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Side Nastri Blu-Verdi 9/10
Strixhaven: Scuola dei Maghi · 2021
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Nastri Blu-Verdi

Il prodigio Zimone ottenne l'ammissione anticipata a Quandrix. Scopre che anche in giovane età non è facile sfuggire al propr

Side Story
looks_one Story #: 9 of 10 tag Global #: 196 of 198 total calendar_today Year: 2021 extension Expansion: Strixhaven: Scuola dei Maghi person Author: Innocent Chizaram Ilo
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I.

Uno, uno, due...

Zimone Wola conta i raggruppamenti di bollicine che galleggiano nel suo bicchiere di Kiwano Fizzy Pop. Il Firejolt Café comincia a riempirsi alla notizia che Ellina, la barista del locale, sta offrendo bevande gratis ai maghi per commemorare la fine degli esami di trimestre. Un'infinità di schiamazzi e una nuvola di chiacchiere aleggiano fitte sopra i maghi che cinguettano sugli esami durati una settimana, su quanto difficili o elementari fossero alcune domande e compiti e, cosa più importante, sulla partita di Torre dei Maghi di fine trimestre che si terrà più tardi questa sera.

Zimone, Quandrix Prodigy
Zimone, Prodigio di Quandrix | Art by: Ryan Pancoast 


Zimone smette di contare. Fissa il bordo del bicchiere con una concentrazione millimetrica, dividendo la bevanda in tre esagoni vorticosi e sovrapposti. Poi rallenta il movimento degli esagoni finché non si scontrano tra loro. Nessuno schizzo. Nessuna crepa sul vetro. Il Decano Kianne le darà sicuramente il massimo dei voti per questo. La ragazza sorride ricordando la prima lezione del decano a metà trimestre, Introduzione alle Forme e ai Frattali, e come fosse stata la prima della classe a perfezionare la modellazione di forme solide a partire dall’acqua. Kianne aveva abbassato la spessa montatura degli occhiali sulla punta del naso e le aveva detto: "Ti prego, dimmi che stai prendendo in considerazione l’Accademia di Quandrix per il prossimo anno."

Tre, cinque... Zimone riprende a contare i raggruppamenti di bollicine.

"Zimone. Zimone. Zimone!!!"

Al terzo richiamo, Zimone alza lo sguardo e vede i suoi amici, Amaka e Nnanyielugo, che le fanno cenno con la mano mentre si fanno largo nel locale attraverso l'uscio affollato. Gli occhi di Zimone si illuminano mentre li invita ad avvicinarsi.

"Quanti boriosi maghi del secondo anno hai dovuto combattere per tenerci questi posti?" dice Nnanyielugo stringendo Zimone in un abbraccio.

"Vi prego, ditemi che non diventeremo boriosi anche noi il prossimo trimestre, quando i nuovi maghi arriveranno a Strixhaven." Amaka si accomoda sulla sedia accanto a Zimone e fa cenno a Ellina di mandare uno dei suoi diavoletti-camerieri a prendere l’ordinazione.

"Oh, saremo decisamente boriosi," dice Zimone liberandosi dall'abbraccio di Nnanyielugo. "Cosa vi ha trattenuto così a lungo?"

"Non hai sentito?" sussurra Nnanyielugo, per poi rivolgersi a voce più alta al diavoletto-cameriere appena arrivato al tavolo: "Due Kiwano Fizzy Pop, per favore."

"Sentito cosa?" chiede Zimone.

"Certo che non lo sa, perché è scappata via subito dopo aver consegnato il compito," interviene Amaka.

"Volevo venire qui a bloccare i posti per noi." Zimone mette il broncio.

"Comunque, tutti e dieci i decani delle cinque accademie hanno tenuto un’esibizione di magia per noi. Un ultimo sforzo per spingerci verso la facoltà giusta."

Il diavoletto-cameriere ritorna con le bevande e recita il mantra "Oggi offre la casa" che Ellina gli ha programmato di dire.

"Potresti persino aver cambiato idea su Quandrix..." Amaka si rimangia le ultime parole notando lo sguardo fulminante di Zimone. Zimone scoppia a ridere e Nnanyielugo si unisce a lei. In un attimo, i tre amici ridono e parlano ad alta voce tra un sorso e l’altro. Nnanyielugo, Amaka e Zimone si erano conosciuti una settimana dopo essere entrati a Strixhaven, al Biblioplex. Stavano studiando per il loro primissimo compito di telecinesi, ma erano presto finiti in un'accesa discussione su quale tra gli elementi — fuoco, aria, acqua o terra — fosse il più importante. Il trio aveva discusso a voce così alta che la bibliotecaria silvantropo, Isabough, aveva dovuto chiedere loro di andarsene. Ora, con l'anno che volge al termine, gli amici temono di non riuscire a restare uniti, dato che hanno scelto accademie diverse: Zimone ha scelto Quandrix, Amaka Prismari e Nnanyielugo Pennargento.

"Sei tu Zimone Wola?" chiede una voce stridula.

Zimone, Amaka e Nnanyielugo interrompono le loro chiacchiere.

"Sei tu Zimone Wola?" chiede di nuovo la voce.

Questa volta gli amici hanno la certezza che la voce provenga dal pavimento del locale. È Wallader l'Eventuale, con la sua borsa di cuoio bruno piena di pacchi non ancora consegnati.

"Sì, sono Zimone Wola."

Wallader strizza gli occhi verso l'alto per incontrare quelli di Zimone, come a voler accertare se la ragazza stia dicendo la verità. Soddisfatto per un motivo qualsiasi che quella ragazza, con le macchie gialle della bevanda spruzzate intorno alla cravatta, sia davvero Zimone Wola, Wallader dice: "È arrivato un pacco per te due settimane fa. Nessun nome o indirizzo del mittente. Leggero. Avvolto in una carta a illusione ottica con mattoni a spirale. L'avrei consegnato prima, ma, sai come vanno le cose..."

Alla minuscola tartaruga piace intrattenere chiunque abbia voglia di ascoltarlo su come vanno le cose in ufficio, sul perché alcuni pacchi finiscano per subire ritardi e su quanto sia faticoso girare in lungo e in largo per Strixhaven. Senza dubbio il suo lavoro sarebbe più facile ed efficiente se decidesse di usare la magia o i diavoletti come chiunque altro a Strixhaven, ma Wallader non lo menziona mai.

"Un pacco misterioso," gli occhi di Nnanyielugo si spalancano.

"Il tuo compleanno è stato due settimane fa, Zimone," dice Amaka, dando una gomitata alle mani di Zimone che ora stringono il bicchiere.

Zimone manda giù l'ultimo sorso della sua bevanda e digerisce portandosi la mano alla bocca. Sa fin troppo bene chi ha spedito quel pacco — riceve lo stesso identico pacco, proprio come quello descritto da Wallader, ormai da sette anni.

"Non dovrebbero farli così alti, gli sgabelli dei bar," grugnisce Wallader. "Non c'è bisogno di toccare il soffitto perché una bevanda sia buona." Il suo guscio raschia contro una delle gambe dello sgabello mentre si sistema per aprire la borsa. "Dovrà scendere da quello sgabello per firmare e ritirare il pacco, signorina Zimone."

"Zimone," Amaka picchietta sul tavolo. "Facciamo in fretta. La partita di Torre dei Maghi sta per iniziare."

"Sì, la gente si sta già riversando in massa verso lo stadio," aggiunge Nnanyielugo.

"Voi due andate pure avanti senza di me, così potete accaparrarvi i posti in prima fila." Il bar si sta svuotando adesso. Gli occhi di Zimone, carichi di una miscela di aspettativa e timore, seguono Wallader mentre fruga all'interno della borsa alla ricerca del suo pacco.


II.

La prima volta che Zimone ricevette un pacco misterioso da sua nonna, Nimiroti Wola, aveva sette anni. Era il giorno del suo compleanno. I suoi genitori, Zihir e Dipo, le avevano organizzato una grande festa e l'avevano accompagnata nella sua nuova stanza. Aveva sette anni e poteva finalmente avere una camera tutta per sé! Zihir continuava a piagnucolare vicino alla porta dicendo che la sua bambina stava crescendo troppo in fretta e che Zimone non doveva avere paura, perché lui e Dipo erano proprio in fondo al corridoio; intanto Dipo controllava due volte le serrature della finestra e ispezionava il letto in cerca di pieghe sulle lenzuola, prima di stringere finalmente sua figlia e Zihir in un lungo abbraccio. Quando la porta scattò, chiudendosi, Zimone si tuffò sul letto, lanciò in aria le lenzuola e vi si avvolse dentro. Era una cosa che aveva sempre desiderato fare: dormire in un letto sfatto.

Qualcosa grattò contro la finestra. Scoiattoli, ipotizzò la bambina, mentre strisciava verso la finestra in ginocchio, dimenticando tutto ciò che Zihir e Dipo le avevano detto sul tenerla chiusa. Aprì la finestra e vide un pacchetto avvolto in una carta olografica con mattoni a spirale, in bilico sull'angolo del davanzale. Il vento della notte stava iniziando a far ribaltare il pacco, così Zimone lo afferrò al volo e chiuse la finestra. Pensando che fosse uno dei tanti regali che la gente le aveva portato alla festa, lo scartò. Dentro la scatola foderata di velluto c'erano otto nastri a strisce verdi e blu e un biglietto:

Buon compleanno Zimone, lascia che questo sia il nostro piccolo segreto. Nimiroti.

Prima di quella notte, Zimone aveva sentito parlare di Nimiroti solo a spizzichi e bocconi; frammenti di storie che Zihir e Dipo sussurravano sul conto della nonna. Nel salotto di casa era appesa una foto incorniciata di una donna di spalle, con le ciocche brizzolate dei suoi dreadlock arcuate come un arco. Dipo l'aveva tolta dopo che Zimone aveva chiesto chi fosse la persona nella foto. Dai frammenti di quelle storie, Zimone era riuscita a ricostruire che sua nonna era stata una stimata professoressa a Strixhaven, ma che poi era successo qualcosa: aveva iniziato a dimenticare le cose, a confondere gli incantesimi, a perdersi nei propri pensieri a metà lezione, e una volta aveva quasi scagliato un'urna contro il cranio di un mago; dopodiché aveva lasciato Strixhaven e non era stata mai più vista. Sei anni dopo quella notte, quando due diavoletti ruffiani le avevano consegnato la lettera d'ammissione per Strixhaven, Dipo si era opposto alla sua partenza. Ci erano volute settimane a Zihir per convincerlo che Zimone era matura per la sua età e sapeva come proteggersi da sola.

L'anno successivo arrivò un altro pacco con lo stesso biglietto, ma con tredici nastri. Poi diventarono venti nastri l'anno dopo ancora, poi trentaquattro, cinquantacinque... ora, Zimone fissa i nastri e il biglietto dentro la scatola foderata di velluto sul suo letto. Il dormitorio è quasi vuoto; la maggior parte dei maghi è ancora fuori a discutere della partita di Torre dei Maghi. L'Accademia di Pennargento ha vinto, anche se uno dei loro giocatori ha ipnotizzato il capitano di Quandrix alle finali. Il Consiglio degli Arbitri della Torre dei Maghi si è rifiutato di segnalare questa palese violazione come fallo. Zimone sbuffa aria calda dalla bocca prima di iniziare a contare i nastri. Ottantanove, centoquarantaquattro, duecentotrentatré...

Si scrocchia le nocche indolenzite quando conta il trecentosettantasettesimo nastro. Poi prende il biglietto:

Buon compleanno Zimone, sarà difficile farti avere questi pacchi d'ora in poi, dato che sei a Strixhaven. Con tutti gli occhi che si aggirano nell'ombra. Quindi, questo sarà l'ultimo. Spero che farai buon uso di questi nastri. Nimiroti.

Zimone ripiega i nastri e il biglietto scritto a mano nella scatola proprio mentre la porta del dormitorio cigola e gli altri studenti iniziano a entrare in gruppo. Non appena tutti dormiranno, li intreccierà nella treccia che ha ricavato da tutti i suoi precedenti regali di compleanno e che tiene nascosta sotto il cuscino.


III.

Il Decano Imbraham scruta l'insieme di numeri che corrono lungo innumerevoli percorsi serpentini sulla lavagna. Borbotta tra sé, asciugandosi la fronte sudata con entrambe le ali. Poi si rivolge di nuovo al libro che tiene sospeso in aria e fa increspare il vento circostante finché il volume non si apre su una pagina macchiata di caffè. Il decano spezza il gesso che ha in mano, lo lancia fuori dalla finestra e poi china il capo. Un mormorio si diffonde nella classe, ma si placa non appena Imbraham solleva di scatto la testa.

"La cosa più importante che dovete sapere sulla teoria è che si tratta solo di sostanza che non abbiamo ancora compreso," esordisce il decano. "Lo so, maghi del secondo anno di Quandrix, vi aspettate di passare il tempo a evocare frattali. Cose reali, giusto?" Fa un sorrisetto amaro. "E invece siete bloccati qui con me a imparare teorie. Perché pensate che questa lezione sia necessaria? Qualcuno?"

"Perché la teoria è il mattone fondamentale della sostanza," risponde una voce minuta, incastrata nel mezzo della classe.

Il Decano Imbraham sussulta. Aveva sentito una risposta simile da un altro studente, molto tempo fa. "Chi lo ha detto?" Scansiona la stanza, con le pupille che quasi gli schizzano fuori dagli occhi. Rassegnato dal fatto che nessuno dei maghi ammetterà la paternità della risposta, chiude il libro con un colpo secco. "Siamo su questo argomento da quasi un'ora. La lezione è finita. Ci vediamo la prossima settimana, quando proveremo e falliremo di nuovo a risolvere la Congettura di Vorzani. Proprio come facciamo qui a Quandrix da decenni."

I maghi del secondo anno trascinano i piedi, spingendo tavoli e sedie mentre si precipitano fuori dalla Sala del Toro per la lezione successiva al Coltivarium: Forme e Frattali Intermedi (Evocazione e Contro-Evocazione) della Decana Kianne. Imbraham fa un cenno a Zimone, che sta cercando di sgattaiolare via senza farsi notare. Le ginocchia della ragazza cedono e le sue mani, che stringono una pila di libri contro il petto, si serrano ancora di più.

"Decano Imbraham," dice Zimone mentre inizia a camminare verso di lui.

"Le somigli tantissimo," nota lui, inarcando le ali.

"A chi?"

"A tua nonna, Nimiroti Wola. Le ho insegnato in questa stessa classe molti anni fa."

Zimone rilassa le spalle per alleggerire il peso dei libri. Il Decano Imbraham fa per continuare a parlare, ma si ferma quando l'aria tra lo studente e il decano si fa tesa. La Decana Kianne, che sfreccia oltre il corridoio diretta al Coltivarium su una sfera d'aria per la sua lezione, smorza la tensione e offre a Imbraham un altro argomento di cui parlare.

"Ah, dovresti andare. A Kianne non piace che i maghi arrivino in ritardo alla sua lezione."

La ragazza annuisce e fa per andarsene, ma si ferma sulla soglia e si gira verso il Decano Imbraham. "Com'era? Mia nonna, com'era?"

"La migliore studentessa a cui abbia mai insegnato. E quando è diventata professoressa, una collega ancora migliore. Tutti le volevamo bene finché... finché non se n'è andata."

"Grazie."

"Inoltre, non aveva paura di rivendicare le sue risposte in classe."

I due si scambiano un sorriso d'intesa prima che Zimone corra fuori dalla Sala del Toro. Arriva al Coltivarium giusto in tempo per sentire la Decana Kianne che chiede ai maghi di presentarsi. Zimone si intrufola nel semicerchio dove sono seduti tutti i maghi, con Kianne al centro.

"Zimone Wola, in ritardo il tuo primo giorno," dice Kianne. "Ti andrebbe di presentarti alla classe?"

Agitata per l'attenzione improvvisa, Zimone si alza in piedi per la presentazione.

"Il mio nome è Zimone Wola e io..."

"Il tuo nome è Zimone Wola, o sei Zimone Wola?" Kianne schiocca le dita. "I giovani maghi faticano sempre a impersonare ciò che sono. A questo punto, Zimone Wola è più del tuo nome. È ciò che sei adesso."

Dopo le presentazioni, la decana inizia la lezione con un riepilogo delle nozioni del primo anno, prima di passare alle complessità dell'evocazione di forme più articolate dall'acqua: animali, piante e architetture. Raduna i maghi intorno alla fontana meridionale per la pratica.

"Ricordate, il trucco è plasmare con gli occhi e non con le mani," ripete Kianne come un'eco, mentre guida ogni mago attraverso la sua prima evocazione complessa.

Basic Conjuration
Evocazione Semplice | Art by: Randy Vargas 

IV.

Le pagine del libro sono macchiate ai bordi di inchiostro rosso e il testo sta sbiadendo gradualmente; per leggere, deve inclinare alcune pagine verso la luce del sole. Zimone rimuove la polvere dalla sovraccoperta strappata, apre La Congettura di Vorzani: Letture Approfondite sulla Teoria dei Frattali e si accomoda su una sedia. Ricorda lo sguardo che Isabough le ha rivolto quando ha richiesto il volume; i rami della bibliotecaria si erano afflosciati e le sue foglie color ruggine si erano ripiegate su se stesse. Zimone aveva sbirciato nella pergamena dei prestiti mentre i rami di Isabough si allungavano verso gli scaffali più alti per recuperare il testo. L'ultima persona ad averlo preso in prestito era stata Nimiroti Wola, quattordici anni prima.

Apre il suo taccuino sulla pagina in cui ha scarabocchiato in cima la sigla CV. Il Decano Imbraham ha concluso lo studio sulla Congettura di Vorzani ed è passato a un altro argomento perché, ancora una volta, lui e i maghi hanno fallito nel risolverla.

Zimone mormora tra sé le parole scritte sul taccuino:

La Congettura di Vorzani è un antico rituale magico/matematico riguardante sequenze infinite di forme di mana imprevedibili (Decano Imbraham).

??? Custodisce la chiave per sbloccare l'essenza stessa dell'universo; un'infinitezza sconfinata. Mai risolta. Da allora la maggior parte dei professori di Strixhaven ha smesso di studiarla (solo il Decano Imbraham la insegna per una settimana ai maghi del secondo anno di Quandrix). A causa di quanto potrebbe essere potente e disastrosa ???

Un minuto si trascina in un'ora, e un'ora diventa quattro. Quando la campana di mezzogiorno suona per il pranzo, Zimone ha superato di gran lunga la metà del libro. Isabough, facendo frusciare le foglie per ricordare ai maghi di consegnare i libri prima di andare a pranzo, scuote Zimone da un mondo di equazioni e postulati irrisolti per riportarla al presente. Chiude il taccuino, pronta per il pranzo, finché il suo occhio non cattura lo strano lembo di un foglio tra le pagine non ancora lette del libro. Zimone lo tira a sé. È un biglietto scritto a mano:

Pacchetti di Nastri. Numeri un passo indietro per andare avanti all'infinito. Libri viventi che ti parlano sul sentiero della luce.

Non c'è dubbio che quella sia la grafia di Nimiroti. Zimone piega il biglietto in quattro parti precise, lo infila nel taccuino e si affretta verso Isabough per restituire il volume.

Fuori, sulle scale, va a sbattere contro Amaka e Nnanyielugo. I tre amici cacciano un urlo di gioia mentre si abbracciano. Si sono visti a malapena da quando è iniziato il trimestre; è stato un susseguirsi continuo di lezioni e compiti. Quando finalmente si calmano, iniziano a chiedersi a vicenda delle loro nuove accademie, se siano tutto ciò che sognavano, e si lamentano di quanto siano sepolti dalle lezioni mentre si dirigono verso la Sala da Pranzo.

"Zimone, su cosa stavi facendo ricerche?" chiede Amaka.

Zimone non risponde. La sua mente è tornata al biglietto nel taccuino e a cosa Nimiroti potesse intendere con "libri viventi".

"Zimone!" Nnanyielugo le dà una leggera gomitata per riportarla al presente. "Amaka ti stava chiedendo..."

"Nnanyielugo, non sforzarti. È da qualche parte nella sua mente da Quandrix a evocare frattali."

Zimone abbozza un sorriso, mascherando le mille e una incertezze che le brulicano dentro.


V.

La donna è seduta davanti alla fontana di spalle, intenta a intrecciare strisce di nastri blu-verdi tra le sue ciocche brizzolate. Zimone corre verso di lei per salvarla, perché l'Aritmodromo sta crollando. Le torri si stanno squarciando nel mezzo e le sculture si stanno riducendo in polvere. Qualcosa continua a spingerla indietro, finché non riesce ad afferrare una delle ciocche brizzolate della donna. Il crollo si ferma. Proprio mentre la donna inclina la testa per rivelare il suo volto, Zimone spalanca gli occhi di colpo. Sospira e si rimette a dormire, inzuppata del suo stesso sudore.


VI. 

L'ufficio di Kianne è circondato da scaffali contorti e sovraccarichi di volumi. La professoressa è seduta al tavolo, intenta a scarabocchiare appunti per la sua prossima lezione, quando Zimone entra. Senza alzare lo sguardo dalla scrittura, fa cenno a Zimone di sedersi. Kianne riempie un'altra pagina prima di posare la piuma.

"Zimone. Hai deciso di graziarmi con la tua presenza oggi. Che fortuna la mia!"

La frecciatina è evidente nel tono della professoressa. È passata più di una settimana da quando ha detto a Zimone di andare a trovarla dopo la lezione.

"Io..."

"Lo so. Lezioni. Compiti. Paura."

"Paura?"

"Sì, paura." Kianne si alza e spalanca le tende della finestra. "Paura che io scopra cosa state combinando tu e il Decano Imbraham."

"Il Decano Imbraham?"

"Sì, ti sta incoraggiando a proseguire sulla Congettura di Vorzani, non è vero?"

"No, Decana Kianne. In effetti, il Decano Imbraham è già passato a un altro argomento nella nostra lezione di Teoria Magica."

"Allora perché due giorni fa hai richiesto La Congettura di Vorzani: Letture Approfondite sulla Teoria dei Frattali al Biblioplex?"

Zimone si alza dalla sedia. "Posso essere congedata?"

"Cosa?"

"Non credo di voler continuare questa conversazione. Il mio studio personale appartiene alla mia vita e non dovrebbe essere soggetto allo scrutinio dei docenti."

Kianne si siede di nuovo sulla sedia e osserva la giovane maga di fronte a lei. Sospira. "Puoi andare, Zimone."

"Grazie." Zimone si stringe la giacca addosso e fa per andarsene.

"Sai, è la stessa identica cosa che lui ha fatto a tua nonna... l'ha istigata finché gli Oriq non l'hanno catturata." Kianne si ferma per valutare il peso delle sue parole su Zimone. "Hai una mente brillante, Zimone, e un giorno diventerai una maga potente. Ma devi lasciar perdere l'ignoto. C'è un motivo se nessuno ha mai svelato la Congettura di Vorzani."

"Ripeto, il Decano Imbraham non c'entra niente con questo."

Zimone si chiude la porta alle spalle finché non sbatte allo stipite, silenziosamente, come aria immobile.


VII. 

La luna, questa sera, è timida. Si nasconde dietro le nuvole, aspettando il momento in cui tutta Strixhaven sarà scivolata nel sonno prima di mostrarsi. Zimone si guarda intorno per assicurarsi che nessuno la stia seguendo. Agli studenti non è permesso stare fuori dai dormitori a quest'ora e potrebbe finire nei guai se qualcuno la vedesse. Le Torce dell'Illuminazione sono a un tiro di schioppo più avanti. È lì che il libro dovrebbe parlarle, se il biglietto di Nimiroti è corretto. Zimone si siede sui gradini sotto la quarta torre e aspetta, facendo girare la treccia di nastri blu-verdi intorno al proprio corpo. Un gufo urla in lontananza. L'aria della notte inizia a spiraleggiare intorno ai suoi piedi.

"Zimone Wola, nipote di Nimiroti Wola, cosa ti porta qui in una notte così buia e inquietante?" La voce proviene da un tomo impolverato, sorretto da quattro zampe metalliche che si muovono frenetiche.

Zimone si alza in piedi. "Sei tu quello che chiamano il Codice Parlante?"

Codie, Vociferous Codex
Codie, il Codice Parlante | Art by: Daniel Ljunggren 


"Sì," risponde il Codice, flettendosi in un profondo inchino. "Le somigli tantissimo, a tua nonna. Passavamo così tanto tempo insieme su questi gradini finché non, beh, sai..."

"Finché non cosa?" chiede Zimone. "Tutti continuano a insinuare che sia successa qualcosa di terribile a mia nonna, ma nessuno mi racconta mai la storia completa."

"Aspetta, nessuno ti ha detto cosa è accaduto a Nimiroti? Nemmeno i Decani Imbraham e Kianne?"

Zimone scuote la testa.

"Nimiroti risolse la Congettura di Vorzani. Quando gli Oriq lo scoprirono grazie alle loro spie a Strixhaven, la catturarono. Lei riuscì a tornare a Strixhaven, ma ci accorgemmo che la stimata Professoressa Nimiroti non era più la stessa. Aveva lanciato un incantesimo di amnesia su se stessa: se non avesse potuto ricordare la Congettura di Vorzani, non ci sarebbe stato nulla da rivelare agli Oriq. E poi lasciò Strixhaven, e non tornò mai più."

Zimone si strofina i palmi delle mani per scaldarsi dal freddo pungente, riflettendo in silenzio su sua nonna e sul coraggio che aveva avuto nell'opporsi agli Oriq. Un altro pensiero le balena in mente. E se il Codice stesse mentendo? E se tutte queste cose — i biglietti misteriosi, i nastri, i sogni — fossero solo bugie?

Il Codice si gira di scatto all'improvviso, come se stesse "guardando" qualcos'altro. "La mia saggezza è stata richiesta altrove. Buonanotte, Zimone."

"Aspetta. Il biglietto di mia nonna mi ha condotta qui. Non dovresti rivelarmi la Congettura di Vorzani?"

Il Codice ridacchia sghignazzando: "Non c'è più alcuna rivelazione da fare," e svanisce in una nuvola di nebbia.

Zimone comincia a scendere le scale. Un passo avanti, un passo indietro. Due passi avanti, un passo indietro. Tre passi avanti, un passo indietro. Cinque passi avanti, tre passi indietro. Continua così, concentrandosi sui gradini anche mentre i venti iniziano a vorticare intorno a lei e un potere simile a un raggio rovente le brucia lungo la colonna vertebrale, finché un'ombra scura non cala sulle Torce dell'Illuminazione. Zimone scioglie la treccia di nastri blu-verdi che ha intorno al corpo. La treccia, come se avesse una mente propria, si tesse in innumerevoli schemi. Alla fine, l'intreccio si ferma e la treccia scivola tra le mani di Zimone; la fa ruotare e poi prende la mira verso i soli Karu ed Ezza, avvolti da nuvole viola.

Un fruscio tra le ombre fa sussultare Zimone. Si gira di scatto per controllare, ma inciampa e batte la testa contro una delle torce. Mentre la coscienza svanisce, si chiede con orrore se le stesse spie che avevano sorvegliato sua nonna abbiano trovato anche lei.


VIII.

Scosse roventi si propagano dalla testa di Zimone lungo la colonna vertebrale. Geme e tenta di aprire gli occhi, ma viene investita da un dolore accecante. Si arrende e si lascia scivolare di nuovo nell'oscurità.

"Si sta svegliando, Extus?"

"No, non ancora. Dalle tempo."

"Ma non abbiamo tempo."

"Abbiamo aspettato per quattordici anni, Pita; sono sicuro che possiamo aspettare ancora un po'."

Uno degli uomini nella stanza avvicina una sedia al letto su cui è distesa Zimone. L'altro si appoggia alla parete e si sistema la maschera. La stanza è afosa, nonostante tutte le finestre siano spalancate. L'unica fonte di luce è il fumo viola che vortica fuori dalle maschere dei due uomini.

"Dove mi trovo?" chiede Zimone dopo qualche tempo. Il dolore pulsante si è un po' attenuato. Cerca di tossire, ma le fa male il petto, come se qualcuno vi avesse stipato dentro del tatashe piccante. Extus e Pita scattano in piedi.

"Ciao Zimone," esordisce Extus. "Il mio nome è Extus, e io..."

"So chi sei. La tua reputazione ti precede." Zimone si tira su mettendosi a sedere. "A Strixhaven ci insegnano a non averti in simpatia."

Extus ridacchia sotto i baffi. "Mi dispiace. Il Cacciatore di Maghi che abbiamo mandato ti ha spaventata. Di solito siamo più delicati quando si tratta di accogliere nuove reclute. Ma il punto è che tu possiedi un potere immenso, quindi..."

"Non hai ancora risposto alla mia domanda. Dove mi trovo?" Gli occhi di Zimone individuano la treccia di nastri blu-verdi ammucchiata ai piedi del letto.

"Sei dove hai bisogno di essere. Ti seguiamo da anni. Sappiamo dei pacchi e dei biglietti."

"Li avete mandati voi?"

"No, Nimiroti è sempre un passo avanti a noi. Confeziona i pacchi e i biglietti in modo che solo tu possa riceverli e leggerli."

"È questo il punto? Mi torturerete finché non vi dirò quello che so?"

"No, gli Oriq non torturano le persone per costringerle a unirsi a noi o per fare ciò che vogliamo. Rispettiamo il libero arbitrio di tutti."

"Cosa avete fatto, allora, a mia nonna?"

"Noi non le abbiamo fatto niente. Il peso della Congettura di Vorzani era troppo grande da sopportare per Nimiroti. L'ha spinta nel delirio. Abbiamo cercato di aiutarla ad alleggerire quel fardello, ma lei non ha voluto sentire ragioni." Extus si ferma per riprendere fiato e valutare la reazione di Zimone.

Zimone salta giù dal letto e afferra la treccia di nastri.

"Zimone, calma, non siamo qui per combattere."

Extus e Pita sollevano entrambe le mani in aria.

"Dicci quello che sai," continua Extus. "E noi ti diremo quello che sappiamo, e insieme potremo controllare l'universo. Potremo controllare il tempo e lo spazio."

"Patti con il diavolo," ringhia Zimone, e scaglia la treccia di nastri blu-verdi contro i due uomini, facendoli schiantare contro la parete all'estremità opposta della stanza. "Se possedeste un simile potere, ridurreste Strixhaven in polvere."

 

Decisive Denial
Negazione Decisiva | Art by: Lorenzo Mastroianni


"Non sarebbe la cosa migliore?" interviene Pita. "Strixhaven accumula la magia, la stringe in pugno con palmi incollati. Se la distruggiamo, allora chiunque, in qualsiasi parte del mondo, potrà praticare la magia. Immagina un mondo del genere... dove la magia non è lasciata nelle mani di pochi eletti."

Una violenta raffica di vento scardina la porta dai cardini.

"Allontanatevi da lei!" tuona la voce della Decana Kianne. Dietro di lei ci sono Nnanyielugo e Amaka.

"Calma, calma," sussurra Extus con tono tiepido e una postura per nulla minacciosa.

Con la velocità del fulmine, Extus modella una sfera di fuoco e la scaglia contro Kianne, che la blocca a metà strada. La decana fa ruotare la sfera infuocata, alimentando le sue braci per renderla ancora più minacciosa, prima di reindirizzarla contro Extus. Zimone fa volteggiare la treccia di nastri blu-verdi, intrecciandola nelle minuscole incrinature del tempo e dello spazio, finché non arresta la sfera di fuoco a un soffio da Extus. Poi attinge all'acqua delle aloe e delle felci sul davanzale della finestra per dissipare le fiamme.

"Niente di tutto questo è necessario," dice Zimone alla Decana Kianne. "Stava proprio per lasciarmi andare."

Gli sguardi di Kianne saettano per la stanza, dagli Oriq a Nnanyielugo e Amaka, e poi su Zimone. Nota il sorriso beffardo che si dipinge sugli angoli delle labbra di Extus e poi un'occhiata calcolata tra Zimone e Pita.

"Certamente," dice il leader degli Oriq. "Anche se confido che ci incontreremo di nuovo, Zimone Wola." 


IX.

Nimiroti è seduta vicino alla finestra di spalle, intenta a intrecciare strisce di nastri blu-verdi tra le sue ciocche brizzolate.

"Oggi non è lucida," dice l'assistente del santuario a Zimone. "Nei giorni in cui le cose hanno un senso per lei, non fa altro che parlare di sua nipote, la maga migliore del mondo intero." L'assistente le rivolge un sorriso prima di allontanarsi per aiutare un anziano a sbrogliare il suo gomitolo di lana, così che possa continuare a lavorare all'uncinetto. "Chiamami pure se dovesse aver bisogno di me."

Zimone ricorda l'eccitazione che l'aveva pervasa quando le era arrivato un biglietto da parte di Nimiroti che le diceva di andare a trovarla al Santuario dei Perduti, un rifugio sicuro per coloro che erano rimasti segnati dalla magia. Quel biglietto era stata l'unica cosa ad averle portato un po' di gioia dopo la terribile esperienza con Extus Narr. La Decana Kianne e il Decano Imbraham l'avevano tartassata di domande su cosa fosse accaduto tra lei e il leader degli Oriq; in qualche modo, a Strixhaven si era diffusa la voce che lei fosse una recluta degli Oriq, e i suoi amici Nnanyielugo e Amaka avevano iniziato a evitarla ogni volta che si incrociavano al Biblioplex.

Zimone si avvicina a fatica alla finestra e posa delicatamente una mano sulla spalla di Nimiroti. L'anziana sussulta, poi si gira verso di lei e sorride.

"Ciao," dice Zimone. "Il mio nome è Zimone Wola."

"Chi sei?" domanda la vecchia signora attraverso il suo sorriso sdentato.

"Tua nipote. Vedi, ho dei nastri proprio come i tuoi. Me li hai mandati tu..."

Nimiroti fissa la ragazza seduta accanto a lei, frugando nella tabula rasa della sua memoria attuale. Tenta, ancora una volta, di ricordare dove abbia archiviato quel nome, Zimone, così familiare eppure così estraneo. Nimiroti sospira sconfitta e dice: "Non so chi tu sia, ma so che sei qualcuno che amo."