I.
Uno, uno, due...
Zimone Wola conta i raggruppamenti di bollicine che galleggiano nel suo bicchiere di Kiwano Fizzy Pop. Il Firejolt Café comincia a riempirsi alla notizia che Ellina, la barista del locale, sta offrendo bevande gratis ai maghi per commemorare la fine degli esami di trimestre. Un'infinità di schiamazzi e una nuvola di chiacchiere aleggiano fitte sopra i maghi che cinguettano sugli esami durati una settimana, su quanto difficili o elementari fossero alcune domande e compiti e, cosa più importante, sulla partita di Torre dei Maghi di fine trimestre che si terrà più tardi questa sera.
Zimone smette di contare. Fissa il bordo del bicchiere con
una concentrazione millimetrica, dividendo la bevanda in tre esagoni vorticosi
e sovrapposti. Poi rallenta il movimento degli esagoni finché non si scontrano
tra loro. Nessuno schizzo. Nessuna crepa sul vetro. Il Decano Kianne le darà
sicuramente il massimo dei voti per questo. La ragazza sorride ricordando la
prima lezione del decano a metà trimestre, Introduzione alle Forme e ai
Frattali, e come fosse stata la prima della classe a perfezionare la
modellazione di forme solide a partire dall’acqua. Kianne aveva abbassato la
spessa montatura degli occhiali sulla punta del naso e le aveva detto: "Ti
prego, dimmi che stai prendendo in considerazione l’Accademia di Quandrix per
il prossimo anno."
Tre, cinque... Zimone riprende a contare i raggruppamenti di
bollicine.
"Zimone. Zimone. Zimone!!!"
Al terzo richiamo, Zimone alza lo sguardo e vede i suoi
amici, Amaka e Nnanyielugo, che le fanno cenno con la mano mentre si fanno
largo nel locale attraverso l'uscio affollato. Gli occhi di Zimone si
illuminano mentre li invita ad avvicinarsi.
"Quanti boriosi maghi del secondo anno hai dovuto
combattere per tenerci questi posti?" dice Nnanyielugo stringendo Zimone
in un abbraccio.
"Vi prego, ditemi che non diventeremo boriosi anche noi
il prossimo trimestre, quando i nuovi maghi arriveranno a Strixhaven."
Amaka si accomoda sulla sedia accanto a Zimone e fa cenno a Ellina di mandare
uno dei suoi diavoletti-camerieri a prendere l’ordinazione.
"Oh, saremo decisamente boriosi," dice Zimone
liberandosi dall'abbraccio di Nnanyielugo. "Cosa vi ha trattenuto così a
lungo?"
"Non hai sentito?" sussurra Nnanyielugo, per poi
rivolgersi a voce più alta al diavoletto-cameriere appena arrivato al tavolo:
"Due Kiwano Fizzy Pop, per favore."
"Sentito cosa?" chiede Zimone.
"Certo che non lo sa, perché è scappata via subito dopo
aver consegnato il compito," interviene Amaka.
"Volevo venire qui a bloccare i posti per noi."
Zimone mette il broncio.
"Comunque, tutti e dieci i decani delle cinque
accademie hanno tenuto un’esibizione di magia per noi. Un ultimo sforzo per
spingerci verso la facoltà giusta."
Il diavoletto-cameriere ritorna con le bevande e recita il
mantra "Oggi offre la casa" che Ellina gli ha programmato di
dire.
"Potresti persino aver cambiato idea su
Quandrix..." Amaka si rimangia le ultime parole notando lo sguardo
fulminante di Zimone. Zimone scoppia a ridere e Nnanyielugo si unisce a lei. In
un attimo, i tre amici ridono e parlano ad alta voce tra un sorso e l’altro.
Nnanyielugo, Amaka e Zimone si erano conosciuti una settimana dopo essere
entrati a Strixhaven, al Biblioplex. Stavano studiando per il loro primissimo
compito di telecinesi, ma erano presto finiti in un'accesa discussione su quale
tra gli elementi — fuoco, aria, acqua o terra — fosse il più importante. Il
trio aveva discusso a voce così alta che la bibliotecaria silvantropo, Isabough,
aveva dovuto chiedere loro di andarsene. Ora, con l'anno che volge al termine,
gli amici temono di non riuscire a restare uniti, dato che hanno scelto
accademie diverse: Zimone ha scelto Quandrix, Amaka Prismari e Nnanyielugo
Pennargento.
"Sei tu Zimone Wola?" chiede una voce stridula.
Zimone, Amaka e Nnanyielugo interrompono le loro
chiacchiere.
"Sei tu Zimone Wola?" chiede di nuovo la voce.
Questa volta gli amici hanno la certezza che la voce
provenga dal pavimento del locale. È Wallader l'Eventuale, con la sua borsa di
cuoio bruno piena di pacchi non ancora consegnati.
"Sì, sono Zimone Wola."
Wallader strizza gli occhi verso l'alto per incontrare
quelli di Zimone, come a voler accertare se la ragazza stia dicendo la verità.
Soddisfatto per un motivo qualsiasi che quella ragazza, con le macchie gialle
della bevanda spruzzate intorno alla cravatta, sia davvero Zimone Wola,
Wallader dice: "È arrivato un pacco per te due settimane fa. Nessun nome o
indirizzo del mittente. Leggero. Avvolto in una carta a illusione ottica con
mattoni a spirale. L'avrei consegnato prima, ma, sai come vanno le cose..."
Alla minuscola tartaruga piace intrattenere chiunque
abbia voglia di ascoltarlo su come vanno le cose in ufficio, sul perché alcuni
pacchi finiscano per subire ritardi e su quanto sia faticoso girare in lungo e
in largo per Strixhaven. Senza dubbio il suo lavoro sarebbe più facile ed
efficiente se decidesse di usare la magia o i diavoletti come chiunque altro a
Strixhaven, ma Wallader non lo menziona mai.
"Un pacco misterioso," gli occhi di Nnanyielugo si
spalancano.
"Il tuo compleanno è stato due settimane fa,
Zimone," dice Amaka, dando una gomitata alle mani di Zimone che ora
stringono il bicchiere.
Zimone manda giù l'ultimo sorso della sua bevanda e
digerisce portandosi la mano alla bocca. Sa fin troppo bene chi ha spedito quel
pacco — riceve lo stesso identico pacco, proprio come quello descritto da
Wallader, ormai da sette anni.
"Non dovrebbero farli così alti, gli sgabelli dei
bar," grugnisce Wallader. "Non c'è bisogno di toccare il soffitto
perché una bevanda sia buona." Il suo guscio raschia contro una delle
gambe dello sgabello mentre si sistema per aprire la borsa. "Dovrà
scendere da quello sgabello per firmare e ritirare il pacco, signorina
Zimone."
"Zimone," Amaka picchietta sul tavolo.
"Facciamo in fretta. La partita di Torre dei Maghi sta per iniziare."
"Sì, la gente si sta già riversando in massa verso lo
stadio," aggiunge Nnanyielugo.
"Voi due andate pure avanti senza di me, così potete accaparrarvi i posti in prima fila." Il bar si sta svuotando adesso. Gli occhi di Zimone, carichi di una miscela di aspettativa e timore, seguono Wallader mentre fruga all'interno della borsa alla ricerca del suo pacco.
II.
La prima volta che Zimone ricevette un pacco misterioso da
sua nonna, Nimiroti Wola, aveva sette anni. Era il giorno del suo compleanno. I
suoi genitori, Zihir e Dipo, le avevano organizzato una grande festa e
l'avevano accompagnata nella sua nuova stanza. Aveva sette anni e poteva
finalmente avere una camera tutta per sé! Zihir continuava a piagnucolare
vicino alla porta dicendo che la sua bambina stava crescendo troppo in fretta e
che Zimone non doveva avere paura, perché lui e Dipo erano proprio in fondo al
corridoio; intanto Dipo controllava due volte le serrature della finestra e
ispezionava il letto in cerca di pieghe sulle lenzuola, prima di stringere
finalmente sua figlia e Zihir in un lungo abbraccio. Quando la porta scattò,
chiudendosi, Zimone si tuffò sul letto, lanciò in aria le lenzuola e vi si
avvolse dentro. Era una cosa che aveva sempre desiderato fare: dormire in un
letto sfatto.
Qualcosa grattò contro la finestra. Scoiattoli,
ipotizzò la bambina, mentre strisciava verso la finestra in ginocchio,
dimenticando tutto ciò che Zihir e Dipo le avevano detto sul tenerla chiusa.
Aprì la finestra e vide un pacchetto avvolto in una carta olografica con
mattoni a spirale, in bilico sull'angolo del davanzale. Il vento della notte
stava iniziando a far ribaltare il pacco, così Zimone lo afferrò al volo e
chiuse la finestra. Pensando che fosse uno dei tanti regali che la gente le
aveva portato alla festa, lo scartò. Dentro la scatola foderata di velluto
c'erano otto nastri a strisce verdi e blu e un biglietto:
Buon compleanno Zimone, lascia che questo sia il
nostro piccolo segreto. Nimiroti.
Prima di quella notte, Zimone aveva sentito parlare di
Nimiroti solo a spizzichi e bocconi; frammenti di storie che Zihir e Dipo
sussurravano sul conto della nonna. Nel salotto di casa era appesa una foto
incorniciata di una donna di spalle, con le ciocche brizzolate dei suoi
dreadlock arcuate come un arco. Dipo l'aveva tolta dopo che Zimone aveva
chiesto chi fosse la persona nella foto. Dai frammenti di quelle storie, Zimone
era riuscita a ricostruire che sua nonna era stata una stimata professoressa a
Strixhaven, ma che poi era successo qualcosa: aveva iniziato a dimenticare le
cose, a confondere gli incantesimi, a perdersi nei propri pensieri a metà
lezione, e una volta aveva quasi scagliato un'urna contro il cranio di un mago;
dopodiché aveva lasciato Strixhaven e non era stata mai più vista. Sei anni
dopo quella notte, quando due diavoletti ruffiani le avevano consegnato la
lettera d'ammissione per Strixhaven, Dipo si era opposto alla sua partenza. Ci
erano volute settimane a Zihir per convincerlo che Zimone era matura per la sua
età e sapeva come proteggersi da sola.
L'anno successivo arrivò un altro pacco con lo stesso
biglietto, ma con tredici nastri. Poi diventarono venti nastri l'anno dopo
ancora, poi trentaquattro, cinquantacinque... ora, Zimone fissa i nastri e il
biglietto dentro la scatola foderata di velluto sul suo letto. Il dormitorio è
quasi vuoto; la maggior parte dei maghi è ancora fuori a discutere della
partita di Torre dei Maghi. L'Accademia di Pennargento ha vinto, anche se uno
dei loro giocatori ha ipnotizzato il capitano di Quandrix alle finali. Il Consiglio
degli Arbitri della Torre dei Maghi si è rifiutato di segnalare questa palese
violazione come fallo. Zimone sbuffa aria calda dalla bocca prima di iniziare a
contare i nastri. Ottantanove, centoquarantaquattro, duecentotrentatré...
Si scrocchia le nocche indolenzite quando conta il
trecentosettantasettesimo nastro. Poi prende il biglietto:
Buon compleanno Zimone, sarà difficile farti avere
questi pacchi d'ora in poi, dato che sei a Strixhaven. Con tutti gli occhi che
si aggirano nell'ombra. Quindi, questo sarà l'ultimo. Spero che farai
buon uso di questi nastri. Nimiroti.
Zimone ripiega i nastri e il biglietto scritto a mano nella scatola proprio mentre la porta del dormitorio cigola e gli altri studenti iniziano a entrare in gruppo. Non appena tutti dormiranno, li intreccierà nella treccia che ha ricavato da tutti i suoi precedenti regali di compleanno e che tiene nascosta sotto il cuscino.
III.
Il Decano Imbraham scruta l'insieme di numeri che corrono
lungo innumerevoli percorsi serpentini sulla lavagna. Borbotta tra sé,
asciugandosi la fronte sudata con entrambe le ali. Poi si rivolge di nuovo al
libro che tiene sospeso in aria e fa increspare il vento circostante finché il
volume non si apre su una pagina macchiata di caffè. Il decano spezza il gesso
che ha in mano, lo lancia fuori dalla finestra e poi china il capo. Un mormorio
si diffonde nella classe, ma si placa non appena Imbraham solleva di scatto la
testa.
"La cosa più importante che dovete sapere sulla teoria
è che si tratta solo di sostanza che non abbiamo ancora compreso,"
esordisce il decano. "Lo so, maghi del secondo anno di Quandrix, vi
aspettate di passare il tempo a evocare frattali. Cose reali, giusto?" Fa
un sorrisetto amaro. "E invece siete bloccati qui con me a imparare
teorie. Perché pensate che questa lezione sia necessaria? Qualcuno?"
"Perché la teoria è il mattone fondamentale della
sostanza," risponde una voce minuta, incastrata nel mezzo della classe.
Il Decano Imbraham sussulta. Aveva sentito una risposta
simile da un altro studente, molto tempo fa. "Chi lo ha detto?"
Scansiona la stanza, con le pupille che quasi gli schizzano fuori dagli occhi.
Rassegnato dal fatto che nessuno dei maghi ammetterà la paternità della
risposta, chiude il libro con un colpo secco. "Siamo su questo argomento
da quasi un'ora. La lezione è finita. Ci vediamo la prossima settimana, quando
proveremo e falliremo di nuovo a risolvere la Congettura di Vorzani. Proprio
come facciamo qui a Quandrix da decenni."
I maghi del secondo anno trascinano i piedi, spingendo
tavoli e sedie mentre si precipitano fuori dalla Sala del Toro per la lezione
successiva al Coltivarium: Forme e Frattali Intermedi (Evocazione e
Contro-Evocazione) della Decana Kianne. Imbraham fa un cenno a Zimone, che
sta cercando di sgattaiolare via senza farsi notare. Le ginocchia della ragazza
cedono e le sue mani, che stringono una pila di libri contro il petto, si
serrano ancora di più.
"Decano Imbraham," dice Zimone mentre inizia a
camminare verso di lui.
"Le somigli tantissimo," nota lui, inarcando le
ali.
"A chi?"
"A tua nonna, Nimiroti Wola. Le ho insegnato in questa
stessa classe molti anni fa."
Zimone rilassa le spalle per alleggerire il peso dei libri.
Il Decano Imbraham fa per continuare a parlare, ma si ferma quando l'aria tra
lo studente e il decano si fa tesa. La Decana Kianne, che sfreccia oltre il
corridoio diretta al Coltivarium su una sfera d'aria per la sua lezione, smorza
la tensione e offre a Imbraham un altro argomento di cui parlare.
"Ah, dovresti andare. A Kianne non piace che i maghi
arrivino in ritardo alla sua lezione."
La ragazza annuisce e fa per andarsene, ma si ferma sulla
soglia e si gira verso il Decano Imbraham. "Com'era? Mia nonna,
com'era?"
"La migliore studentessa a cui abbia mai insegnato. E
quando è diventata professoressa, una collega ancora migliore. Tutti le
volevamo bene finché... finché non se n'è andata."
"Grazie."
"Inoltre, non aveva paura di rivendicare le sue
risposte in classe."
I due si scambiano un sorriso d'intesa prima che Zimone
corra fuori dalla Sala del Toro. Arriva al Coltivarium giusto in tempo per
sentire la Decana Kianne che chiede ai maghi di presentarsi. Zimone si
intrufola nel semicerchio dove sono seduti tutti i maghi, con Kianne al centro.
"Zimone Wola, in ritardo il tuo primo giorno,"
dice Kianne. "Ti andrebbe di presentarti alla classe?"
Agitata per l'attenzione improvvisa, Zimone si alza in piedi
per la presentazione.
"Il mio nome è Zimone Wola e io..."
"Il tuo nome è Zimone Wola, o sei Zimone
Wola?" Kianne schiocca le dita. "I giovani maghi faticano sempre a
impersonare ciò che sono. A questo punto, Zimone Wola è più del tuo nome. È ciò
che sei adesso."
Dopo le presentazioni, la decana inizia la lezione con un
riepilogo delle nozioni del primo anno, prima di passare alle complessità
dell'evocazione di forme più articolate dall'acqua: animali, piante e
architetture. Raduna i maghi intorno alla fontana meridionale per la pratica.
"Ricordate, il trucco è plasmare con gli occhi e non con le mani," ripete Kianne come un'eco, mentre guida ogni mago attraverso la sua prima evocazione complessa.
IV.
Le pagine del libro sono macchiate ai bordi di inchiostro
rosso e il testo sta sbiadendo gradualmente; per leggere, deve inclinare alcune
pagine verso la luce del sole. Zimone rimuove la polvere dalla sovraccoperta
strappata, apre La Congettura di Vorzani: Letture Approfondite sulla Teoria
dei Frattali e si accomoda su una sedia. Ricorda lo sguardo che Isabough le
ha rivolto quando ha richiesto il volume; i rami della bibliotecaria si erano
afflosciati e le sue foglie color ruggine si erano ripiegate su se stesse.
Zimone aveva sbirciato nella pergamena dei prestiti mentre i rami di Isabough
si allungavano verso gli scaffali più alti per recuperare il testo. L'ultima
persona ad averlo preso in prestito era stata Nimiroti Wola, quattordici anni
prima.
Apre il suo taccuino sulla pagina in cui ha scarabocchiato in
cima la sigla CV. Il Decano Imbraham ha concluso lo studio sulla
Congettura di Vorzani ed è passato a un altro argomento perché, ancora una
volta, lui e i maghi hanno fallito nel risolverla.
Zimone mormora tra sé le parole scritte sul taccuino:
La Congettura di Vorzani è un antico rituale
magico/matematico riguardante sequenze infinite di forme di mana imprevedibili
(Decano Imbraham).
??? Custodisce la chiave per sbloccare l'essenza stessa
dell'universo; un'infinitezza sconfinata. Mai risolta. Da allora la maggior
parte dei professori di Strixhaven ha smesso di studiarla (solo il Decano
Imbraham la insegna per una settimana ai maghi del secondo anno di Quandrix). A
causa di quanto potrebbe essere potente e disastrosa ???
Un minuto si trascina in un'ora, e un'ora diventa quattro.
Quando la campana di mezzogiorno suona per il pranzo, Zimone ha superato di
gran lunga la metà del libro. Isabough, facendo frusciare le foglie per
ricordare ai maghi di consegnare i libri prima di andare a pranzo, scuote
Zimone da un mondo di equazioni e postulati irrisolti per riportarla al
presente. Chiude il taccuino, pronta per il pranzo, finché il suo occhio non
cattura lo strano lembo di un foglio tra le pagine non ancora lette del libro.
Zimone lo tira a sé. È un biglietto scritto a mano:
Pacchetti di Nastri. Numeri un passo indietro per andare
avanti all'infinito. Libri viventi che ti parlano sul sentiero della luce.
Non c'è dubbio che quella sia la grafia di Nimiroti. Zimone
piega il biglietto in quattro parti precise, lo infila nel taccuino e si
affretta verso Isabough per restituire il volume.
Fuori, sulle scale, va a sbattere contro Amaka e
Nnanyielugo. I tre amici cacciano un urlo di gioia mentre si abbracciano. Si
sono visti a malapena da quando è iniziato il trimestre; è stato un susseguirsi
continuo di lezioni e compiti. Quando finalmente si calmano, iniziano a
chiedersi a vicenda delle loro nuove accademie, se siano tutto ciò che
sognavano, e si lamentano di quanto siano sepolti dalle lezioni mentre si
dirigono verso la Sala da Pranzo.
"Zimone, su cosa stavi facendo ricerche?" chiede
Amaka.
Zimone non risponde. La sua mente è tornata al biglietto nel
taccuino e a cosa Nimiroti potesse intendere con "libri viventi".
"Zimone!" Nnanyielugo le dà una leggera gomitata
per riportarla al presente. "Amaka ti stava chiedendo..."
"Nnanyielugo, non sforzarti. È da qualche parte nella
sua mente da Quandrix a evocare frattali."
Zimone abbozza un sorriso, mascherando le mille e una incertezze che le brulicano dentro.
V.
La donna è seduta davanti alla fontana di spalle, intenta a intrecciare strisce di nastri blu-verdi tra le sue ciocche brizzolate. Zimone corre verso di lei per salvarla, perché l'Aritmodromo sta crollando. Le torri si stanno squarciando nel mezzo e le sculture si stanno riducendo in polvere. Qualcosa continua a spingerla indietro, finché non riesce ad afferrare una delle ciocche brizzolate della donna. Il crollo si ferma. Proprio mentre la donna inclina la testa per rivelare il suo volto, Zimone spalanca gli occhi di colpo. Sospira e si rimette a dormire, inzuppata del suo stesso sudore.
L'ufficio di Kianne è circondato da scaffali contorti e
sovraccarichi di volumi. La professoressa è seduta al tavolo, intenta a
scarabocchiare appunti per la sua prossima lezione, quando Zimone entra. Senza
alzare lo sguardo dalla scrittura, fa cenno a Zimone di sedersi. Kianne riempie
un'altra pagina prima di posare la piuma.
"Zimone. Hai deciso di graziarmi con la tua presenza
oggi. Che fortuna la mia!"
La frecciatina è evidente nel tono della professoressa. È
passata più di una settimana da quando ha detto a Zimone di andare a trovarla
dopo la lezione.
"Io..."
"Lo so. Lezioni. Compiti. Paura."
"Paura?"
"Sì, paura." Kianne si alza e spalanca le tende
della finestra. "Paura che io scopra cosa state combinando tu e il Decano
Imbraham."
"Il Decano Imbraham?"
"Sì, ti sta incoraggiando a proseguire sulla Congettura
di Vorzani, non è vero?"
"No, Decana Kianne. In effetti, il Decano Imbraham è
già passato a un altro argomento nella nostra lezione di Teoria Magica."
"Allora perché due giorni fa hai richiesto La
Congettura di Vorzani: Letture Approfondite sulla Teoria dei Frattali al
Biblioplex?"
Zimone si alza dalla sedia. "Posso essere
congedata?"
"Cosa?"
"Non credo di voler continuare questa conversazione. Il
mio studio personale appartiene alla mia vita e non dovrebbe essere soggetto
allo scrutinio dei docenti."
Kianne si siede di nuovo sulla sedia e osserva la giovane
maga di fronte a lei. Sospira. "Puoi andare, Zimone."
"Grazie." Zimone si stringe la giacca addosso e fa
per andarsene.
"Sai, è la stessa identica cosa che lui ha fatto a tua
nonna... l'ha istigata finché gli Oriq non l'hanno catturata." Kianne si
ferma per valutare il peso delle sue parole su Zimone. "Hai una mente
brillante, Zimone, e un giorno diventerai una maga potente. Ma devi lasciar
perdere l'ignoto. C'è un motivo se nessuno ha mai svelato la Congettura di
Vorzani."
"Ripeto, il Decano Imbraham non c'entra niente con
questo."
Zimone si chiude la porta alle spalle finché non sbatte allo stipite, silenziosamente, come aria immobile.
La luna, questa sera, è timida. Si nasconde dietro le
nuvole, aspettando il momento in cui tutta Strixhaven sarà scivolata nel sonno
prima di mostrarsi. Zimone si guarda intorno per assicurarsi che nessuno la
stia seguendo. Agli studenti non è permesso stare fuori dai dormitori a
quest'ora e potrebbe finire nei guai se qualcuno la vedesse. Le Torce
dell'Illuminazione sono a un tiro di schioppo più avanti. È lì che il libro
dovrebbe parlarle, se il biglietto di Nimiroti è corretto. Zimone si siede sui
gradini sotto la quarta torre e aspetta, facendo girare la treccia di nastri
blu-verdi intorno al proprio corpo. Un gufo urla in lontananza. L'aria della
notte inizia a spiraleggiare intorno ai suoi piedi.
"Zimone Wola, nipote di Nimiroti Wola, cosa ti porta
qui in una notte così buia e inquietante?" La voce proviene da un tomo
impolverato, sorretto da quattro zampe metalliche che si muovono frenetiche.
Zimone si alza in piedi. "Sei tu quello che chiamano il Codice Parlante?"
"Sì," risponde il Codice, flettendosi in un
profondo inchino. "Le somigli tantissimo, a tua nonna. Passavamo così
tanto tempo insieme su questi gradini finché non, beh, sai..."
"Finché non cosa?" chiede Zimone. "Tutti
continuano a insinuare che sia successa qualcosa di terribile a mia nonna, ma
nessuno mi racconta mai la storia completa."
"Aspetta, nessuno ti ha detto cosa è accaduto a
Nimiroti? Nemmeno i Decani Imbraham e Kianne?"
Zimone scuote la testa.
"Nimiroti risolse la Congettura di Vorzani. Quando gli
Oriq lo scoprirono grazie alle loro spie a Strixhaven, la catturarono. Lei
riuscì a tornare a Strixhaven, ma ci accorgemmo che la stimata Professoressa
Nimiroti non era più la stessa. Aveva lanciato un incantesimo di amnesia su se
stessa: se non avesse potuto ricordare la Congettura di Vorzani, non ci sarebbe
stato nulla da rivelare agli Oriq. E poi lasciò Strixhaven, e non tornò mai
più."
Zimone si strofina i palmi delle mani per scaldarsi dal
freddo pungente, riflettendo in silenzio su sua nonna e sul coraggio che aveva
avuto nell'opporsi agli Oriq. Un altro pensiero le balena in mente. E se il
Codice stesse mentendo? E se tutte queste cose — i biglietti misteriosi, i
nastri, i sogni — fossero solo bugie?
Il Codice si gira di scatto all'improvviso, come se stesse
"guardando" qualcos'altro. "La mia saggezza è stata richiesta
altrove. Buonanotte, Zimone."
"Aspetta. Il biglietto di mia nonna mi ha condotta qui.
Non dovresti rivelarmi la Congettura di Vorzani?"
Il Codice ridacchia sghignazzando: "Non c'è più alcuna
rivelazione da fare," e svanisce in una nuvola di nebbia.
Zimone comincia a scendere le scale. Un passo avanti, un
passo indietro. Due passi avanti, un passo indietro. Tre passi avanti, un passo
indietro. Cinque passi avanti, tre passi indietro. Continua così,
concentrandosi sui gradini anche mentre i venti iniziano a vorticare intorno a
lei e un potere simile a un raggio rovente le brucia lungo la colonna vertebrale,
finché un'ombra scura non cala sulle Torce dell'Illuminazione. Zimone scioglie
la treccia di nastri blu-verdi che ha intorno al corpo. La treccia, come se
avesse una mente propria, si tesse in innumerevoli schemi. Alla fine,
l'intreccio si ferma e la treccia scivola tra le mani di Zimone; la fa ruotare
e poi prende la mira verso i soli Karu ed Ezza, avvolti da nuvole viola.
Un fruscio tra le ombre fa sussultare Zimone. Si gira di scatto per controllare, ma inciampa e batte la testa contro una delle torce. Mentre la coscienza svanisce, si chiede con orrore se le stesse spie che avevano sorvegliato sua nonna abbiano trovato anche lei.
VIII.
Scosse roventi si propagano dalla testa di Zimone lungo la colonna vertebrale. Geme e tenta di aprire gli occhi, ma viene investita da un dolore accecante. Si arrende e si lascia scivolare di nuovo nell'oscurità.
"Si sta svegliando, Extus?"
"No, non ancora. Dalle tempo."
"Ma non abbiamo tempo."
"Abbiamo aspettato per quattordici anni, Pita; sono sicuro che possiamo aspettare ancora un po'."
Uno degli uomini nella stanza avvicina una sedia al letto su cui è distesa Zimone. L'altro si appoggia alla parete e si sistema la maschera. La stanza è afosa, nonostante tutte le finestre siano spalancate. L'unica fonte di luce è il fumo viola che vortica fuori dalle maschere dei due uomini.
"Dove mi trovo?" chiede Zimone dopo qualche tempo. Il dolore pulsante si è un po' attenuato. Cerca di tossire, ma le fa male il petto, come se qualcuno vi avesse stipato dentro del tatashe piccante. Extus e Pita scattano in piedi.
"Ciao Zimone," esordisce Extus. "Il mio nome è Extus, e io..."
"So chi sei. La tua reputazione ti precede." Zimone si tira su mettendosi a sedere. "A Strixhaven ci insegnano a non averti in simpatia."
Extus ridacchia sotto i baffi. "Mi dispiace. Il Cacciatore di Maghi che abbiamo mandato ti ha spaventata. Di solito siamo più delicati quando si tratta di accogliere nuove reclute. Ma il punto è che tu possiedi un potere immenso, quindi..."
"Non hai ancora risposto alla mia domanda. Dove mi trovo?" Gli occhi di Zimone individuano la treccia di nastri blu-verdi ammucchiata ai piedi del letto.
"Sei dove hai bisogno di essere. Ti seguiamo da anni. Sappiamo dei pacchi e dei biglietti."
"Li avete mandati voi?"
"No, Nimiroti è sempre un passo avanti a noi. Confeziona i pacchi e i biglietti in modo che solo tu possa riceverli e leggerli."
"È questo il punto? Mi torturerete finché non vi dirò quello che so?"
"No, gli Oriq non torturano le persone per costringerle a unirsi a noi o per fare ciò che vogliamo. Rispettiamo il libero arbitrio di tutti."
"Cosa avete fatto, allora, a mia nonna?"
"Noi non le abbiamo fatto niente. Il peso della Congettura di Vorzani era troppo grande da sopportare per Nimiroti. L'ha spinta nel delirio. Abbiamo cercato di aiutarla ad alleggerire quel fardello, ma lei non ha voluto sentire ragioni." Extus si ferma per riprendere fiato e valutare la reazione di Zimone.
Zimone salta giù dal letto e afferra la treccia di nastri.
"Zimone, calma, non siamo qui per combattere."
Extus e Pita sollevano entrambe le mani in aria.
"Dicci quello che sai," continua Extus. "E noi ti diremo quello che sappiamo, e insieme potremo controllare l'universo. Potremo controllare il tempo e lo spazio."
"Patti con il diavolo," ringhia Zimone, e scaglia la treccia di nastri blu-verdi contro i due uomini, facendoli schiantare contro la parete all'estremità opposta della stanza. "Se possedeste un simile potere, ridurreste Strixhaven in polvere."
"Non sarebbe la cosa migliore?" interviene Pita.
"Strixhaven accumula la magia, la stringe in pugno con palmi incollati. Se
la distruggiamo, allora chiunque, in qualsiasi parte del mondo, potrà praticare
la magia. Immagina un mondo del genere... dove la magia non è lasciata nelle
mani di pochi eletti."
Una violenta raffica di vento scardina la porta dai cardini.
"Allontanatevi da lei!" tuona la voce della Decana
Kianne. Dietro di lei ci sono Nnanyielugo e Amaka.
"Calma, calma," sussurra Extus con tono tiepido e
una postura per nulla minacciosa.
Con la velocità del fulmine, Extus modella una sfera di
fuoco e la scaglia contro Kianne, che la blocca a metà strada. La decana fa
ruotare la sfera infuocata, alimentando le sue braci per renderla ancora più
minacciosa, prima di reindirizzarla contro Extus. Zimone fa volteggiare la
treccia di nastri blu-verdi, intrecciandola nelle minuscole incrinature del
tempo e dello spazio, finché non arresta la sfera di fuoco a un soffio da
Extus. Poi attinge all'acqua delle aloe e delle felci sul davanzale della finestra
per dissipare le fiamme.
"Niente di tutto questo è necessario," dice Zimone
alla Decana Kianne. "Stava proprio per lasciarmi andare."
Gli sguardi di Kianne saettano per la stanza, dagli Oriq a
Nnanyielugo e Amaka, e poi su Zimone. Nota il sorriso beffardo che si dipinge
sugli angoli delle labbra di Extus e poi un'occhiata calcolata tra Zimone e
Pita.
"Certamente," dice il leader degli Oriq. "Anche se confido che ci incontreremo di nuovo, Zimone Wola."
IX.
Nimiroti è seduta vicino alla finestra di spalle, intenta a intrecciare strisce di nastri blu-verdi tra le sue ciocche brizzolate.
"Oggi non è lucida," dice l'assistente del santuario a Zimone. "Nei giorni in cui le cose hanno un senso per lei, non fa altro che parlare di sua nipote, la maga migliore del mondo intero." L'assistente le rivolge un sorriso prima di allontanarsi per aiutare un anziano a sbrogliare il suo gomitolo di lana, così che possa continuare a lavorare all'uncinetto. "Chiamami pure se dovesse aver bisogno di me."
Zimone ricorda l'eccitazione che l'aveva pervasa quando le era arrivato un biglietto da parte di Nimiroti che le diceva di andare a trovarla al Santuario dei Perduti, un rifugio sicuro per coloro che erano rimasti segnati dalla magia. Quel biglietto era stata l'unica cosa ad averle portato un po' di gioia dopo la terribile esperienza con Extus Narr. La Decana Kianne e il Decano Imbraham l'avevano tartassata di domande su cosa fosse accaduto tra lei e il leader degli Oriq; in qualche modo, a Strixhaven si era diffusa la voce che lei fosse una recluta degli Oriq, e i suoi amici Nnanyielugo e Amaka avevano iniziato a evitarla ogni volta che si incrociavano al Biblioplex.
Zimone si avvicina a fatica alla finestra e posa delicatamente una mano sulla spalla di Nimiroti. L'anziana sussulta, poi si gira verso di lei e sorride.
"Ciao," dice Zimone. "Il mio nome è Zimone Wola."
"Chi sei?" domanda la vecchia signora attraverso il suo sorriso sdentato.
"Tua nipote. Vedi, ho dei nastri proprio come i tuoi. Me li hai mandati tu..."
Nimiroti fissa la ragazza seduta accanto a lei, frugando nella tabula rasa della sua memoria attuale. Tenta, ancora una volta, di ricordare dove abbia archiviato quel nome, Zimone, così familiare eppure così estraneo. Nimiroti sospira sconfitta e dice: "Non so chi tu sia, ma so che sei qualcuno che amo."



