini, avevo visto quegli stessi spettacoli tantissime volte con Hekara. Erano come vecchi amici… vecchi amici determinati a ricordarmi che la mia amica più cara non avrebbe mai più potuto condividere con me questi scalini.

Li odio! Perché sono ancora qui mentre lei non c’è più?

Perché io sono ancora qui mentre lei non c’è più?

Pensavo di averle già viste tutte, ma l’ultimo marionettista mi fece sospirare ad alta voce. La sua marionetta era una caricatura brutalmente accurata di Hekara, una strega dei rasoi completa di veri rasoi.

Riuscivo quasi a percepire la preoccupazione che stava emanando Madama Kaya quando i nostri sguardi si incrociarono e condivisero un momento di lutto comune. Potevo urlare o semplicemente farmene carico. Sorrisi tristemente e sussurrai semplicemente: “Qui le cose non saranno più le stesse senza di lei.”

Che cosa stupida e ovvia da dire. Eppure, che altro ci sarebbe da dire?

La dipartita di Hekara era esattamente il motivo per il quale Madama Kaya aveva fortemente suggerito che la Regina Vraska ci accompagnasse a Rix Maadi… e il motivo per cui Kaya aveva insistito che la gorgone venisse senza i suoi kraul o i suoi Antecessori di guardia. Se i Cultisti avessero preteso una spiegazione (o vendetta) per la morte dell’Emissaria Hekara, Mastro Zarek e Madama Kaya volevano che la regina fosse lì presente per dare spiegazioni (o per pagarne le conseguenze).

Sorprendentemente, Sua Maestà non aveva avuto obiezioni.

Apparentemente di sua volontà, la marionetta di Hekara lanciò dei veri rasoi verso Zarek e Vraska. Le piccole lame non vennero scagliate con abbastanza forza da causare seri danni ai capigilda Izzet e Golgari, anche se il primo si procurò un lieve taglio sul braccio e il volto della Regina venne graffiato, facendole colare lentamente una goccia di sangue lungo la guancia. I pensieri di Madama Kaya si affollarono di preoccupazione all’ipotesi che le lame fossero state avvelenate. Io scossi la testa. “Sono pulite. Ma potrebbero non esserlo al nostro ritorno… in base a come andrà l’incontro.”

I marionettisti fecero spazio a degli orrori ingabbiati, con dei diavoli mascherati seduti in cima alle gabbie, pronti e volenterosi di liberare quei mostri. Quei particolari orrori, dei così simili a ragni che ansimavano, strillavano e ululavano, erano delle dimensioni di un cucciolo di nodorog, ma su quella stretta scalinata claustrofobica un orrore grande come un cucciolo avrebbe potuto provocare dei danni significativi. I diavoli sghignazzavano e si muovevano costantemente verso i chiavistelli, minacciando di aprire le gabbie. Teyo sussultava ogni volta, e ciò incoraggiava i diavoli a farlo ancora di più.

Le pareti erano sporche e a righe, con centinaia di locandine strappate, una sopra l’altra. Alcune pubblicizzavano spettacoli vecchi di secoli, e quasi tutte includevano vari insulti ad una delle altre gilde, con una predilezione per gli Orhzov, gli Azorius e i Boros. Madama Kaya si fermò ad osservare una locandina che sembrava antica quanto le altre ma che raffigurava lei, Mastro Zarek, la Regina Vraska e la Signorina Lavinia appesi come marionette, ciascuna con un filo che era avvolto molto stretto attorno al collo. Le loro teste ciondolavano con la lingua di fuori, gli arti erano fiacchi, le facce erano gonfie e blu. La marionettista che teneva i quattro fili a cappio era un’immagine dipinta della marionetta di Hekara, ed il marionettista che guidava i fili di Hekara era il Contaminatore in persona. Non prometteva bene per il nostro ricevimento. Madama Kaya inspirò, espirò e poi proseguì. Anche Teyo si fermò per dare un’occhiata. Stava sviluppando un tic sulla sua guancia sinistra. Lo spinsi in avanti, dicendo: “Almeno non hanno una tua locandina.”

“Per ora” mi corresse nervosamente.

Oltre i diavoli e i loro orrori c’erano i mangiafuoco. Teyo stava per creare uno scudo, ma io fermai le sue mani e scossi la testa ancora una volta. “Li incoraggerai e basta. Fai attenzione, e quando inalano passaci davanti.”

Durante la nostra discesa, Mastro Zarek e la Regina Vraska rimasero all’erta ma impassibili, covando ciascuno i propri brutti pensieri, la maggior parte dei quali potevo percepire essere relativi a Hekara. Fatta eccezione di Teyo, che non l’aveva conosciuta, stavamo tutti piangendo la nostra amica. Perfino Madama Kaya e Mastro Zarek, che non avevano alcuna colpa, sentivano la perdita di Hekara come un peso sulle loro spalle. In parte perché, suppongo, Mastro Zarek si era sempre tenuto a distanza da Hekara, approfittando di lei senza mai riconoscere veramente quanto ci tenesse, e ora che era troppo tardi realizzò che teneva particolarmente a lei. Si sentiva in colpa per questo, ed una parte irrazionale di lui era infuriata con Madama Kaya per aver sempre trattato Hekara con una calorosità sincera. Ma era per la maggior parte arrabbiato con sé stesso.

Più scendevamo in profondità, più l’aria divenne calda e umida, e non a causa dei mangiafuoco. Le vene rosse nelle pareti curve lì erano più larghe e più liquide. La lava incandescente gocciolava sui gradini e bisognava stare attenti ad evitarla se si volevano tenere intatti i propri stivali… o i propri piedi, più che altro.

I mangiafuoco lasciarono spazio ai monociclisti, che rimanevano incredibilmente in equilibrio andando avanti e indietro in uno spazio di pochi centimetri su dei congegni che sembravano più pensati per una camera delle torture: i raggi delle ruote erano di filo spinato, le ruote erano artigliate ed i seggiolini erano lame di asce. C’erano diversi artisti che stavano sanguinando. E ciascuno si avvicinava pericolosamente al nostro quintetto, rischiando di tagliarci. Un ciclista, che chiaramente non poteva vedermi, per un pelo non mi tranciò via un piede. Ma questa specie di imminente catastrofe era un avvenimento comune, e mi ero addestrata ad essere molto, molto conscia dei miei dintorni in ogni singolo istante. Riuscii ad evitare facilmente la minaccia.

Infine, arrivammo all’ultimo scalino, ed il Vestibolo lasciò spazio alla Zona del Festival, difesa da due immensi ogre che indossavano maschere ricavate da veri teschi di ogre. Madama Kaya esitò, ma gli ogre non prestarono attenzione né a me né agli altri… come se anche loro quattro fossero altre quattro Rat. Quindi Kaya li ignorò a sua volta e continuò ad avanzare per il grande cortile. Al suo centro si trovava una fontana crepata e ricoperta di graffiti che raffigurava un centauro. Da una certa prospettiva, la statua era sorprendentemente elegante, ma mi resi conto che mentre ci avvicinavamo gli altri notarono che dei pezzi di marmo erano stati asportati dall’uomo-cavallo, come se fosse stato colpito da un martello. Dell’acqua sgorgava dalle sue labbra rotte, e a sua volta quell’acqua sgorgava da tutte le crepe della fontana fino a scendere nel terreno spezzato, dove risaliva sotto forma di vapore.

Sopra di noi, delle altalene vuote di un trapezio oscillavano dai loro ganci arrugginiti, mentre una singola camminatrice sul filo con dei codini, vestita con una calzamaglia ad arlecchino nera e rossa, correva spensieratamente su un filo consunto. I suoi movimenti erano incredibilmente aggraziati e attiravano l’attenzione. Lei diede un’occhiata in basso, al suo nuovo pubblico, e Teyo trasalì. Le sue labbra e le sue palpebre erano chiuse da delle cuciture.

C’erano anche delle gabbie vuote grandi abbastanza da contenere orrori grandi quanto un umano. Ed ogni cosa, letteralmente ogni cosa, presentava degli schizzi di sangue qua e là.

Al lato opposto della Zona del Festival, altri due ogre dalla maschera a teschio facevano la guardia davanti alla facciata di pietra decorata di Rix Maadi. Come i primi due, anche questi ogre non sembrarono nemmeno notarci. Nonostante ciò, il nostro gruppetto esitò dinanzi al nefasto bagliore rosso dell’entrata… finché la Regina Vraska mormorò: “Oh, al diavolo!” e attraversò l’arcata gotica dell’ingresso. Mastro Zarek e Madama Kaya si scambiarono uno sguardo e la seguirono, con me e Teyo a seguire.

La facciata di Rix Maadi era letteralmente soltanto tale. All’interno non c’era alcuna architettura: solo un’enorme caverna vulcanica naturale. Del vapore saliva da una fossa di lava al centro ed in alto era ventilata da delle canne fumarie naturali che arrivavano fino in superficie.

E noi stavamo sudando veramente un sacco. Perfino Teyo, il ragazzo del deserto. Lui scrollò le spalle e disse: “Non è il calore. È l’umidità.”

Delle stradine rialzate in pietra andavano da una parte all’altra della fossa di lava. Dei cavi d’acciaio si incrociavano sul soffitto per sostenere altre gabbie e ganci arrugginiti. Sparse per quel paesaggio si trovavano diverse vasche piene di sangue. Così come anche dei segugi infernali appisolati, compresa la preferita di Hekara: Doppialama.

Mi chiedo se anche lei pianga la sua padrona.

Le pareti erano butterate da decine di porte che conducevano in altrettante stanze. Da alcune si potevano udire delle risa. Da altre delle urla. Da molte, entrambe. Alla nostra sinistra, al nostro livello, una grossa apertura nella parete era celata da una nebbia sovrannaturale di pure ombre. Dal suo interno proveniva una disgustosa brezza. Ero già stata lì molte volte in passato, ma mi continuava a dare i brividi.

Mi affiancai a Madama Kaya e sussurrai: “Dove sono tutti? Rix Maadi di solito è piena di artisti. Non l’ho mai vista così vuota.”

Lei guardò l’ambiente colorato da quel bagliore rosso. Tranne che per i segugi infernali e per qualche occasionale topo (vero) che scorrazzava, non c’era un’anima in giro, viva o morta, eccetto noi. Poi, in quel preciso istante, una spaventosa figura apparì in un’esplosione di fumo rosso.

“Dama Exava” sussurrai io. “Strega di sangue. Attualmente è la seconda in comando del Contaminatore.”

Mentre il fumo si diradava lentamente, Dama Exava si fece vedere chiaramente. Era un’umana alta e muscolosa, ed indossava una grandissima ed elaborata maschera decorata con due paia di vere corna di demone. Uno stretto corsetto accentuava il suo seno e lasciava nuda la pancia. Indossava degli stivali alti fino alla coscia ed una larga cintura dalla quale penzolavano diversi spuntoni di ferro, tutti sporchi di sangue. Si trovava in piedi su un piccolo palco e guardava dall’alto i miei quattro compagni con un disprezzo altezzoso. Lei non era mai riuscita a vedermi.

Non mi è mai piaciuta molto.

Madama Kaya, Mastro Zarek e la Regina Vraska si guardarono tra loro e poi abbassarono la testa all’unisono. Mastro Zarek condusse le formalità: “Ti rendiamo onore, Exava, essendo strega di sangue dal raro talento, e chiediamo un’udienza con il tuo padrone, il Contaminatore.”

Dama Exava li studiò in silenzio. Poi diresse lo sguardo verso la fossa. La lava ribolliva, ma non apparve nient’altro, e di certo non un demone.

“A quanto pare” disse lei, con una voce da contralto, “il Contaminatore non chiede alcuna udienza a voi.”

Ma in quel momento la voce esplosiva di Rakdos riecheggiò per tutta la caverna: “DOV’È LA NOSTRA EMISSARIA?”

                    

Rakdos, il Colpo di Scena | Art by: Viktor Titov


Mastro Zarek lanciò un’occhiata a Vraska, che camminò in avanti, pronta a qualsiasi pegno dovesse pagare. Ma prima che lei potesse parlare, un’altra voce richiamò l’attenzione: “È qui!”

Cosa?! Davvero?! Hekara?!

Mi voltai verso l’entrata principale. Era il Signor Tomik Vrona, che accompagnava un singolo thrull Orzhov, il quale trasportava un cadavere occultato.

No. No, no, no, no, no… Perché dovete farmi questo?

Il Signor Vrona fece un cenno al thrull, che si fermò. Rivelò il volto del cadavere, il volto di Hekara. Lui disse: “Ho riportato Hekara alla sua gente.”

Io corsi al fianco di Hekara. Il thrull era alto, e io dovetti mettermi in punta di piedi per vedere la mia amica e darle un bacio sulla sua pallida guancia. In quel momento era diventato reale. Sinceramente non vi saprei dire se la situazione fosse migliorata o peggiorata.

Dama Exava si schiarì la gola impazientemente. Disse: “Dì alla tua creatura di mettere la strega dei rasoi sul palco, ai miei piedi.”

Il Signor Vrona fece un gesto, ed il thrull obbedì. Io lo seguii.

Dama Exava si inginocchiò di fianco a Hekara e lanciò via il velo. Exava lo scagliò in aria, ed esso prese fuoco drammaticamente… in modo esagerato. Le sue ceneri ci caddero addosso.

La strega di sangue fece scorrere una mano dalla cima della testa di Hekara fino alla punta delle dita smaltate dei suoi piedi con una carezza disturbante, quasi erotica. Disse: “Avresti dovuto riportarla prima.”

“Le mie scuse” disse il Signor Vrona con un inchino. “Le cose sulla superficie si sono rivelate un po’ caotiche.”

“Non è affare del Culto.”

“Ma dovrebbe esserlo” affermò Mastro Zarek.

Dama Exava si alzò, schioccando le dita con sprezzo. Dopo qualche secondo, altre sei streghe di sangue apparvero in altrettante nubi di fumo rosso. Arrivarono preparate, e in poco tempo denudarono Hekara, per poi adornarla di stracci e campanelle. Quando completarono quell’operazione, Dama Exava disse: “Dì al tuo thrull di portare Hekara nella Cripta del Giullare.” Puntò il suo lungo dito elegante verso l’apertura corrotta.

Il Signor Vrona eseguì altri due movimenti con le mani e il thrull raccolse Hekara. Penso che avrei dovuto avvertirlo.

Ma per qualche ragione non lo feci.

Affiancato dalla processione delle sei streghe, il thrull attraversò tranquillamente l’apertura con Hekara tra le sue braccia.

Dopo un po’, dissi senza rivolgermi a nessuno in particolare: “Spero che al Signor Vrona non piacesse quel thrull. Non lo rivedrà più.”

E, ancora una volta con un tempismo perfetto, i miei compagni rimasero immobili al suono dell’urlo di morte del thrull. Il Signor Vrona sembrava orripilato. L’unica cosa che io riuscii ad esprimere fu una scrollata di spalle.

Dama Exava disse: “Ritornerò tra un attimo. Restate qui.” Poi venne avvolta dalle fiamme, come aveva fatto il velo di Hekara. Su di noi caddero altre ceneri, ma nessuno pensò che la strega fosse davvero bruciata.

I miei pensieri puntavano a Hekara. Non avevo mai visto il suo volto che non fosse sorridente. Anche quando recitava nelle tragedie, i suoi occhi sorridevano. Ora non più. Nessun sorriso nei suoi occhi. Né sulle sue labbra. Nessuna parola dolce scambiata tra due amiche.

“Tu sì che sei la mia Rat.”

“Sì che sono la tua Rat.”

Tutto sparito. Per sempre.

Il Signor Vrona stava dicendo a Mastro Zarek: “Voi avete avuto i vostri doveri. Io ho avuto i miei.”

Mastro Zarek gli lanciò un’occhiata. “E quali sarebbero stati, esattamente?”

Il Signor Vrona guardò Madama Kaya: “Io sono l’assistente esecutivo della vera capogilda degli Orzhov. Per anni ho sempre creduto che quel posto spettasse a Teysa Karlov. Ora riconosco che appartiene a Kaya. E quindi sono stato impegnato a servire la mia padrona.”

Kaya sorrise e lo ringraziò. Poi la rivelazione la colpì: “Tomik, sei tu quello che ha convinto le truppe Orzhov ad unirsi alla battaglia.”

“In realtà è stato per la maggior parte il gigante Bilagru. Gli avete fatto una buona impressione.”

“Dopo che tu l’hai inviato al mio cospetto e hai fatto in modo che il tutto si avviasse.”

Il Signor Vrona ruotò la sua mano sinistra come per dire: È solamente il mio dovere.

Appena dopo, Dama Exava riemerse dalla Cripta del Giullare, con le mani gocciolanti di sangue di thrull.

Ancora una volta, la Regina Vraska si fece avanti, dicendo: “Oh, grande e talentuosa Exava, Ravnica richiede il vostro aiuto. Se Hekara fosse viva, vi spingerebbe ad aiutarci a convincere il vostro padrone-”

Dama Exava la interruppe. “L’Emissaria Hekara è morta perché ha riposto fiducia in voi tre.” Indicò la regina, poi Mastro Zarek, poi Madama Kaya. “Uno di voi l’ha tradita, uno di voi l’ha rinnegata ed uno di voi l’ha semplicemente delusa.”

“È tutto vero” disse Mastro Zarek, con evidente rimorso… ma con non poca determinazione. “Ed ora non ci sono più garanzie, eccetto questa: se le dieci gilde non si riuniscono, Ravnica sarà sicuramente spacciata.”

“E allora il Culto di Rakdos danzerà sulla tomba di Ravnica. Siamo piuttosto bravi nella danza tombale. È una nostra specialità.”

“Sono sicuro di sì” controbatté Mastro Zarek. “Ma i morti non possono danzare.”

“Rimarresti sorpreso.”

“Vi prego, ascoltate. Niv-Mizzet ci ha lasciato un ultimo piano per sconfiggere Nicol Bolas. Se mi permettete di spiegare-”

“CONOSCIAMO GIÀ OGNI DETTAGLIO DELL’ULTIMO TENTATIVO DI OTTENERE IL POTERE DEL DEFUNTO MENTEFIAMMA” riecheggiò la voce di Rakdos. “NON VOGLIAMO AVERNE NIENTE A CHE FARE!”

Dama Exava sorrise pericolosamente. “Penso che fareste meglio ad andare” disse.

“Ma-”

“Prima di farlo veramente arrabbiare.”

Mastro Zarek, il Signor Vrona, la Regina Vraska e Madama Kaya cercarono una soluzione internamente, pensando se ci fosse qualunque cosa che potessero fare o dire per poter cambiare le cose. Ma alla fine le loro spalle si rilassarono in contemporanea, e si voltarono per andarsene.

Teyo si voltò verso di me e chiese: “Basta così? Ci arrendiamo?”

Ma non stavo veramente ascoltando. Annusai qualcosa, udii qualcosa o percepii qualcuno… stavo fissando l’apertura della Cripta del Giullare. Qualcuno dietro di me trasalì.

“Che fretta avete, amici?” disse Hekara, emergendo da quel luogo oscuro.

Avrei dovuto correrle incontro e cingerla con le mie braccia. Ma rimasi lì in piedi, con la paura di sperare che ciò che stessi vedendo era reale, capite?

“Hekara?” disse Mastro Zarek.

“Bè, sì” rispose lei, con una scrollata di spalle.

“Non eri morta?” disse la Regina Vraska.

“Bè, sì. Vi sono mancata?”

“Più di quanto immagini… amica mia” disse Mastro Zarek.

“Smettila” disse Hekara. “Così mi metti in imbarazzo. Sto scherzando! Non sono mai in imbarazzo. Fai lo sdolcinato quanto vuoi. È un teatro orribile, ma abbiamo tutti i nostri piaceri peccaminosi, giusto?”

La Regina Vraska disse: “Ti devo delle scuse, Hekara. Non avrei mai dovuto tradire la tua fiducia.”

“È stata una cosa abbastanza brutta da fare. E morire è stato uno schifo. Ma, ehi, ha funzionato tutto. Dopotutto, non puoi risorgere come strega di sangue se prima non muori, giusto?”

Penso che stessi piangendo. Non lo so. E non mi importava. “Ora sei una strega di sangue, quindi?” chiesi io, con riverenza.

Ma Mastro Zarek non poteva sentirmi e parlò sovrastando la mia voce, facendo la sua domanda: “Puoi convincere Rakdos a partecipare all’Operazione Disperata?”

“Ooh, bel titolo” disse Hekara. “Comunque, non faticare. Rappresenterò io il Culto in qualsiasi cosa tu abbia escogitato, compare.”

“No che non lo farai” sbottò Dama Exava. “Il Contaminatore ha esplicitato chiaramente il suo volere.”

“Davvero? Perché a me non ha detto una parola.”

“In quel momento, tu eri morta e quindi rappresentavi un pubblico un po’ disattento.”

“Potrebbe ripetermelo ora.”

“Non ce n’è bisogno” disse Dama Exava. “Lo sto facendo io.”

Ma Dama Hekara ondeggiò il suo dito in direzione di Exava. “Ma tu non sei il Capo. E non il mio capo, comunque. Sei solo una strega di sangue. E dato che ora sono anch’io una strega di sangue, penso che non dovrò più seguire i tuoi ordini. Non mi sei più superiore in grado, Exava. Ora sei più o meno una mia pari.”

“Strega, ti ucciderò di nuovo!” Dama Exava saltò, cercando la gola di Hekara con le sue mani insanguinate.

Hekara fece una ruota per uscire dalla sua traiettoria. La ruota divenne un salto mortale, che divenne una capriola all’indietro. Hekara atterrò sul palco, ed io applaudii!

Una volta ottenuto il terreno più in alto, Hekara materializzò diversi rasoi in entrambe le mani e li lanciò tutti contemporaneamente. “Se sei stata una strega dei rasoi, è difficile perdere l’abitudine!”

                    

Giocoliere di Lame | Art by: Dmitry Burmak


Dama Exava venne colta impreparata. Parò la maggior parte delle lame con un movimento della sua mano, ma più di una penetrarono nella sua pelle. Questo non la rallentò, ma Hekara non era sola in quel combattimento. Mastro Zarek accese il suo Accumulatore e lanciò un fulmine relativamente piccolo che colpì Exava alla schiena. Lei urlò e cadde in ginocchio.

Una segugia infernale reagì, ma Hekara la intercettò, dicendo: “Fermati, Doppialama. Seduta!”

Doppialama si fermò, ma non si sedette. Ringhiava minacciosamente, con la bocca che faceva colare saliva acida, corrodendo il terreno che toccava. Mastro Zarek ricaricò, pronto a friggere la bestia. Hekara lo scacciò con la mano ma non si degnò nemmeno di guardarlo. Continuò a parlare in modo calmo a Doppialama: “Non fare caso a Ral. È a posto. Ed Exava tornerà in modalità diva in men che non si dica. Ora seduta!”

Doppialama si sedette.

Hekara parlò ad alta voce all’ancora assente Rakdos: “Ora vado ad aiutare i miei compari. Non è un problema, vero, Capo?”

Il Contaminatore rimase in silenzio.

“Okay, allora” disse Hekara con una risata. “Andiamo!” Poi iniziò a camminare verso di me. Io allungai le braccia per un abbraccio, od un giro, o qualsiasi cosa che le andasse di fare.

“Vieni qui, pasticcina, e dammi un po’ di dolcezza.”

“Tu sì che sei la mia Rat.”

“Sì che sono la tua Rat.”

Non successe nulla di questo.

Mi sorpassò… senza notarmi.

Io… io ero esterrefatta. Alzai lo sguardo e vidi Teyo e Madama Kaya con la bocca aperta che mi guardavano con compassione. Poi distolsi lo sguardo. Ma l’avevamo capito tutti. Immediatamente. Qualsiasi processo avesse riportato in vita Hekara l’aveva cambiata abbastanza da non renderla più capace di vedermi.

L’ho persa completamente un’altra volta…

Ma che differenza avrebbe fatto? Eravamo riusciti a far riunire al gregge quattro gilde ribelli.

Ne mancano zero. Quattro andate. E con quest’ultima anch’io ero andata.


III.

Suppongo che a un certo punto io abbia per forza ripreso a respirare.

Voglio dire, era viva, giusto? Era quello l’importante. Io l’avevo persa, ma almeno era tornata, capite?

Ci sono cose peggiori di scoprire che qualcuno a cui vuoi bene è ancora nel tuo mondo… anche se tu non sei più nel suo.

Camminai di fianco a lei per tutta la strada fino alla piazza.

Teyo disse: “Vuoi che le dica qualcosa da parte tua?”

Madama Kaya disse: “Smettila di torturarti.”

Io facevo finta di non sentirli. Avevo deciso di crogiolarmi alla presenza di Hekara per un po’.

E ad un certo punto dovevo aver ripreso a respirare.

Una parte di me probabilmente pensava che lei sarebbe riuscita a vedermi ancora.

Diamole tempo…

Ma una parte di me sapeva la verità. Ora era una strega di sangue. Era Dama Hekara. E io rimanevo Rat, un topo insignificante. Lei non mi guardava. Lei non voleva vedere qualcosa come me. Ora era andata troppo in alto per me. In più, le avevano fatto qualcosa per farla tornare. L’avevano cambiata un pochino. Ma andava tutto bene. Continuò a stuzzicare Mastro Zarek e la Regina Vraska per tutto il tragitto fino a destinazione. Quindi non l’avevano cambiata così tanto. E almeno potevo ancora vederla. Quando avevo gli occhi asciutti.

Quindi, sì. Dovevo aver ripreso a respirare ancora una volta.


IV.

Aspettammo man mano che tutti, uno per uno (o a due a due), arrivassero furtivamente tra le rovine della vecchia Ambasciata del Patto delle Gilde, cercando con tutte le nostre forze di riunirci senza attirare l’attenzione dei mostri inquietanti o della Signorina Capelli Corvini. Io sorrisi a Teyo. Riuscivo a capire che era ancora preoccupato per me, quindi cambiai argomento: “Non preoccuparti. Ti spiegherò ciò che sta per succedere al momento opportuno.”

Lui disse: “Penso di avere chiaro il concetto di tutto, ora.”

“Sì, ma non conosci gli altri giocatori.”

Stava iniziando a dire qualcosa, poi si fermò e disse: “Grazie, Araithia. Mi aiuterebbe molto. E mi aspetto che sia… molto interessante.”

“Dillo che adori sentirmi blaterare.”

Lui arrossì. E ciò mi fece arrossire. Così gli diedi un pugno sul braccio.

“Ouch.”

“Non faceva male.”

“Non dovrei essere io a giudicarlo?”

“No, bambinone che non sei altro.”

“Sono comunque più grande di te.”

“Non di molto.”

“No. Non di molto.”

“Ho vinto io.” Mi sentii di baciarlo, che era molto strano. Quindi gli diedi un altro pugno.

“Ouch.”

Tutti si stavano riunendo, quindi iniziai il mio discorso: “L’Operazione Disperata, il piano finale del Mentefiamma, ha bisogno di tutte e dieci le gilde, delle leyline di Ravnica, delle ossa carbonizzate di Niv-Mizzet e di quel coso.”

Stavo indicando un modello in bronzo della testa di un drago, della testa di Mastro Niv-Mizzet ad essere precisi, che stava venendo trasportato dal Chimimago Capo Varryvort, un goblin Izzet. “Viene chiamato Ricettacolo del Mentefiamma e conterrà il suo spirito quando verrà evocato dal luogo in cui risiede attualmente… dando per scontato che tutto funzioni, ovviamente, e dato il nome del piano potrebbe facilmente essere un po’ troppo, sai?”

Capo Varryvort appoggiò il Ricettacolo delicatamente sopra le ossa annerite di Mastro Niv-Mizzet.

“Vedi, il Piano A era stato fornire a Mastro Niv-Mizzet il potere di combattere Bolas. Non funzionò bene, e ne puoi ammirare il risultato finale. Anche il Piano B, ossia il Faro, fallì. Penso che questo sia il Piano C. A meno che non abbia perso il conto.

E laggiù Mastro Zarek si sta consultando con la Signorina Revane. Il Signor Beleren dice che lei è una specie di esperta di leyline. Ha una connessione magica con esse. E quindi Mastro Zarek le sta spiegando costa stanno cercando di fare.”

Mastro Zarek e la Signorina Revane stavano parlando troppo piano perché riuscissimo a sentire cosa si stessero dicendo. Ma quando Mastro Zarek smise di parlare, lo feci anch’io. La Signorina Revane poi iniziò a studiare il problema per… un’infinità di tempo. Rimase completamente immobile per tutto il tempo, facendola assomigliare più ad una statua dipinta piuttosto che ad un essere vivente. Mentre la osservavamo, Capo Varryvort si avvicinò per mettersi di fianco a Teyo, probabilmente per non stare tra i piedi. Non vedendomi, stava per calpestarmi, ma mi limitai a compiere un movimento laterale per spostarmi all’altro fianco di Teyo.

Infine, la Signorina Revane annuì, dicendo: “Si potrebbe fare. Le leyline sono state disturbate dal Ponte Planare, ma senza più il Ponte credo di poterle riparare e aiutarle a riaffermarsi per tutta Ravnica.”

“Bè, perlomeno è promettente” dissi io. “Ora tutto quello che ci rimane da fare è aspettare che si riuniscano gli altri rappresentanti delle gilde.”

Mastro Zarek, Madama Kaya e la Regina Vraska erano già presenti, così come Hekara, ovviamente. Subito dopo arrivò la Signorina Lavinia. Sembra che il Signor Dovin Baan fosse fuggito da Ravnica, e che Madama Lavinia fosse la capogilda effettiva del Senato Azorius.

                   

Lavinia, Rinnegata Azorius | Art by: Steven Belledin


Un’impaziente Hekara stava continuando ad eseguire delle ruote per la sala distrutta, con i campanellini che risuonavano dalle strisce penzolanti del suo nuovo costume. Io sospirai: “È così fantastica!” Poi mi fece una ruota esattamente davanti.

Ma va tutto bene, giusto? Va tutto bene!

Successivamente arrivò Borborygmos insieme ai miei genitori. Ari mi sorrise e mi indicò a Gan Shokta e al ciclope. Entrambi strinsero gli occhi puntati verso lo spazio vicino a Teyo finché non riuscirono a vedermi. Mi fece stare un pochino meglio, e dissi a Teyo: “Anche mia mamma è piuttosto fantastica.”

Milady Emmara Tandris, campionessa del Conclave di Selesnya, arrivò con il mio padrino, Boruvo, che si scambiò alcuni grugniti dall’aria minacciosa con i suoi vecchi compagni di clan Gruul… soprattutto con mia madre, che lo reputava un traditore per aver cambiato gilda. Mi chiesi se fosse quello il motivo per il quale fossi ancora Senza Cancello. Forse perché non ero adatta ai Gruul… ma non volevo rischiare di perderla scegliendo un’altra gilda?

Per Krokt, non posso permettermi di perdere nessun’altro.

E chissà? Magari potrei trovarmi bene con i Gruul. Difficile a dirsi.

Notai che Teyo si stava preparando, pronto a creare uno scudo che evitasse uno scontro. Ma non ci sarebbe stato alcuno scontro. Puntai contro tutti loro uno sguardo severo e dissi: “Non possiamo semplicemente andare tutti d’accordo?”

Tutti e quattro annuirono senza troppa riluttanza.

Poi arrivò la Portavoce Vannifar dell’Alleanza Simic, accompagnata dal Signor Vorel.

Poi Madama Aurelia, capogilda della Legione Boros, arrivò in volo direttamente dalla battaglia.

Solo quando tutti gli altri si furono mostrati il Capogilda Lazav della Casata Dimir rivelò che lui era stato lì per tutto il tempo, proprio di fianco a me e Teyo, mostrando che Capo Varryvort in realtà era solo una sua trasformazione.

“Dannazione, Lazav!” disse Mastro Zarek, con voce dura e minacciosa. “Cosa diavolo hai fatto al vero Varryvort?”

Mastro Lazav “rassicurò” Mastro Zarek parlando molto pigramente: “Il tuo blasonato chimimago capo sta schiacciando un pisolino. Domani mattina starà benissimo… dando per scontato che tutto questo vada a buon fine, e che almeno uno di noi domani mattina starà benissimo.”

Notai che la Signorina Revane non si trovava a suo agio, quindi diedi una gomitata a Teyo. Lui mi fissò, confuso. “Dai una mano all’elfa” sussurrai.

Lui annuì e avanzò, dicendo: “Se avessimo la cortesia di riunirci attorno alla Signorina Revane.”

Madama Kaya si avvicinò, e la Signorina Revane indicò in silenzio dove la capogilda Orzhov sarebbe dovuta posizionarsi. Il procedimento venne ripetuto per Hekara, Mastro Zarek, Madama Lavinia, Mastro Lazav, Madama Aurelia, Borborygmos, la Portavoce Vannifar, la Regina Vraska e Milady Emmara. Ci furono un po’ di (sciocche) lamentele e molta sfiducia tra tutti loro, con Madama Lavinia e la Regina Vraska che per poco non si presero a testate quando la Signorina Revane le posizionò una di fianco all’altra. Ma la Signorina Revane infine decise di parlare, dichiarando: “Fatemi essere chiara: senza un perfetto atto di unità in concerto con ogni singola gilda, questo piano non ha alcuna speranza di riuscire. Dovete lasciarvi alle spalle ogni torto, futile o meno che sia.” L’azione di pronunciare così tante parole di seguito sembrò affaticare visibilmente l’elfa, ma riuscirono nel loro intento. Ben presto, i dieci rappresentanti delle gilde si trovavano in piedi a formare un cerchio lievemente distorto attorno alla Signorina Revane, alle ossa e al Ricettacolo del Mentefiamma. Noi altri pochi spettatori (io, Teyo, il Mastro Lanciere Boruvo, il Signor Vorel, Ari e Gan Shokta) ci trovavamo ammucchiati appena fuori quel cerchio. Mia madre sembrò analizzare Teyo da cima a fondo. Fece una piccola smorfia e mi lanciò uno sguardo interrogativo. A quanto pare, Teyo Verada non aveva passato l’ispezione come amico affidabile per la figlia di Ari Shokta.

Fu piuttosto mortificante, e poi non volevo ferire i sentimenti di Teyo, quindi distolsi lo sguardo, facendo finta di non averla vista.

“Vi trovate sulle antiche leyline del Patto delle Gilde” disse la Signorina Revane, riportando la nostra attenzione alla questione più urgente.

“E questo cos’avrebbe a che fare con le ossa del drago?” chiese Madama Aurelia con un tono decisamente sospettoso.

L’elfa sembrò nuovamente non più a proprio agio, e Mastro Zarek fece un passo in avanti prima di indietreggiare velocemente quando la Signorina Revane lo fulminò con lo sguardo per aver lasciato la sua postazione designata. Lui disse: “Ci troviamo qui per far risorgere il Mentefiamma come nuovo Patto delle Gilde Vivente.”

Apparentemente, quella fu una nuova notizia per circa metà dei capigilda.

Il Signor Vorel gridò: “Cosa?” e Madama Aurelia ringhiò: “Dunque si tratta di questo?” più o meno in contemporanea. Borborygmos ruggì insieme a loro due.

Madama Lavinia borbottò: “Non ci avevamo già provato quando lui era in vita? Cosa ti fa pensare che-”

Hekara disse: “Guarda che non si chiama Operazione Disperata per niente.”

Mastro Zarek alzò la mano e disse: “Abbiamo tentato, e abbiamo fallito. Ma si applicano le stesse condizioni. Jace Beleren ha perso il potere di Patto delle Gilde Vivente. Ci serve quel potere per sconfiggere Nicol Bolas. Se oggi abbiamo successo, Niv-Mizzet risorgerà grazie a quel potere e lo utilizzerà contro l’Antico Drago. Poi il Mentefiamma rinuncerà alla sua posizione di capogilda degli Izzet e, come uno dei parun più antichi, saggi e venerabili di Ravnica, intraprenderà il suo nuovo ruolo di giudice imparziale sia per le dieci gilde che per i Senza Cancello. Gli dei sanno che è difficile che possa fare un lavoro peggiore di quello compiuto da Beleren.”

Madama Lavinia, la Regina Vraska e Milady Emmara si corrucciarono a quell’ultimo commento, ma gli altri si limitarono a riconoscere la verità di ciò che era stato detto e si calmarono un po’.

In punta di piedi, io sussurrai a Teyo: “Sono contenta che abbia considerato anche i Senza Cancello. Si dimenticano sempre di noi quando i pezzi da novanta si riuniscono per parlare degli affari delle gilde.”

Hekara stava praticamente saltellando su e giù, dicendo: “Non ho mai partecipato a un casting per tutte le gilde. Ora sono piuttosto felice del fatto che il Capo non sia voluto venire di persona.”

Madama Aurelia scosse la testa e sbottò: “Al demone non interessa salvare Ravnica, quindi Rakdos invia una delle sue servitrici.”

Io sussurrai ancora: “La Legione Boros non ha mai potuto tollerare Rakdos.”

Hekara fece ondeggiare un dito verso Madama Aurelia. “Non è affatto così. Il Capo non mi ha mandato qui al suo posto. Sono venuta senza il suo permesso.”

La Regina Vraska fece un sorrisetto: “Hekara, se vogliamo essere onesti, sei venuta qui sfidando apertamente il suo volere.”

“Esattamente!”

Questo fece partire un altro giro di lamentele e recriminazioni. Milady Emmara e la Portavoce Vannifar si rivolsero a Mastro Zarek, pretendendo di sapere come si sarebbe potuto aspettare una qualsivoglia forma di successo quando l’eponimo capogilda e parun del Culto non era presente.

Madama Aurelia disse: “Anche solo provarci è praticamente inutile.”

Dopo uno sguardo frustrato da parte di Mastro Zarek, Hekara tentò di fare retromarcia con il suo monociclo verbale rispetto alla sua precedente gioiosa insubordinazione. “Non malinterpretate le mie parole. Il Capo supporta pienamente questo sforzo.”

Madama Aurelia le lanciò un’occhiata. “Ah, adesso lo supporta?”

“Oh, sì. Completamente. Interamente. Probabilmente.”

Mastro Zarek si frappose tra le due (in senso figurato… non aveva intenzione di muoversi dalla sua postazione designata e rischiare un’altra occhiataccia dalla Signorina Revane): “Potremmo comunque provarci. La cerimonia durerà solo…” Lasciò in sospeso la frase con uno sguardo interrogativo verso la Signorina Revane.

“Cinque minuti al massimo” rispose lei. “Dando per scontato che effettivamente funzioni.”

Madama Kaya disse: “Cinque minuti? Il tempo è prezioso, ma per cinque minuti non possiamo non provarci.”

La Signorina Revane scrutò l’intero cerchio. Uno per uno, ciascuno dei dieci annuì in segno di accordo, alcuni con entusiasmo, altri con determinazione, altri ancora con visibile riluttanza. Ma cionondimeno tutti concordarono.

Ben lontana dall’essere entusiasta, determinata o riluttante, un’apparentemente distaccata Signorina Revane disse: “Prendete tutti un bel respiro.”

Teyo inspirò ed espirò profondamente.

Io ridacchiai. “Penso che stesse parlando solo alle persone nel cerchio.”

Lui arrossì tantissimo.

“Oh, guarda” dissi io. “Sei così carino quando sei in imbarazzo.”

Lui arrossì tantissimissimo.

“Esatto, proprio così!”

Mia madre mi guardò ancora con rimprovero. Io la ignorai di nuovo.

Mentre Teyo cercava di ritrovare la sua compostezza, la Signorina Revane iniziò a cantare… troppo a bassa voce perché io potessi sentire. Da dove si trovava lei, oltre alle ossa e al Ricettacolo, delle linee iniziarono ad illuminarsi ai suoi piedi. Linee nere. Linee blu. Linee verdi. Linee rosse. Linee bianche. Poi, improvvisamente, le linee schizzarono in diverse direzioni contemporaneamente, formando dei cerchi concentrici ai piedi dei dieci rappresentanti.

Gli occhi di Teyo si spalancarono, e studiò affascinato tutte quelle linee. Penso che piacessero alla sua mente geometrica, sapete?

Ciò che interessava a lui stava anche iniziando ad interessare a me per qualche ragione, quindi cercai di fare più attenzione. Tutti i rappresentanti avevano due cerchi colorati sotto di loro, e non c’erano due combinazioni uguali. Madama Kaya, per esempio, era circondata da un cerchio bianco e un cerchio nero. Delle linee nere connettevano il suo cerchio nero ad altri cerchi identici sotto la Regina Vraska, Mastro Lazav e Hekara. Il secondo cerchio di Hekara era rosso, che la connetteva a Borborygmos, Madama Aurelia e Mastro Zarek. Il secondo cerchio di quest’ultimo era blu, e lo connetteva a Madama Lavinia, Mastro Lazav e alla Portavoce Vannifar. Il secondo cerchio della Portavoce era verde, e la connetteva a Borborygmos, alla Regina Vraska e a Milady Emmara. Il secondo cerchio di Milady era bianco, e la connetteva alle Madame Lavinia, Aurelia e Kaya. Era anche abbastanza perfetto, pensandoci bene. Comunque, sembrava che a Teyo piacesse molto.

In quel momento, gli undici partecipanti a quella cerimonia (inclusa la Signorina Revane) erano caduti in una specie di trance, che li portò ad avere undici sguardi vuoti. Improvvisamente, una luce dorata fuoriuscì da quei ventuno occhi incoscienti.

È un numero dispari perché, sapete, Borborygmos è un ciclope e ha solamente un occhio.

L’Operazione Disperata era stata attivata. Un portale incolore, come acqua pura, si aprì sopra al Ricettacolo del Mentefiamma, ed un sottile fumo blu e rosso apparve e cadde, come se fosse stato risucchiato dal portale verso il Ricettacolo. Le ossa presero fuoco, delle brillanti fiamme gialle e arancio si alzarono nel cielo e provocarono un lampo di luce abbastanza potente da accecare noi osservatori temporaneamente. Alzammo le mani per proteggerci gli occhi e, continuando a sbatterli, vidi la Signorina Revane avvolta dalle fiamme. Avvolta, sì, ma non stava bruciando: l’elfa non stava urlando, né agitandosi, né infiammandosi. L’incendio si espanse dalle ossa, dal Ricettacolo e dall’elfa per avvolgere i dieci capigilda. E, come la Signorina Revane, non mostrarono alcun segno di essere andati a fuoco. Ancora in trance, non sembrarono nemmeno notarlo.

Sfortunatamente, qualcos’altro lo notò.

Io fui la prima ad individuarlo, indicando in alto e gridando più forte del rombo del fuoco: “Abbiamo compagnia!”

Quando la luce del fuoco aumentò di intensità, aveva attirato l’attenzione di uno degli Dei Eterni. Non mi ricordavo il suo nome, ma aveva una specie di testa a forma di uccello e solamente un braccio. L’inquietante gigante attraversò la piazza con dei passi tremendamente lunghi e ben presto incombette sulle rovine dell’antica ambasciata, scrutando l’Operazione Disperata ancora in corso e tutti noi!

                     

Kefnet, Dio Eterno | Art by: Lius Lasahido


Teyo non dovette nemmeno pensarci, fortunatamente. Mentre l’enorme pugno del mostro stava cadendo in picchiata, Teyo allungò in alto entrambe le mani e manifestò una semisfera di luce che potesse proteggere tutti noi diciassette. Quando il pugno dell’inquietante si scontrò contro di essa, lo scudo resse a malapena… e Teyo venne scosso, tramortito. Cadde in ginocchio e dovetti afferrarlo per impedire che cadesse di faccia.

“Ce l’hai fatta” gli sussurrai. “Continua così.”

Lui annuì passivamente e alzò di nuovo le braccia.

Arrivò un altro colpo. Lo scudo di luce si frantumò all’impatto, ma evitò che il pugno del Dio Inquietante schiacciasse qualcuno di noi. Teyo sbuffò e scosse la testa per riprendersi. Stordito in quel modo, però, non sembrò riuscire ad evocare un nuovo scudo. Il prossimo colpo ci avrebbe schiacciati tutti.

Ma Teyo aveva fatto guadagnare alla Signorina Revane e ai capigilda il tempo necessario. Sotto il suo scudo, il rituale era stato completato. I partecipanti avevano incanalato abbastanza mana da far scorrere attorno e all’interno delle ossa e del Ricettacolo del Mentefiamma. Le fiamme gialle e arancio erano diventate dorate ed innescarono il fumo blu e rosso all’interno del Ricettacolo. Il fumo aveva bruciato brevemente di viola prima che le fiamme dorate sovrastassero tutti gli altri colori. L’incendio sembrò prendere forma e solidificarsi attorno alle ossa del drago, riempiendole, trasformandole da scheletro a creatura vivente.

E poi Mastro Niv-Mizzet rinacque, con le scaglie di oro scintillante, in linea con il bagliore dorato che emanava dagli occhi. Nel suo petto era inciso (o meglio, marchiato a fuoco) un decagono, e delle sfere magiche nere, blu, verdi, rosse e bianche ruotavano attorno a lui, come cinque pianeti che orbitavano attorno a un sole.

Sostenendo ancora il peso di Teyo, dissi: “È diverso.”

Teyo non riusciva a parlare. I suoi occhi guardarono completamente verso l’alto, ed io seguii il suo sguardo appena in tempo per vedere il pugno del Dio Inquietante che sfrecciava verso di noi.

Ma il nuovo e teoricamente migliorato Mentefiamma spiegò le ali e si lanciò verso il mostro. Le ali dorate del drago brillavano di una luce dorata, ed il suo arco verso l’alto tranciò il pugno del Dio Inquietante direttamente dal polso. Atterrò come un macigno tre metri dietro di noi, facendo tremare il terreno ma senza ulteriori danni.

Il mostro dalla testa di ibis sventagliò il suo singolo arto menomato e ricoperto di lazotep verso Mastro Niv-Mizzet, ma il drago evitò facilmente il colpo, dando un singolo colpo d’ali per alzarsi rispetto al suo nemico. Poi il Mentefiamma spalancò le sue fauci. I suoi incisivi superiori e inferiori scivolarono gli uni sugli altri, generando una scintilla, che innescò il soffio del drago. Un interminabile torrente di fiamme avvolse il Dio Eterno, incenerendo ciò che rimaneva della sua carne e fondendo il suo rivestimento di lazotep in una pioggia sciolta che iniziò a cadere a tre metri da noi, sfrigolando contro il terreno ma senza ulteriori danni.

Ari e Gan Shokta festeggiarono. Il Signor Vorel ringhiò con visibile soddisfazione. Il Mastro Lanciere Boruvo grugnì allo stesso modo. Io sorrisi, e suppongo che Teyo stesse cercando di non svenire. Mia madre si inginocchiò di fianco a noi e, mettendo una ruvida mano sulla spalla di Teyo, disse: “Il tuo ragazzo si è comportato bene, Araithia.”

E quello fu il mio momento per arrossire. “Non è il mio ragazzo” dissi io. “È mio amico.”

“Riesce a vederti, e riesce a proteggerti.”

“Non ho bisogno di essere protetta.”

“Tutti abbiamo bisogno di essere protetti qualche volta. Basta che non sia troppo spesso.”

“No, Madre.”

Gli undici stavano iniziando ad uscire dalle rispettive trance. Mastro Zarek scosse la testa per riprendersi e poi guardò in alto… appena in tempo per vedere Mastro Niv-Mizzet cadere.

Il drago si schiantò a tre metri verso la nostra sinistra, facendo tremare il terreno… e infrangendo ogni nostra speranza. Il Mentefiamma giaceva in quel luogo, respirando affannosamente e muovendosi a malapena. Un’ala sembrava piegata sotto il peso del suo corpo con un angolo così disturbante da far distogliere lo sguardo.

Gan Shokta disse: “Tutto qui? Il grande potere del Patto delle Gilde Vivente si è già esaurito dopo aver sistemato un solo Eterno con un braccio solo?”

Mastro Zarek sembrò trasalire, e tutti gli altri si sentivano affranti, arrabbiati o entrambi. Improvvisamente, la convinzione che Mastro Niv-Mizzet avrebbe avuto in qualche modo il potere per sconfiggere Nicol Bolas sembrava sciocca e, beh, disperata.